FOCUS/ Sindaci in piazza

21 marzo 2013 | Pubblicato in: Appuntamenti
I Comuni italiani in campo per sbloccare gli investimenti pubblici e i pagamenti della Pa alle imprese, in deroga al Patto di stabilità. Nel pantano della crisi economica, i debiti delle amministrazioni pubbliche nei confronti delle aziende rischiano di far soffocare definitivamente il tessuto imprenditoriale italiano e i sindaci vogliono dare finalmente una risposta ai tanti imprenditori che non riescono ad andare avanti.
FOCUS/ Sindaci in piazza

Alla manifestazione nazionale dell’Anci, oggi a Roma, i primi cittadini italiani chiedono sostegno ai Presidenti di Camera e Senato, Laura Boldrini e Pietro Grasso. Lo fa il presidente dell’Anci, Graziano Delrio, con una lettera in cui spiega il senso dell’iniziativa, finalizzata a rilanciare l’economia, sottoscritta da Marco Filippeschi, sindaco di Pisa e presidente di Legautonomie. Delrio spiega: “Il nostro non e’ un ultimatum, ma non c’e’ piu’ tempo. Se il governo non interviene subito sul patto di stabilita’ noi sbloccheremo i pagamenti verso meta’ aprile”. I soldi sono gia’ nelle casse dei comuni, circa 12-13 miliardi disponibili. Questo dunque lo spirito con il quale domani i sindaci scenderanno in piazza, e la Dire ha interpellato alcuni sindaci italiani.

MARCO FILIPPESCHI – SINDACO DI PISA

“Con questa protesta- afferma il presidente di Legautonomie- cerchiamo di ottenere quello che chiediamo, cioè uno sblocco dei pagamenti, un atto che liberi una cifra che ammonta a circa 9 miliardi di euro per poterla impegnare in investimenti e in opere pubbliche come è stato supportato anche dall’Unione Europea. Un allentamento del Patto di stabilità è importante perché vuol dire che questa scelta può rimettere in moto l’economia e dare sollievo a tante imprese”. I Comuni, prosegue, “sono in difficoltà per tanti motivi. Il Patto di stabilità è solo uno di questi. Basti pensare che gli enti locali non riescono a fare bilanci, hanno grosse difficoltà a coprire i costi dei servizi e non vogliono gravare sui cittadini con nuove tasse. Ci sono tante aziende che in passato hanno guadagnato anche bene, oggi si reggono a stento, e i Comuni hanno difficoltà a coprire tali esigenze sociali e rischiano di dover tagliare. La riduzione della spesa di investimento ha portato ad un impoverimento del sistema economico. Quello che chiediamo al Governo rientra nei limiti sopportabili dallo Stato e non porta al dissesto dei conti pubblici. Noi non difendiamo i Comuni che hanno governato male ma quelli virtuosi che hanno saputo gestire bene le risorse a disposizione e che oggi sono davvero penalizzati” conclude Filippeschi.

GRAZIANO DELRIO – SINDACO DI REGGIO EMILIA E PRESIDENTE ANCI

“Piu’ che una protesta e’ in atto una vera e propria alleanza dei sindaci e di tutta la societa’ civile e produttiva per far ripartire il nostro Paese” spiega alla Dire Graziano Delrio, sindaco di Reggio Emilia e presidente dell’Anci, che aggiunge: “La crisi di liquidita’ sta bloccando il Paese, ha messo in ginocchio le aziende, le banche non erogano piu’ crediti e sono colpite soprattutto le piccole e medie imprese ed e’ sempre piu’ necessario prendere un provvedimento. L’Italia si e’ data regole troppo restrittive sui pagamenti degli investimenti, e data l’apertura dell’Unione Europea, ci aspettiamo che il nuovo Governo si faccia carico seriamente del problema”. Cosa succedera’ nei Comuni? “Che se non ci sara’ un decreto immediato ed urgente da parte del nuovo Governo, sbloccheranno i pagamenti arretrati perche’ gli investimenti in corso vanno pagati. E’ assolutamente indispensabile dare il giusto salario a chi sta lavorando e non e’ possibile chiudere o far fallire delle aziende solo perche’ la Pubblica amministrazione non le sta pagando” conclude Delrio.

