Dl enti locali, Filippeschi: “Giusto imporre maggiore sobrietà a regioni, comuni già sottoposti a simile disciplina”

8 ottobre 2012 | Pubblicato in: Finanza territoriale
“Il decreto legge del governo che detta nuove regole finalizzate a riequilibrare la situazione finanziaria degli enti locali in difficoltà, nonché a favorire la trasparenza e la riduzione dei costi degli apparati politici delle regioni è utile; è giusto imporre maggiore sobrietà alle regioni considerando che i comuni sono già sottoposti a una simile disciplina.
In questa direzione vanno anche la previsione dell’obbligo del pareggio di bilancio – che per i comuni e le province esiste già – e la reintroduzione di forme di controllo sulla legittimità degli atti amministrativi”. Così Marco Filippeschi, presidente di Legautonomie e sindaco di Pisa, commenta il dl sui enti locali approvato dal Cdm giovedì 4 ottobre 2012.
 

“Io ritengo che occorra una manutenzione straordinaria della riforma federale che ne salvaguardi gli aspetti più virtuosi e superi quelli che non hanno funzionato, anche nella prospettiva dei suoi impatti sul processo di risanamento finanziario e sul rispetto dei vincoli comunitari. Le misure adottate dal governo sono utili, ma attenzione ad una ricentralizzazione acritica delle responsabilità nella gestione delle risorse pubbliche.

 La legge sul federalismo fiscale – continua Filippeschi – definiva i criteri per una ripartizione delle risorse basata sui fabbisogni e costi standard e su un riassetto della finanza pubblica basato su principi di responsabilità, rigore e contenimento dei costi. Questi principi vanno tradotti in pratica attraverso un processo condiviso da Governo, Parlamento e sistema delle autonomie, che riallinei la riforma federale agli obiettivi di risanamento strutturale della finanza pubblica. Bisogna cogliere la crisi come opportunità per trovare un nuovo punto di equilibrio tra le ragioni dell’autonomia e quelle dello stato centrale,nell’interesse dei cittadini e dei territori.

 

E’ un’operazione che dobbiamo fare assieme, stato centrale e autonomie, cominciando con il potenziare gli organi di concertazione già previsti e cominciando a ragionare seriamente sul superamento del bicameralismo perfetto e la creazione della camera delle autonomie”.