“RAPPORTO ITALIANI NEL MONDO 2013”

3 dicembre 2013 | Pubblicato in: News

Non solo “cervelloni” che vanno a lavorare in centri di ricerca americani, inglesi o tedeschi, ma anche giovani operai e tecnici, che, soprattutto al Sud, non trovano più lavoro e ripercorrono i passi dei loro padri e nonni, contando sul supporto di parenti, amici e conoscenti che si sono stabiliti definitivamente all’estero. E’ la fotografia dei nuovi emigranti che ha scattato, con dati e analisi approfondite, il Rapporto Italiani nel Mondo 2013, curato dalla Fondazione Migrantes della Confrenza Epicopale Italiana e pubblicato per i tipi della Tau editrice. Lo studio è stato presentato stamani a Palazzo Cisterna, sede della Provincia di Torino.

Dopo i saluti istituzionali dell’Arcivescovo di Torino Monsignor Cesare Nosiglia e del Presidente della Provincia di Torino Antonio Saitta, l’introduzione è stata affidata al Direttore dell’Ufficio per la Pastorale dei Migranti dell’Arcidiocesi di Torino, Sergio Durando. Moderatore dell’incontro è stato Franco Chiaramonte, Direttore dell’Agenzia Piemonte Lavoro. Il Rapporto è stato presentato dalla curatrice, Delfina Licata. E’ seguita una relazione sul tema “I figli degli italiani all’estero”, tenuta dalla ricercatrice dell’Università di Torino e del FIERI (Forum Intenazionale ed Europeo di Ricerche sull’Immigrazione) Roberta Ricucci. Le conclusioni sono state affidate a Fredo Olivero, dell’Ufficio per la Pastorale dei Migranti dell’Arcidiocesi di Torino. Nel corso della presentazione è stato proiettato il video “Rapporto Italiani nel Mondo 2013”, realizzato da Marco Matteo Donat-Cattin.

Nel suo intervento di saluto, il Presidente Saitta ha affermato l’esigenza di privilegiare le politiche sociali nella destinazione delle risorse pubbliche, perché l’Italia corre il rischio di veder sparire un’intera generazione di giovani intraprendenti: laureati, diplomati, operai specializzati e artigiani. Il grande investimento formativo sostenuto dalle famiglie e della scuola pubblica rischia di andare perduto o di contribuire allo sviluppo economico e sociale di altri Paesi, mentre l’Italia prosegue il suo declino. Monsignor Nosiglia ha sottolineato che da molte regioni italiane, Piemonte compreso, si torna a partire per i “viaggi della speranza”, che sono in molti casi semplici ritorni in patria da parte degli stranieri immigrati, ma che, sempre più, sono il frutto della ricerca di nuove prospettive da parte di giovani originari della nostra regione. “E’ possibile che un Paese che vanta Università e scuole di formazione di eccellenza lasci partire persone sulla cui formazione ha investito molto? – si è chiesto polemicamente l’Arcivescovo di Torino. – Stiamo impoverendo la nostra Patria per arricchire Paesi che sono già oggi più ricchi di noi. E’ un problema che deve essere assunto con maggiore serietà ed impegno dalle istituzioni” “Il fatto è, – ha sottolineato a sua volta il Presidente Saitta – che nell’attuale situazione della finanza pubblica gli amministratori locali stanno diventando i commissari liquidatori delle politiche sociali. Lo Stato deve tornare ad occuparsi dei giovani e dei più deboli”.