Focus/ La Legge di stabilità

26 novembre 2013 | Pubblicato in: News
Gli interventi di: Marco Filippeschi, Piero Fassino, Eugenio Comencini, Enrico Campedelli, Paolo Perrone, Alessandro Cattaneo.
Non si trovano i soldi. Il Consiglio dei ministri rinvia a martedì prossimo il varo del decreto per cancellare la seconda rata dell’Imu sulla prima casa. Lo slittamento e’ dovuto al nodo relativo alla cancellazione della seconda rata anche sui terreni agricoli, per lo stop della quale mancano 400 milioni, e il Cdm si aggiornera’ a martedi’ prossimo per trovare la soluzione.

Il rapporto in bilico tra Comuni e Governo potrebbe essere sintetizzato così, dal vero nodo sul quale gli enti si giocano, oltre il rischio di una crisi di nervi, il rapporto con i cittadini: quello della tassa sugli immobili. Imu, Tares, Trise, Tasi, Tari, Tuc, al di la’ del cambio di sigle continuo (e del fondo compensativo che per i Comuni dovra’ essere di 2 miliardi e mezzo e non di uno), case e servizi dovranno essere pagati.

Prosegue serrata la discussione degli emendamenti in commissione bilancio del Senato, l’intenzione del governo è chiudere la partita prima di mercoledì, quando si voterà la decadenza di Berlusconi, e oggi il Ministro per i Rapporti con il Parlamento e per il Coordinamento dell’attività di Governo, Dario Franceschini ha fatto sapere che il Governo porrà la Fiducia: “Rispetteremo totalmente il lavoro del Parlamento ponendola sul testo che la Commissione bilancio sta ultimando – ha detto Franceschini – La fiducia è peró necessaria non soltanto per garantire i tempi di approvazione ma anche per verificare politicamente, con chiarezza e senza ambiguità il rapporto fiduciario tra governo e maggioranza parlamentare”.