LUIGI DE MAGISTRIS – SINDACO DI NAPOLI

“Sono assolutamente d’accordo con la protesta e la scelta dell’Anci di violare il patto. Del resto, proprio qui a Napoli, lanciammo l’allarme al governo uscente sulla situazione che si stava venendo a creare”. Cosi’ il sindaco di Napoli, Luigi De Magistris, interpellato dalla Dire sul principale punto di scontro tra governo ed enti locali: il rispetto del patto di stabilita’. Sindaco De Magistris i debiti della Pubblica Amministrazione nei confronti delle aziende rischiano di strozzare il tessuto imprenditoriale italiano. Com’e’ la situazione a Napoli? “La situazione e’ molto grave anche perche’ il nostro Comune ha aderito al piano di riequilibrio finanziario e, nonostante il pre-dissesto, ha agito nel solco della legge, rispettando i tempi, le normative e il patto di stabilita’. Quindi, da un lato il taglio orizzontale dei finanziamenti statali e dall’altra il ‘patto’ stanno impedendo al Comune la possibilita’ di pagare le aziende che sono letteralmente in ginocchio”. Lei e’ d’accordo con la protesta dei sindaci? Sforera’ il patto? “Si tratta di un’iniziativa legittima e doverosa. Il nostro grido e’ rimasto inascoltato. Si deve ripartire dai discorsi che hanno fatto i presidenti di Camera e Senato nei rispettivi insediamenti. Entrambi, infatti, hanno sottolineato le difficolta’ che stanno vivendo gli enti locali. L’idea di Monti di commissariare i Comuni, e quindi i sindaci che sono l’espressione piu’ diretta del potere della democrazia, va cancellata. E poi va detto anche che nell’anno passato il governo da una parte faceva passare una certa linea di spending review e dall’altra faceva spese inaccettabili, come quella per l’acquisto degli f-35”. Insomma, chiude il sindaco di Napoli “tagliare ai Comuni significa strozzare i cittadini: disinvestire sulla tenuta sociale, il welfare e i trasporti. Quindi, in definitiva, mi auguro che il nuovo parlamento e il nuovo governo, se ci sara’, si esprimano in maniera chiara con i sindaci che non sono piu’ disposti ad accettare questa situazione”.

MARCO DORIA – SINDACO DI GENOVA

Molti sindaci italiani sono con l’acqua alla gola. Bisogna pagare lavori, rimettere in moto un po’ di economia. Anche a Genova la situazione è grave? “Il Comune di Genova ha fronteggiato la grave situazione di bilancio dello scorso anno compiendo una scelta primaria, quella di salvaguardare la spesa per i servizi sociali. A fine 2012 la Giunta è riuscita anche a far fronte al pagamento dei fornitori. Ovviamente siamo stati costretti ad agire sulla leva fiscale dell’Imu oltre ad aver avviato un consistente contenimento delle spese dell’Amministrazione. Ma tutto questo non fa che rendere ancora più ingiusta e drammatica la prospettiva di bilancio 2013. Mancano circa 40 milioni per mantenere i livelli di spesa minimi dello scorso anno. Senza contare il trasporto pubblico locale, privato dei finanziamenti indispensabili a tenerlo in esercizio nei prossimi mesi”. E’ pronto a scendere in piazza se il governo non allenterà un po’ la corda che strangola gli enti locali? “Certo, aderiamo alla battaglia di tutti i Comuni italiani. E’ evidente che la politica di tagli indiscriminati, portata avanti dagli ultimi due governi, provoca recessione. Genova soffre per la crisi economica e ha sofferto per la tragedia, purtroppo ripetuta, delle alluvioni. Avrebbe bisogno di investimenti corposi in opere pubbliche per il riassetto idrogeologico, che produrrebbero lavoro e sicurezza. Recentemente abbiamo ottenuto un finanziamento statale di 25 milioni per uno “scolmatore” del torrente che provocò vittime nel 2011, abbiamo stanziato altri cinque milioni e ci stiamo impegnando a contrarre un mutuo per ulteriori dieci, ma resta decisamente poco rispetto all’emergenza”. Nuova fase politica, nuovo governo: come si ricostruisce un rapporto tra Comuni e Governo, da dove si deve partire? “Varando un programma nazionale di opere pubbliche diffuse sul territorio e realizzando un sistema di finanza pubblica che riconosca il ruolo decisivo dei Comuni, non giochi a carte truccate, togliendo dai trasferimenti quanto concede con l’Imu, non obblighi a tassazioni insostenibili per i cittadini e per gli operatori economici e consenta ai Comuni di spendere tempestivamente i soldi che hanno a disposizione.

