Da CdM ok ad allentamento patto di stabilità, 40 miliardi per pagare debiti Pa

Il governo allenta i lacci del Patto di Stabilità per far respirare le imprese. L’Italia aumenterà il debito pubblico di 40 miliardi, 20 miliardi nella seconda metà del 2013 e ulteriori 20 miliardi nel corso del 2014, per ripagare i debiti accumulati dalla pubblica amministrazione nei confronti delle aziende.
“Le misure che il Governo intende adottare – si legge nel documento redatto da Palazzo Chigi, ed emesso al termine del consiglio dei ministri di oggi – sono finalizzate all’immissione di liquidità nel sistema economico e interesseranno le amministrazioni centrali, gli enti del servizio sanitario nazionale. Gli importi previsti corrispondono a circa 20 miliardi nella seconda parte del 2013 e ulteriori 20 miliardi nel corso del 2014”.

Le misure che il governo intende mettere in campo per sbloccare i pagamenti dei debiti della pubblica amministrazione – si legge ancora nella nota – riguarderanno, tra l’altro, i debiti degli enti territoriali (Regioni ed enti locali) attraverso “un allentamento dei vincoli del Patto di stabilità interno per consentire l’utilizzo degli avanzi di amministrazione disponibili”. Le misure prevedono inoltre “l’esclusione del Patto di stabilità delle Regioni dei pagamenti effettuati in favore degli Enti locali sui residui passivi a cui corrispondono residui attivi di Comuni e province” e “l’istituzione di fondi rotativi per assicurare la liquidità agli Enti territoriali (Regioni ed Enti Locali), con obbligo di restituzione in un arco temporale certo e sostenibile”.

In allegato la nota del CdM di oggi.

Elenco Allegati

Filippeschi: “Fiducia in Napolitano. Il Presidente del Consiglio incaricato incontri subito comuni e regioni per Senato delle Autonomie e dimezzamento parlamentari eletti”

“Abbiamo fiducia nelle scelte che farà il presidente della Repubblica. In ogni caso chiediamo che il Presidente del Consiglio incaricato incontri subito i rappresentanti delle regioni e dei comuni. I sindaci, in particolare, devono essere protagonisti in questa fase cruciale. Siamo direttamente interessati alla riforma del bicameralismo paritario, un sistema stantio, inefficace e costoso da superare radicalmente, con il dimezzamento conseguente dei numero dei parlamentari eletti direttamente. Ciò secondo un’esortazione più volte ripetuta e motivata proprio dal presidente Napolitano. Legautonomie, nella battaglia per la camera federale che ha fatto in questi anni, ha elaborato proprie proposte di riforma costituzionale e vorrebbe metterle a disposizione del nuovo Parlamento”.
Così il sindaco di Pisa Marco Filippeschi, presidente nazionale di Legautonomie in vista dell’incarico che sarà conferito dal presidente della Repubblica per la formazione del nuovo governo.
Filippeschi: “Fiducia in Napolitano. Il Presidente del Consiglio incaricato incontri subito comuni e regioni per Senato delle Autonomie e dimezzamento parlamentari eletti”

“Il paese ha bisogno di governo, come dimostra la drammatica denuncia fatta ieri dai sindaci italiani con l’Anci – aggiunge Filippeschi – e vanno fatte riforme radicali nei tempi più brevi previsti dalla Costituzione. In primo luogo quelle delle istituzioni su cui la campagna elettorale non è stata centrata, purtroppo, con i risultati che si sono visti. La riforma del Parlamento è essenziale e il presidente del consiglio incaricato dovrà rivolgersi, allo stesso modo, ai cittadini e ai parlamentari. Di certo i cittadini sono in stragrande maggioranza favorevoli al superamento del sistema esistente”.

“E’ il momento per l’istituzione del Senato delle Autonomie, perché regioni e autonomie territoriali abbiano una rappresentanza nazionale espressa direttamente. La sola riduzione del numero dei parlamentari, senza una differenziazione funzionale e definitiva delle due camere, non darebbe una vera riforma – sottolinea il presidente di Legautonomie – sarebbe una mezza riforma, che sacrificherebbe un obiettivo fondamentale. E le riforme incompiute sono già un’enorme palla al piede dell’Italia, che si paga col discredito della politica. Perché di certo i costi più evidenti del sistema vigente sono quelli dovuti alle lungaggini, alla farraginosità e all’opacità del processo di formazione delle leggi”.