Filippeschi, presidente nazionale Legautonomie e sindaco di Pisa: Da parte del governo c’è stata un’apertura alle richieste dei Comuni e l’allentamento del Patto di stabilità per un miliardo va in questa direzione, ma siamo ancora lontani dalle richieste che i sindaci stanno portato avanti da mesi. Dobbiamo esercitare una forte pressione, anche dal basso” dice Marco Filippeschi, sindaco di Pisa e presidente di Legautonomie alla Dire. “Si continua a parlare di spending review e di tagli al fondo di solidarietà quando la spesa dei Comuni nel 2012 ammonta solo al 7,6% del totale della spesa della pubblica amministrazione, contro il 29,9% dello Stato. Sul debito della pubblica amministrazione il peso dei Comuni è stato minimo: soltanto il 2,5%. I comuni negli ultimi anni hanno subìto manovre per oltre 16 miliardi di euro e le amministrazioni comunali hanno dovuto fronteggiare tutto questo unitamente alla crisi economica che ha colpito il nostro Paese e messo in ginocchio famiglie e imprese”. Da parte del sistema delle autonomie, sottolinea Filippeschi, “sono stati fatti molti sacrifici e questo significa, ormai, che le comunità sono sacrificate. Dobbiamo parlare chiaro ai cittadini e non subire. Gli investimenti sono al minimo, per gli effetti del patto di stabilità. I pagamenti delle imprese in ritardo obbligato. I comuni hanno compiuto uno sforzo per il risanamento che le amministrazioni centrali dello Stato non hanno fatto. Dunque, pur con la consapevolezza della criticità dei nostri conti pubblici, credo sia arrivato il momento di dire chiaramente se il federalismo fiscale è ancora un obiettivo per il nostro Paese o se vogliamo metterci definitivamente una pietra sopra”. Per Filippeschi, insomma, “elargire piccole boccate d’ossigeno ai Comuni vincolando le politiche di programmazione significa trasformare i Comuni in meri esattori, in bancomat dello Stato. Legautonomie ha chiesto chiaramente, anche nelle audizioni svolte in Parlamento, di ritrovare la strada dell’autonomia finanziaria e organizzativa, di premiare chi dà buone performances e di agevolare l’innovazione radicale delle amministrazioni”.
Taser, Service Tax, Trise adesso Tuc, al di là degli acronimi la nuova tassa riuscirà a garantire ai Comuni le stesse entrate dell’Imu o almeno entrate sufficienti? I comuni hanno chiesto al ministro Saccomanni delle risposte definitive su quando e come verrà erogata la seconda rata Imu e sulla service tax, di cui bisogna rivedere le aliquote, in considerazione del fatto che la situazione di un comune medio-grande è completamente diversa da un piccolo centro, e il margine di azione in mano ai primi cittadini, l’1% sulle seconde case, non sarà sufficiente a coprire il mancato gettito. Ancora una volta il rischio però è che i Comuni appaiano i maggiori responsabili dell’aumento della pressione fiscale. A questo gioco non dobbiamo più soggiacere. Ritengo, inoltre, che sarà fondamentale procedere parallelamente con una riforma del catasto per una riforma del sistema immobiliare, che consentirà prelievi maggiormente equi e sostenibili per i cittadini. Certamente la service tax rappresenterà un’occasione per riprendere la strada interrotta del federalismo fiscale, a patto però che la tassa rientri nella piena disponibilità delle amministrazioni comunali che, dal canto loro, la gestiranno con la necessaria flessibilità e autonomia”.
Per quanto previsto dalla legge stabilità in tema di aziende speciali e spa pubbliche, per Filippeschi “quello che va salvaguardato è il servizio pubblico, la sua accessibilità e universalità, che è cosa diversa dalla mano che lo gestisce, pubblica o privata che sia. Il sistema pubblico deve acquisire una maggiore capacità di regolazione e di indirizzo attraverso buoni contratti e carte dei servizi e salvaguardare per questa strada i diritti dei cittadini e dei lavoratori. Quella della legge di stabilità è una norma giusta che nella sua genericità rischia però di restare sostanzialmente inapplicata”. Proprio per questo, insiste il presidente di Legautonomie “bisogna poter distinguere. Ad esempio, nel settore dei trasporti ci sono stati drastici tagli al fondo nazionale e questo è impensabile che possa ricadere sulle autonomie locali e le Regioni. Certo è che le aziende devono essere ben amministrate e sottratte all’influenza diretta della politica, che, come ci dice il caso di Atac, può provocare veri disastri”. In particolare, chiude Filippeschi “l’articolo 15 della legge di stabilità sembra dettato in tal senso da buone intenzioni. Molte aziende municipalizzate hanno pesanti problemi di bilancio, sono in rosso per centinaia di milioni, e le ultime vicende di cronaca legate alla crisi del trasporto pubblico sfociate in scioperi e proteste di piazza mostrano in pieno la complessità della situazione, fatta in primo luogo da migliaia di lavoratori che difendono il posto di lavoro e normali stipendi. Innovare e dare una vera gestione aziendale-industriale, là dove non c’è, è oggi interesse primario dei lavoratori, di tutte le aziende, non solo di quelle del settore dei trasporti”.

