Filippeschi: “Bene Prodi. Indispensabile una riforma di sistema per una nuova repubblica. I sindaci siano integrati nel percorso di elaborazione delle riforme”

5 giugno 2013 | Pubblicato in: News
“Sulle riforme della legge elettorale e della Costituzione sono d’accordo con Romano Prodi. E credo che con me lo siano la stragrande maggioranza dei sindaci e dei cittadini, se si spiega di che si tratta. Dobbiamo dire parole chiare. Io penso che sia indispensabile una riforma di sistema per creare una Nuova Repubblica, prima che sia troppo tardi. Il doppio turno con i collegi è efficace, dà al contempo stabilità e possibilità di scelta agli elettori, obbligando i partiti a scegliere candidati validi e legati ai territori. E il sistema alla francese è un buon sistema, non dobbiamo averne paura. C’è invece da avere paura di rimanere nella palude dove siamo sprofondati. Il governo si è formato per la crisi estrema della politica e per un’esigenza di cambiamento radicale, nessuno deve dimenticarlo. Enrico Letta l’ha ricordato e riconosciuto”.
Così il sindaco di Pisa Marco Filippeschi, presidente nazionale di Legautonomie e coordinatore nazionale dei Consigli delle Autonomie Locali, sindaco rieletto al primo turno nelle ultime elezioni comunali, interviene nel dibattito sulle riforme istituzionali.
Filippeschi: “Bene Prodi. Indispensabile una riforma di sistema per una nuova repubblica. I sindaci siano integrati nel percorso di elaborazione delle riforme”

“E’ anche indispensabile superare il bicameralismo – aggiunge Filippeschi – istituire ilSenato delle Autonomie, fatto di rappresentanti delle regioni e dei comuni, quale camera del federalismo. Le buone riforme non scadono come lo yogurt per i ritardi storici accumulati dalla politica. Più passa il tempo più sono necessarie”.

“I sindaci chiedono di essere consultati e integrati, con pari dignità rispetto ad ogni altro «esperto», nei percorsi e nei luoghi di elaborazione delle riforme istituzionali – sottolinea Filippeschi – perché questo coinvolgimento legittimerà il lavoro che spetta di fare al parlamento e perché proprio la Costituzione, all’articolo 114, ha già superato una gerarchia che non ha più senso d’essere”.