Ddl anticorruzione, Senato, esame emendamenti in Commissioni

4 ottobre 2012 | Pubblicato in: Finanza territoriale
Le Commissioni riunite affari costituzionali e giustizia del Senato hanno concluso, nel corso di una seduta notturna, l’illustrazione degli emendamenti al ddl anticorruzione.
 
Il Presidente Berselli ha illustrato l’emendamento 19.37, il quale reca la soppressione del reato di traffico di influenze illecite, ricordando come lo stesso professor Ronco, audito in sede di Ufficio di presidenza, abbia rilevato l’esigenza di intervenire dapprima sulla disciplina del lobbismo e solo successivamente sul piano penale. In merito all’emendamento 20.7 , che interviene sul reato di corruzione tra privati prevedendone la punibilità a querela del soggetto offeso, il presidente ha manifestato la disponibilità a valutare una riformulazione che consenta di prevedere la procedibilità d’ufficio, per i casi in cui il fenomeno corruttivo influisce su servizi di pubblica utilità. Il Presidente della Commissione affari costituzionali, Vizzini, ha illustrato gli emendamenti all’articolo 19, che ripropongono il contenuto di un ordine del giorno approvato in sede di esame del “piano antimafia” (AS2226), il quale contiene impegni su cui si erano espressi favorevolmente tutti i Gruppi parlamentari.

Li Gotti (IdV) ha illustrato l’ordine del giorno n. 1, diretto ad impegnare il Governo a esercitare la delega prevista dall’articolo 17 per l’adozione di un testo unico per disciplinare l’incandidabilità a livello centrale regionale e locale in caso di sentenze definitive di condanna per delitti non colposi nel termine di due mesi, invece che in un anno, per consentire che la nuova disciplina entri in vigore prima delle elezioni politiche previste per la prossima primavera.

Pastore (PdL) ha illustrato i propri emendamenti diretti: a semplificare l’applicazione della normativa a livello locale; a precisare che negli enti locali il responsabile della prevenzione della corruzione è il direttore generale o, in mancanza, il segretario; alla soppressione del riferimento ai principi di etica e legalità che, secondo il testo in esame, dovrebbero essere insegnate nei corsi della Scuola superiore della pubblica amministrazione e che egli invece ritiene appartengano alla natura stessa del funzionario pubblico; ad assicurare l’obiettivo di una semplificazione delle procedure, perseguito da oltre quindici anni e che rischia di essere contraddetto da alcune delle disposizioni in esame; ad estendere l’applicazione delle disposizioni alle autorità indipendenti, inclusa la CiVIT; a estendere l’applicazione del comma 6 dell’articolo 3 alle società controllate da società a partecipazione pubblica; prevedere che gli standard della pubblica amministrazione, che devono essere rispettati anche dai privati, siano desunti da tutte le fonti normative, compresi i regolamenti; ad estendere le disposizioni di cui all’articolo 8, anche al caso in cui i soggetti pubblici svolgano attività di consulenza, mediazione o arbitrato ovvero di partecipazione a qualsiasi titolo in commissioni, organismi, organi collegiali e monocratici; ad estendere la previsione relativa all’adozione di un codice di comportamento alle autorità indipendenti.

Malan (PdL) ha illustrato l’emendamento 3.2, diretto a prevedere che le segnalazioni atipiche non sono considerate causa di esclusione dalle gare o causa ostativa alla stipulazione di contratti pubblici, nonché l’emendamento 8.0.1, diretto a disciplinare con maggiore dettaglio il contenuto delle dichiarazioni patrimoniali dei titolari di cariche elettive e dei dirigenti e dipendenti pubblici e di taluni enti.

Caliendo (PdL) ha illustrato l’emendamento 18.1 con il quale, pur mantenendo il limite di 10 anni per il collocamento fuori ruolo dei magistrati ordinari, amministrativi e contabili e degli avvocati e procuratori dello Stato stabilito dalla norma de qua, si sopprime l’ulteriore condizione per cui tale periodo debba essere articolato in fasi non consecutive di durata di non oltre cinque anni.

Compagna (PdL) ha illustrato gli emendamenti all’articolo 19, diretti a ricercare una formulazione del nuovo reato, di cui all’articolo 319-ter del codice penale, più ragionevole e maggiormente in linea con l’invito formulato in sede internazionale all’Italia di eliminare il reato di concussione, riconducendolo all’estorsione nei casi di vera e propria costrizione. Giovanardi (PdL) ha comunicato di aver presentato una interrogazione (408319) in relazione all’incredibile notizia di Fonte Libera, Lega Ambiente e Avviso Pubblico secondo la quale circa il 12 per cento degli italiani avrebbe subito la richiesta di una tangente, a fronte dei quali vi sarebbero evidentemente altrettanti pubblici ufficiali disonesti. Nel rilevare l’opportunità di distinguere tra corruzione percepita e corruzione reale, egli ha chiesto al Governo di chiarire l’incidenza concreta dei fenomeni corruttivi nel paese preliminarmente alla approvazione del disegno di legge 2156-B. Secondo stime riportate dalla stampa nel 2010 le denunce per i reati di corruzione e concussione in Italia sarebbero state 223, sebbene che secondo l’associazione non governativa Transparency International nel solo 2009 il 17 per cento dei cittadini italiani (circa 10 milioni) avrebbe riferito di aver ricevuto nell’ultimo anno una richiesta di pagamento di tangenti. Casson (PD) ha illustrato l’emendamento 1.10, con il quale si prevede l’obbligo di individuare un nuovo responsabile della prevenzione della corruzione negli organi di indirizzo politico qualora quello in carica sia colpito da sanzione disciplinare, confermando la disponibilità a ritirare gli emendamenti qualora emerga la possibilità di approvare senza ulteriori emendamenti il testo come modificato dalla Camera. L’emendamento 8.7, che prevede l’esclusiva competenza degli organi di autogoverno per l’elaborazione del codice etico di ciascuna magistratura e dell’avvocatura dello Stato, in luogo della procedura attualmente prevista dal testo in esame. Centaro (CN) ha illustrato l’emendamento 13.3, relativo alla questione delle cosiddette white list, nel senso di chiarire che l’iscrizione dell’impresa negli elenchi della prefettura debba essere il presupposto necessario per l’esercizio dell’attività in favore di committenti sia pubblici che privati, e ciò a fine di scongiurare la possibilità di infiltrazioni mafiose anche indirette. Della Monica (PD) ha illustrato i propri emendamenti volti: a suggerire (all’articolo 17) che la delega sia esercitata nel termine di un mese, nella convinzione il Governo sia ormai in grado di emanare il regolamento sulla ineleggibilità temporanea dei cittadini condannati in via definitiva per delitti non colposi; ad escludere (all’articolo18) dalla applicazione del limite dei 10 anni non solo gli incarichi elettivi, ma anche quello degli organi costituzionali e di rilievo costituzionale, quelli presso le istituzioni europee, gli enti e le corti internazionali, gli organismi internazionali e intergovernativi e le rappresentanze diplomatiche. Soffermatasi sul complesso degli emendamenti presentati all’articolo 19, e in particolare sulla necessità di assicurare tempi di prescrizione più congrui le fattispecie di reato in oggetto, la senatrice ha ricordato l’emendamento 19.7 dei senatori Gasparri ed altri, battezzato dalla stampa come norma “anti Batman”, osservando come, al di là delle buone intenzioni dei presentatori, esso rischi di costruire una nuova fattispecie sanzionata meno gravemente per comportamenti che, come del resto le inchieste in corso dimostrano, possono sicuramente rientrare nell’ambito dell’attuale disciplina del peculato.

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