IMU, più equità e progressività

7 marzo 2013 | Pubblicato in: Finanza territoriale
E’ in uscita il libro “IMU più equità e progressività”, a cura di Cesare Cava, Annalisa Antonini e Silvia Fossati, una raccolta completa di decreti, circolari e risoluzioni in materia di IMU.
Il testo sarà a breve disponibile. Ulteriori informazioni saranno comunicate nei prossimi giorni sul sito www.legautonomie.it .

ESTRATTO:

L’avvio sperimentale dell’IMU impone un miglioramento della struttura dell’imposta che, evitando slogan demagogici che metterebbero in grandi difficoltà i già precari bilanci degli enti locali, riduca le disuguaglianze fiscali e sociali attraverso due direttive chiare e ineludibili: più equità e progressività.
Cresce infatti il divario tra ricchi e poveri, secondo i dati statistici della Banca d’Italia, il 10% delle famiglie più ricche nel 2008 possedeva il 44,7% della ricchezza complessiva, nel 2010 la percentuale è salita al 45,9%. Il 50% delle famiglie più povere possedeva sempre nel 2008 soltanto il 9,8% della ricchezza complessiva e nel 2010 la percentuale è scesa al 9,4%.
La Banca d’Italia commenta questi dati evidenziando che “la distribuzione della ricchezza è caratterizzata da un elevato grado di concentrazione: molte famiglie detengono livelli modesti o nulli di ricchezza; all’opposto, poche famiglie dispongono di una ricchezza elevata”.
Questo dato evidenzia, meglio di ogni altra statistica, la profonda separazione tra la grande ricchezza di patrimonio di pochi e la modesta quantità di molti.
Peraltro questa concentrazione di ricchezza si sta ulteriormente consolidando a causa della minore capacità di accesso al credito bancario per l’acquisto di un immobile, da parte delle categorie di cittadini meno abbienti.

L’irrigidimento delle condizioni e dei requisiti finanziari che gli istituti di credito pretendono per consentire l’erogazione di un mutuo ipotecario, ha determinato un consistente calo delle compravendite di immobili.
Dal picco raggiunto nel 2006, con 845.051 compravendite di fabbricati a uso residenziale, in base ai dati forniti dall’agenzia del territorio, si è passati ad una stima per il 2012, di circa 460.000 atti, con una riduzione in sei anni di oltre il 45%.

Si rende quindi necessaria una riflessione da parte del legislatore e degli amministratori che saranno chiamati a migliorare l’impostazione e le regole attuative dell’IMU, sia a livello nazionale, sia a livello locale.
Le indicazioni e ipotesi illustrate nel corso delle pagine, del nuovo libro di Legautonomia “IMU più equità e progressività” di Cesare Cava, Annalisa Antonini e Silvia Fossati, tendono a contribuire a una completa riforma federalistica che realmente porti i comuni al centro della competenza e della responsabilità di gestione dei loro tributi.
Un trasferimento di funzioni e di potestà regolamentare che siano utilizzate per migliorare, semplificare e razionalizzare il rapporto tra fisco locale e contribuenti con i due obiettivi richiesti e condivisi dall’Unione Europea: più equità e progressività.

L’IMU è una imposta che caratterizzerà la tassazione immobiliare locale per molti anni e, quindi, a prescindere dalla “falsa partenza”, è necessario invertire la diffidenza e la conflittualità che ne ha caratterizzato l’avvio sperimentale.
Servono scelte, in primo luogo, del legislatore nazionale che migliorino la gestione, le regole e la consapevolezza di una equa ripartizione del peso fiscale in base alla reale ricchezza personale.
E’ necessario che il 10% delle famiglie più ricche, che dispone di oltre il 45% della ricchezza nazionale privata, paghi molto di più del restante 50% delle famiglie più povere, che detiene meno del 10% della ricchezza privata totale
Questo concetto, se condiviso, può essere raggiunto soltanto se il legislatore pone in essere almeno quattro direttive prioritarie: riforma del catasto, maggiore autonomia regolamentare ai comuni, progressività dell’imposta, esenzione IMU per l’unica casa non di lusso.