Fassino, presidente Anci e sindaco di Torino: “Pensiamo ad una citta’ come Roma o come Napoli, con quelle norme chiuderebbe domani mattina perche’ tutte le sue societa’ sono in passivo”. Cosi’ il presidente dell’Anci e sindaco di Torino, Piero Fassino, commentando l’articolo 15 della legge di stabilita’, in un’intervista alla Dire.
Presidente Fassino questa legge di stabilita’ consenta effettivamente una ripresa dell’attivita’ di programmazione degli investimenti da parte dei Comuni?
“Nella legge di stabilita’ e’ previsto l’allentamento del patto di stabilita’ per un miliardo. Questo significa che ci sara’ un miliardo che i Comuni potranno usare per gli investimenti e questo e’ certamente utile. Noi, su questo, abbiamo chiesto che non ci siano vincoli di destinazione perche’ ogni Comune ha diverse priorita’ e inoltre abbiamo chiesto che sia allentato ulteriormente per i comuni piccoli, e cioe’ quelli tra mille e cinquemila abitanti. Diciamo che se saranno accolte queste nostre richieste, cio’ potra’ consentire una ripresa degli investimenti che potranno essere favoriti anche da un’altra misura che l’Anci ha chiesto: la rimozione dei tetti previsti per l’accensione di mutui da parte dei Comuni. Stiamo parlando di tetti troppo rigidi, che non consentono praticamente a nessuna citta’ medio-grande oggi di accendere mutui. Sono due scelte che, se ottenute, vanno nella direzione di favorire la ripresa degli investimenti”.
Taser, Service Tax, Trise adesso Tuc, al di la’ degli acronimi la nuova tassa riuscirà a garantire ai Comuni le stesse entrate dell’Imu o almeno entrate sufficienti?
“Noi abbiamo detto con chiarezza che la service tax deve essere congegnata in modo tale da garantire ai comuni gli stessi introiti avuti con l’Imu e con la Tares. La service tax, cosi’ com’e’ congegnata, oggi non garantisce questo esito perche’ prevede che sulle prime case l’aliquota massima sia di 2,5 per mille mentre per le seconde l’attuale aliquota di 10,6 puo’ essere incrementata dell’uno per mille. Siccome la gran parte delle citta’ medie e grandi sulla prima casa avevano applicato un’aliquota del 5, passare da questa al 2,5 capisce che non puo’ essere compensata dal fatto che sulla seconda casa i Comuni possano aumentarla di uno. C’e’ un delta negativo tra il prima e il dopo e non solo, ricordiamoci che l’attuale legge di stabilita’ non prevede le detrazioni per le fasce deboli. Se si vuole garantire la copertura, occorrera’ quindi che il fondo compensativo, che e’ previsto in un miliardo, sia piu’ alto serve un fondo di almeno due miliardi e mezzo”.
La legge di stabilita’ sottomette al pareggio di bilancio e alla riduzione dei costi anche le aziende speciali e le spa pubbliche che hanno ricevuto l’affidamento diretto di un servizio pubblico. Pensa sia fattibile?
“L’articolo 15, che inserisce questa norma, e’ condivisibile nell’obiettivo ma del tutto inaccettabile nel testo. Perche’ l’obiettivo di favorire un riequilibrio finanziario nelle societa’ partecipate in modo tale che non ci siano societa’ perennemente in passivo e’ chiaramente condivisibile, le misure proposte pero’ sono impraticabili. Sono, da un punto di vista finanziario, assolutamente insostenibili da gran parte dei Comuni. Pensiamo ad una citta’ come Roma o come Napoli, con quelle norme chiuderebbe domani mattina perche’ tutte le sue societa’ sono in passivo. Se cioe’ un Comune deve immediatamente accantonare cospicui fondi per riequilibrare le partecipate, come dice il testo, ne’ Napoli ne’ Roma sarebbero in grado di farlo e cosi’ tante altre citta’. E poi, anche da un punto di vista giuridico e normativo, l’articolo 15 non e’ praticabile perche’ la vita delle societa’ partecipate e’ regolata da regole del codice civile e dal diritto societario, e in questo testo ci sono norme che violano e cozzano con i codici che ho appena citato. Questa e’ la ragione per la quale noi chiediamo una completa riscrittura dell’articolo 15”.