FLAVIO ZANONATO – SINDACO DI PADOVA

“Il Patto di stabilità con l’Europa serve a contenere la spesa in modo tale che ogni Paese non scarichi sugli altri la propria inflazione e ciò che chiediamo è che sia un pò più elastica per tutti” Così Flavio Zanonato, sindaco Di Padova, che interpellato dalla Dire spiega: “Il Patto di stabilità interna, invece, quello che avviene tra le grandi centrali di spesa in Italia definisce il massimo di spesa che ogni centrale può adottare e tra le varie centrali di spesa ci sono i Comuni che sono stati ampiamente penalizzati. I Comuni, anche avendoli, non possono spendere soldi per pagare lavori già fatti e questo crea forti disagi. Il Governo deve alleggerire il Patto di stabilità per risollevare l’economia del Paese e, siccome questa situazione si trascina ormai da troppo tempo, abbiamo deciso di manifestare in piazza”. Per Zanonato “se riuscissimo a pagare le aziende con cui abbiamo lavorato e che ci hanno fornito le loro prestazioni sarebbe un respiro per la nostra economia e se ci consentissero di fare investimenti potremmo davvero mettere in moto risorse sostanziose.Noi come Comuni facciamo questa prima protesta e vediamo come risponde il Governo e chiediamo proprio al Parlamento che si sta formando di farsi carico di questo problema” conclude il sindaco di Padova.

PAOLO LUCCHI – SINDACO DI CESENA

“Il senso della protesta è dato dalla necessità di far ripartire le opere pubbliche salvando il sistema imprenditoriale che è assolutamente a rischio. E’ necessario sbloccare i pagamenti per completare molte opere pubbliche che sono rimaste a metà. Basti pensare che il Comune di Cesena ha sul proprio conto corrente 40,5 milioni di euro e ha circa 30 milioni di euro di opere pubbliche che dovremmo pagare e non possiamo pagare a causa del blocco dei pagamenti. Dunque le opere sono ferme e i cantieri sono bloccati a causa dei limiti imposti dal Patto di stabilità, nonostante il nostro sia un Comune virtuoso”. Per Lucchi “i Comuni devono essere compatti nella protesta perché è importante sbloccare i pagamenti soprattutto per quelli virtuosi, cioè quei Comuni che senza indebitarsi sono in grado di finanziare le proprie opere pubbliche. Inoltre c’è da considerare anche il fatto che più dell’80 per cento delle opere pubbliche viene realizzato dalle imprese della nostra provincia e purtroppo abbiamo in cassa integrazione o addirittura senza lavoro moltissimi lavoratori del nostro territorio”.