Il pagamento dell’IMU non dovrebbe limitarsi a distinguere due fattispecie, abitazione principale e altri immobili, ma dovrebbe determinare una diversificazione delle categorie con aliquote e detrazioni più stringenti e più equilibrate, consentendo agli amministratori locali di attivare forme di progressività, chiedendo di più a chi ha tanto e esonerando dal pagamento chi ha una unica casa non di lusso.
È necessario andare oltre il concetto generico di prima casa, separando il caso di coloro che ne hanno una sola e coloro che hanno altri immobili, è assai diversa infatti la situazione patrimoniale della prima casa di una, rispetto alla prima casa di tante, magari anche di lusso.
Insieme a questi quattro elementi strutturali di riforma, vi sono ulteriori aspetti da delegare ai singoli enti locali che dovranno essere analizzati in funzione delle caratteristiche territoriali.
Ci riferiamo al caso dei contratti concordati, agli immobili non locati, agli immobili strumentali delle piccole e medie imprese, agli “immobili fantasma”, alle pertinenze, all’abitazione concessa in uso ai figli.

L’IMU ha necessità di essere modificata dall’alto e dal basso, non per eliminare il contenuto, ma per perfezionarne l’impostazione e allinearla alle esperienze di tassazione dei principali Paesi europei.
Le modifiche dall’alto sono di competenza del Governo e attengono ai quattro aspetti strutturali sopra richiamati; le variazioni dal basso sono attribuite ai consigli comunali, attraverso lo strumento della potestà regolamentare stabilità dall’art. 52 del d.lgs 446/1997 e possono riguardare, tra l’altro a parità di gettito, le seguenti dieci proposte:
1. semplificazione adempimenti,
2. esenzione per l’unica casa non di lusso,
3. aliquota agevolata per la prima casa di altre,
4. aliquote IMU progressive per scaglioni sugli altri immobili,
5. eliminazione norme elusive,
6. regolamenti brevi e efficaci,
7. ridefinizione concetto di pertinenza,
8. alta tassazione grandi patrimoni,
9. agevolazioni per contratti concordati,
10.riduzioni per beni strumentali.

Trattasi di temi riepilogati sinteticamente, ma che esprimono quanti siano gli spazi di manovra su cui le singole amministrazioni possano confrontarsi, nella ricerca di una maggiore equità fiscale, con la consapevolezza che molte idee e contributi potranno migliorare e integrare i temi esposti.
La carenza più evidente però per tutti gli operatori degli uffici tributi, per gli amministratori, per i contribuenti, sta nel fatto che non esiste una norma chiara e definitiva che ha introdotto la nuova imposta municipale propria.
L’IMU è infatti una imposta nuova su alcuni aspetti, ma su altri temi si pone in continuità con le regole applicabili ai fini ICI.
Questa anomalia deve essere superata attraverso l’emanazione di un testo unico sul tributo che racchiuda tutte le regole attuative.
Attualmente infatti un contribuente troverebbe difficoltà a ricercare in un solo testo le regole della nuova imposta, in materia di base imponibile, esenzioni, riscossione, accertamento, sanzionamento, regolamentazione, definizioni agevolate degli accertamenti.

Questa imposta, che genera oltre venti miliardi di gettito, interessa milioni di famiglie e di contribuenti è quindi necessario che il legislatore emani un testo unico sul tributo che ne semplifichi l’attuazione.
Non è piacevole pagare le imposte, ma se le norme sono addirittura complicate e rimandano a norme precedenti e a circolari spesso incomprensibili, il rapporto tra contribuente ed ente locale, non è soltanto oneroso, ma anche conflittuale.