Eugenio Cominicini, Presidente Legautonomie Lombardia e sindaco di Cernusco sul Naviglio
“Siamo alle solite. Noi Comuni rappresentiamo il 7,6% della spesa dello Stato eppure ci vengono chiesti sacrifici ben superiori”. Inizia da qui lo sfogo di Eugenio Comincini, sindaco di Cernusco sul Naviglio, per il quale nella legge di stabilità “da quello che ho potuto vedere le richieste dei sindaci, che da tempo portiamo avanti con le nostre associazioni di rappresentanza, non mi sembrano proprio attuate”. Per questo “assolutamente non penso” che ci possa essere una ripresa della programmazione da parte dei Comuni.
Da parte del Governo, spiega l’amministratore lombardo all’agenzia Dire, “mi pare ci sia sempre il tentativo di prendere tempo, evitando di fare certe scelte. In più ho letto che nella nuova spending review che riguarda gli enti locali sono previsti ulteriori tagli sui trasferimenti del fondo di solidarietà”. Avanti di questo passo “non so fino a quando potremo reggere”. Per Comincini, poi, bisogna dire “basta a questi termini inglesi che fanno ‘figo’: non è revisione della spesa, non è lotta allo spreco. E’ solo un taglio”.
Sui possibili introiti derivanti dalle nuove tasse, “impossibile fare previsioni. Non ci è dato sapere quanto ci resterà e se riuciremo a coprire lo stesso gettito garantito dall’Imu. E tutto è reso più difficile dal frequente cambio di norme addiritura mentre queste sono ancora in gestazione. Siamo oltre la metà di novembre e nei Comuni ancora non sappiamo se a darci quanto abbiamo iscritto a bilancio per l’Imu sarà lo Stato oppure i cittadini o, ancora, se quella quota costituirà un buco”.
Non si può parlare di programmazione delle attività e degli investimenti comunali, spiega infine Comincini. “Noi monitoriamo continuamente le opere da realizzare e ovviamente diamo delle priorità, non potendo intervenire su tutto, in funzione della ‘finestra’ che ci viene lasciata aperta”. Il risultato è che “siamo costretti a rinunciare a un’opera piuttosto che a un’altra”.

Guido Castelli, sindaco di Ascoli Piceno: “Nelle versioni piu’ recenti, colte nei corridoi dei palazzi romani, c’e’ addirittura chi sostiene delle linee che porterebbero i Comuni al default”. Cosi’ il sindaco di Ascoli Piceno, Guido Castelli, in una chiacchierata con la Dire a proposito di legge di stabilita’ e di riequilibrio delle societa’ partecipate.
Castelli spiega: “Sia chiaro, noi siamo disposti a correggere le municipalizzate che sono in perdita, il concetto e’ giusto. Ma ci sono alcune versioni che rimbalzano da Roma, secondo le quali dovremmo istituire un fondo dove accantonare soldi, per le perdite di tutte le societa’ anche quelle non controllate direttamente dal comune, dove magari deteniamo solo il 5 percento dell’azienda. Si tratta di una norma che bloccherebbe tutto”.
Allo stato, nelle parole del sindaco di Ascoli “ci sono molte incertezze che impediscono ai sindaci di dire si’,la legge di stabvilita’ ci permette finalmente di tornare ad investire! Diciamo che all’interno della norma ci sono molti fattori positivi, come l’allentamento del patto di stabilita’ la frenata sui tagli, ma….” rimane l’incognita Imu o Trise o forse dovremmo dire Tuc? “Ecco- continua Castelli- si torna sempre li’. Diciamo che e’ necessario uno sforzo ulteriore, bisogna che il governo metta a disposizione almeno un miliardo in piu’ di copertura. Sia che si parli di Tuc o di Trise, con la nuova aliquota e stando ai conti non ci sono le condizioni per avere lo stesso gettito che avrebbe dato l’Imu”

Paolo Perrone, sindaco di Lecce: “Un messaggio di apertura dopo anni in cui i vari Governi limitavano i Comuni e li giudicavano solo dei terminali di spesa”. Via libera da parte di Paolo Perrone, sindaco di Lecce, alle norme della legge di stabilità che riguardano i Comuni. In particolare il riferimento è al miliardo di euro da assegnare integralmente per le spese di investimento a previsione triennale: “Ovviamente- spiega all’agenzia Dire- chiediamo che questa cifra venga destinata solo al comparto dei Comuni e non venga divisa con tutti gli enti locali”.
A questo primo passo, però, bisogna aggiungere “la necessità per i cittadini di avere certezze nella tassazione, che si sappia quale sarà il livello previsto e che venga rispettato”. In sostanza, Perrone sintetizza in tre punti le richieste degli amministratori: “Prima di tutto chiediamo che nel 2014 non ci siano più tasse del 2013. Poi è indispensabile un’equa distribuzione del carico fiscale, infine vogliamo la certezza delle risorse in tempo per approvare il bilancio entro il 30 novembre”. Ma la precisazione è d’obbligo: “Queste richieste non sono per le nostre esigenze, bensì per quelle dei cittadini e per dare loro delle risposte. A questo proposito voglio solo fornire un dato: dal 2010 a oggi a Lecce abbiamo subito tagli per 27 milioni di euro su un bilancio di 100. E’ un’enormità”.
Per quanto riguarda la nuova tassa (prima Taser, Service Tax, Trise, adesso Tuc), si riuscirà a coprire le stesse entrate dell’Imu? “La certezza non c’è, dipenderà dalle aliquote. Se un Comune ne aveva deliberata una ordinaria, probabilmente sì. Al contrario, con una aliquota più alta del livello standard (e sono tantissimi ad averla applicata), ci saranno delle difficoltà”.
Infine la questione delle aziende partecipate. “Purtroppo va detto- spiega Perrone- Sono state un cancro e un appesantimento, per questo si rende necessario il loro riequilibrio finanziario. Ma sarebbe giusto trovare una formula che imponga il rigore e ristabilisca un ‘ordine’, garantendo però al tempo stesso il mantenimento dei livelli occupazionali. Si tratta di un’operazione molto complessa, e finora le norme applicate non hanno rispettato questa esigenza”.

