Comitato riforme costituzionali: emendamenti e audizioni in Senato

3 luglio 2013 | Pubblicato in: News
Presso la Commissione affari costituzionali del Senato si sono svolte alcune audizioni informali sul disegno di legge costituzionale per l’istituzione di un Comitato parlamentare per le riforme costituzionali. Sono stati ascoltati il Prof. Alessandro Pace (Presidente Associazione salviamo la Costituzione: aggiornarla non demolirla) e il Prof. Francesco Saverio Marini (ordinario di diritto costituzionale). La Commissione ha poi affrontato gli emendamenti e gli ordini del giorno presentati al testo base.
Nel frattempo, l’Assemblea ha inserito il ddlc nel calendario della settimana dal 9 al 12 luglio. Il termine per presentare gli emendamenti in Aula scade l’8 luglio.
Comitato riforme costituzionali: emendamenti e audizioni in Senato

Al Comitato è attribuito il compito di esaminare in sede referente i progetti di revisione costituzionale dei titoli I, II, III, e V della seconda parte della Costituzione, concernenti la forma di Stato, la forma di Governo e il bicameralismo, nonché i connessi progetti di legge ordinaria in materia elettorale. Per quanto riguarda l’esame in Assemblea, tra le novità di maggior rilievo, l’applicazione, per la presentazione di emendamenti e subemendamenti, delle norme valevoli per i ddl collegati alla manovra finanziaria. Non è previsto invece il divieto di presentazione di questioni pregiudiziali e sospensive. Per tutte le votazioni è prescritto il voto palese.

L’intervallo tra le due successive deliberazioni sul progetto di legge costituzionale da parte della stessa Camera è ridotto a un mese. Il referendum popolare potrà essere richiesto anche qualora le leggi costituzionali fossero approvate con la maggioranza dei due terzi.

Il Comitato

E’ composto da venti senatori e venti deputati nominati dai presidente delle Camere e scelti tra i membri delle commissioni permanenti per gli Affari Costituzionali rispettivamente del Senato e della Camera. Ne faranno parte di diritto i presidenti delle predette Commissioni. La nomina dei componenti del Comitato avverrà su designazione dei Gruppi parlamentari delle due Camere seguendo i seguenti criteri:

a) in base alla consistenza numerica dei Gruppi;

b) in base al numero di voti conseguiti dalle liste e dalle coalizioni di liste ad essi riconducibili;

c) assicurando almeno un rappresentante per ogni Gruppo e un rappresentante delle minoranze linguistiche.

Le competenze

Il Comitato dovrà esaminare i progetti di revisione dei Titoli I, II, III e V della parte Seconda della Costituzione che riguardano le materie della forma di Stato, della forma di Governo e del bicameralismo. Saranno i presidenti di Senato e Camera ad assegnare al Comitato i disegni e le proposte di legge perché vengano esaminati in sede referente.

Una volta completato l’esame della proposta di legge, il Comitato trasmetterà ai Presidenti delle Camere i progetti di legge costituzionale, corredati di relazioni illustrative e di eventuali relazioni di minoranza. Per la votazione dei testi nelle assemblee si osserveranno le norme dei rispettivi regolamenti.

I lavori parlamentari sulle riforme costituzionali sono organizzati in un periodo massimo di 18 mesi: l’approvazione da parte del Parlamento del presente disegno di legge può essere prevista per fine ottobre 2013, quando la Commissione degli esperti avrà già terminato di lavorare e fornito le proprie conclusioni al governo. Il comitato parlamentare lavorerà fino alla fine di febbraio 2014. Per la fine di maggio è possibile prevedere la prima lettura di una Camera; per gli inizi di settembre la prima lettura dell’altra Camera. Per la fine di ottobre 2014 la seconda deliberazione e l’approvazione finale della riforma, salvo l’eventuale svolgimento del referendum confermativo che il governo ritiene comunque opportuno che venga svolto.

La legge o e leggi costituzionali approvate saranno sottoposte a referendum solo se, entro tre mesi dalla loro pubblicazione, ne faranno richiesta un quinto dei membri di una Camera o 500 mila elettori o Cinque consigli regionali, anche qualora siano state approvate nella seconda votazione a maggioranza dei due terzi dei componenti di ciascuna Camera.

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