I comuni possono fare la loro parte nel miglioramento del rapporto tributario con il cittadino, ma senza quella riforma dall’alto, non potranno riuscire mai a spiegare iniquità e complicazioni normative che essi stessi non comprendono.
L’IMU è una imposta che colpisce il patrimonio, è presente nei principali Paesi europei, e tende a finanziare la spesa pubblica degli enti locali.
Una risorsa indispensabile che contribuisce a compensare la costante riduzione dei trasferimenti erariali e che consente l’erogazione dei servizi alle persone e al territorio.
A titolo di sintetico esempio, rileviamo che, recentemente, l’istat ha condotto e pubblicato i risultati dell’indagine e i servizi sociali forniti nei comuni.
I servizi di utilità sociale con valenza assistenziale hanno caratterizzato diverse aree d’intervento e di utenza con particolare attenzione: alla famiglia e ai minori, ai disabili, alle dipendenze, agli anziani, agli immigrati, alla povertà, ai senza fissa dimora.
Temi che, insieme ai servizi a domanda individuale e ai temi dell’infanzia, caratterizzano il welfare locale, indispensabile sostegno alle fasce sociali più deboli.
I numeri e i servizi resi, senza una tassazione locale che colpisce la ricchezza immobiliare, sarebbero insostenibili.

L’IMU è quindi anche un metodo di ridistribuzione finanziario delle risorse, attraverso un parziale e modesto trasferimento monetario di riequilibrio sociale.
Tutto questo è doveroso ed equo, soltanto se la progressività per le grandi ricchezze e l’esenzione per l’unica abitazione non di lusso, divengono obiettivi di una politica fiscale seria e condivisa.
Il parametro della ricchezza è più veritiero delle statistiche e delle graduatorie basate sul reddito, e l’elaborazione dell’ISEE, indicatore della situazione economica equivalente, può essere uno strumento efficace soltanto se le rendite catastali sono credibili ed esprimono il concreto valore dei patrimoni immobiliari, evitando medie e appiattimenti che penalizzano i più deboli.
Leggendo i valori al metro quadrato di alcune città italiane attribuite dall’osservatorio del mercato immobiliare dell’agenzia del territorio, variabili da 2.000 a oltre 10.000 euro al metro quadrato, e ripensando al welfare locale e al modello ISEE, si conferma la preoccupazione che anche le graduatorie di accesso ai servizi sociali e ai servizi all’infanzia, siano alterati dai dati catastali inadeguati e da redditi difformi.
Il welfare locale produce involontariamente ulteriori effetti distorsivi, in quanto i modelli ISEE non si basano sui valori OMI, ma sulle rendite catastali vecchie e disomogenee.
I proprietari delle abitazioni prestigiose dal centro storico di Roma, magari talvolta accatastate in categoria A/4 come case popolari, probabilmente avranno maggiore facilità, a parità di reddito, di ottenere l’iscrizione dei propri figli all’asilo comunale, rispetto ai proprietari di abitazioni periferiche recenti di minore valore commerciale ma con reddito e categoria superiore.
Questa catena che produce risparmi fiscali a favore dei più ricchi e esclude dalle graduatorie dei servizi pubblici i più bisognosi, non può certamente trovare la comprensione dei cittadini.

Le inefficienze del centralismo scaricate sulle autonomie locali, rischiano di delegittimare il ruolo stesso dei comuni minandone la credibilità.
Serve da un lato più fiducia nei sindaci e nelle amministrazioni locali e dall’altro la necessità di semplificare la stesura delle norme evitando le difficoltà interpretative e le iniquità applicative dell’attuale IMU, rappresentate dalla quantità di circolari, decreti e risoluzioni già emanate, soltanto nel corso del primo anno di avvio della nuova imposta.
Nei prossimi mesi continueremo come Legautonomie, a studiare il tema della fiscalità e della finanza locale per contribuire, dal nostro modesto punto d’osservazione, a rafforzare un percorso virtuoso di ineludibile e irrinunciabile federalismo fiscale.
Un principio di autonomia impresso nell’art. 119 della Costituzione Italiana.
Un progetto di federalismo fiscale di lungo periodo che tenda a rendere sempre più vicino il contatto tra amministrazione locale e cittadini contribuenti, per un fisco locale più semplice, più equo e più progressivo.

Lo dice la Costituzione, lo chiede l’Unione Europea, lo sperano i Cittadini, lo sollecitano i Comuni, auspichiamo che il Governo sia capace di ascoltare e attuare azioni normative serie e riformiste.