Alessandro Cattaneo, sindaco di Pavia
“E’ una manovra finanziaria che rappresenta un giro di boa”. Questo il giudizio complessivo di Alessandro Cattaneo, sindaco di Pavia, sulle norme della legge di stabilità che riguardano i Comuni. Un provvedimento, spiega parlando all’agenzia di stampa Dire, “che va in controtendenza rispetto alla politica sugli enti locali degli ultimi dieci anni”. I motivi di questo cambio di passo sono tre. “Il primo grande successo riguarda la possibilità di avere un vero e proprio ‘polmone’, costituito dal contributo di un miliardo di euro per allentare il patto di stabilità. Quindi il fatto che per la prima volta dopo cinque anni non sono previsti tagli, e finalmente l’inizio di un percorso con metodologie che tengano conto del virtuosismo delle amministrazioni”.
Per Cattaneo, però, un punto su cui bisogna insistere nella discussione del testo è quello del federalismo fiscale: “Il Governo dovrebbe avere più coraggio e spingere per risolvere dei nodi aperti, perché siamo ancora a metà del guado”. Capitolo municipalizzate, con l’articolo 15 che prevede il riequilibrio finanziario. “Da liberale convinto sono dell’idea che le partecipate debbano andare verso una stagione di confronto con il libero mercato, senza esitazione e tentennamenti. Non nego che le partecipate sono state dei luoghi di inefficienza è spesso guidate da logiche politiche invece che industriali. Ovviamente- conclude- non è un discorso che vale per tutti, ma io sono senza dubbio a favore di un riequilibrio”.

Enrico Campedelli, sindaco di Carpi – “Bisognera’ attendere il risultato finale, per dare un commento specifico. Diciamo che, rispetto alle premesse, questa legge ci mette ancora una volta in difficolta’”. Cosi’ Enrico Campedelli, sindaco di Carpi, dice la sua sulla legge di stabilita’ interpellato dalla Dire.
“Fino a quando i Comuni verranno concepiti come una fonte di spesa e non di ripresa- sottolinea-, qui cambiera’ poco. E in peggio”.
E a proposito di cambiamenti, per Campedelli non si puo’ non pensare all’Imu, ora Trise o forse Tuc: “Sono cambiate parecchie cose dai tempi dell’Ici e sempre a scapito degli amministratori locali. In generale si fa fatica a capire la ratio di tutti questi cambi di sigle e il cambio di nomi, per adesso, contribuisce a creare caos nelle amministrazioni”.
La legge di stabilita’ tocca poi un vero e proprio ‘nervo scoperto’ delle amministrazioni e cioe’ le municipalizzate. Dopo gli scandali del trasporto pubblico romano e lo sciopero di quello di Genova, per il sindaco di Carpi e’ chiaro che un problema c’e’: “In Italia non esiste un’azienda di trasporti che non sia in rosso o che non prenda finanziamenti pubblici. La situazione andrebbe e va risolta, ma e’ impossibile farlo nel modo in cui chiede di farlo la legge di stabilita’ e cioe’ chiedendo ai Comuni di accatastare un fondo per le municipalizzate in questo momento”.