ENRICO CAMPEDELLI – SINDACO DI CARPI

“Credo che la protesta sia una cosa assolutamente giusta. Io speravo in un Governo decisamente più stabile per poter affrontare la questione del blocco dei finanziamenti degli investimenti ma speriamo che da questa protesta possano arrivare delle risposte un pò più esaurienti su questo tema. Se il Governo non interverrà sul Patto di stabilità e non sbloccherà i pagamenti alle varie imprese i Comuni e i vari enti locali si troveranno in grosse difficoltà” afferma il sindaco di Carpi, Enrico Campedelli.

ROSSANA MORI – SINDACO DI MONTELUPO FIORENTINO

“Con questa protesta pensiamo di sensibilizzare il Governo su una delicata questione che sta immobilizzando il nostro Paese. Spiega alla Dire Rossana Mori, sindaco di Montelupo Fiorentino- Il fatto di aver imposto il Patto di stabilità nel momento in cui gli enti locali possono avere risorse proprie ha ormai determinato una situazione nella quale molte aziende italiane stanno morendo per crediti anziché per debiti come era di prassi negli anni passati. L’unico contributo che può essere dato per la ripartenza dell’economia del Paese è quello di pagare i crediti alle aziende che hanno lavorato con la Pubblica amministrazione, rimettendo così in circolo un pò di risorse e salvando un tessuto produttivo che ormai sta completamente morendo”. I Comuni, prosegue il sindaco “chiederanno che le opere pubbliche escano da questo Patto di stabilità. Bisogna considerare anche che questo Paese ha dimostrato di avere in questi ultimi anni forti criticità nell’edilizia scolastica e nella difesa del suolo. In Toscana, soprattutto, ci sono stati eventi atmosferici che hanno devastato il territorio e non ci sono risorse spendibili per poter agire in questa direzione. Quindi ritengo che il nostro Paese debba avere meno vincoli per la spesa riservata alle opere pubbliche perché solo così si potrebbe risollevare l’economia generale dell’Italia. Basti pensare che solo nel settore dell’edilizia si sono persi quasi 700 mila posti di lavoro e non si riesce a creare una nuova economia perché, se manca la spinta propulsiva degli enti pubblici che hanno sempre rappresentato una percentuale piuttosto alta nel panorama economico italiano, non saremo più in grado di riprodurre tutti i posti di lavoro che stiamo perdendo” conclude il sindaco di Montelupo Fiorentino.

EUGENIO COMINCINI – SINDACO DI CERNUSCO SUL NAVIGLIO

“Il senso di questa protesta è far comprendere alle altre Istituzioni dello Stato ma non solo, far comprendere a tutti, all’opinione pubblica e ai cittadini, che siamo arrivati ad un punto in cui non possiamo più sopportare questa situazione che ci è stata imposta – dice il sindaco di Cernusco sul Naviglio interpellato dalla Dire- essenzialmente per due ragioni: la prima è che rischiamo di venir meno agli impegni assunti in campagna elettorale nei confronti degli elettori che ci hanno sostenuto e la seconda è che il blocco continuo di migliaia di cantieri per miliardi di euro sta comportando un danno enorme all’economia del Paese. Ieri è subentrata una novità, se è vero che l’Europa consentirà al Governo italiano il pagamento dei debiti della Pubblica amministrazione alle imprese, si andrà ad avverare quello che noi sosteniamo da anni, cioè lo sblocco dei pagamenti in modo che le aziende non siano più costrette a chiudere e possano pagare gli stipendi. In tal modo si riattiverebbe la domanda interna del Paese senza creare alcuno squilibrio nei conti dello Stato”. I sindaci “stanno elaborando una forma di protesta per far capire allo Stato che o cambiano le regole o noi come rappresentanti dei Comuni scenderemo in piazza contro il Patto di stabilità. Sono anche convinto che con l’apertura di ieri da parte dell’Unione Europea ci siano le condizioni perché il Parlamento vari nuovi provvedimenti normativi tesi ad alleggerire il Patto di stabilità e a ridare ai Comuni quell’autonomia che da troppo tempo è stata trascurata” conclude.

Fonte: Agenzia Dire – www.dire.it