FOCUS / Spending review? Per i Comuni si chiama “manovra”

16 luglio 2012 | Pubblicato in: Finanza territoriale, News
Antonio Misiani, ufficio di presidenza Legautonomie: “Riconnettere spending review con l’attuazione del federalismo fiscale”
Il settimanale di approfondimento tematico a cura di Legautonomie e Agenzia Dire questa settimana si occupa di “spending review”, del d.l. n. 95/2012 approvato dal Consiglio dei ministri lo scorso 6 luglio 2012.
Gli interventi di: Antonio Misiani, deputato del Pd e membro dell’ufficio di presidenza di Legautonomie; Luigi Marattin, assessore al Bilancio di Ferrara; Andrea Barducci, presidente della Provincia di Firenze e membro dell’ufficio di presidenza di Legautonomie; Alessandro Cattaneo, sindaco di Pavia; Bruno Manzi, presidente di Legautonomie Lazio.
FOCUS / Spending review? Per i Comuni si chiama "manovra"

ROMA – Ancora tagli, e forse non è finita qua. La scorsa settimana il Consiglio dei ministri ha approvato il secondo decreto sulla spending review, annunciando nelle prossime settimane un terzo intervento di ‘alleggerimento’ delle casse. Molte le misure che riguardano da vicino gli enti locali, pronti a dare battaglia per non trovarsi di nuovo con le spalle al muro. Costretti, calcolatrice alla mano, a fare i conti per scongiurare l’ipotesi più drammatica: quella di non essere più in grado di garantire servizi ai cittadini. Oppure di essere costretti ad aumentare il carico fiscale, già al massimo in alcune realtà

Con questi interventi, lo Stato conta di risparmiare 4,5 miliardi per il 2012, 10,5 miliardi nel 2013 e 11 miliardi nel 2014. Tra le novità, il dimezzamento delle province, il divieto per le pubbliche amministrazioni di detenere partecipazioni in società controllate, direttamente o indirettamente (con fatturato a favore superiore al 90%), mentre quelle a partecipazione totalitaria verranno sciolte entro il 31 dicembre 2013 (o, in caso di mancato scioglimento, non potranno ricevere affidamenti diretti di servizi). Inoltre, fino al 31 dicembre 2015 i limiti per le assunzioni previsti per le società controllanti si applicano anche alle società controllate inserite nel conto economico consolidato della pubblica amministrazione. Severo il commento di Marco Filippeschi, presidente di Legautonomie, il quale subito dopo l’approvazione del decreto ha parlato di ‘nuova manovra’. E ‘oltretutto- ha aggiunto- continua a latitare una politica tangibile di crescita che faccia leva sulle città e sui territori come motori dello sviluppo. Anche il piano per le città, annunciato nel decreto sviluppo, è infatti poca cosa a fronte dell’ennesima riproposizione della filosofia centralista che cozza contro la natura e la logica della spending review’.

MISIANI: RICONNETTERE SPENDING REVIEW CON ATTUAZIONE FEDERALISMO FISCALE – ‘Razionalizzare la spesa pubblica è una necessità e un dato incontrovertibile, a maggior ragione per evitare un aumento dell’Iva come quello previsto dalle manovre economiche degli scorsi mesi, che penalizzerebbe ulteriormente i consumi in particolare delle fasce più deboli della popolazione’. Lo spiega all’agenzia Dire il deputato del Pd e membro dell’ufficio di presidenza di Legautonomie, Antonio Misiani. Razionalizzare è una necessità ‘ma ci sono ampi margini di miglioramento sul modo in cui viene portato avanti questo processo. Segnalo un dato: su un intervento che a regime vale 11 miliardi di euro, una parte molto consistente deriva dai tagli ai trasferimenti agli enti locali e dall’inasprimento del patto di stabilità per le Regioni, attuati senza una vera operazione di spending review, in modo slegato da piani industriali e processi di razionalizzazione che entrino nei meccanismi di dettaglio della spesa’. In pratica, fa notare Misiani, ‘si indicano le cifre che si vogliono risparmiare e poi si demanda a un confronto tra lo Stato e le autonomie la ripartizione di questi tagli.

Mi sembra una cosa molto simile ai tagli lineari che venivano fatti in passato’. Con conseguenze precise: ‘Si rischia di penalizzare gli utenti di una serie di servizi essenziali, che sono gestiti dagli enti locali, in una fase in cui già c’erano già delle difficoltà in ragione dei tagli delle scorse manovre. E si rischia di andare in una situazione critica, sia sui servizi essenziali che sulla sanità. Credo che sia necessario valutare bene l’impatto sociale dell’intervento di spending review’.

Possibile convincere il governo a fare un passo indietro? ‘Lo vedremo nelle prossime settimane- spiega Misiani- i tempi sono sicuramente molto stretti e la situazione è condizionata dalla crisi finanziaria della zona Euro. Però è necessario riconnettere la spending review con i processi di attuazione del Federalismo fiscale: la determinazione dei costi dei fabbisogni standard degli enti locali è stata disgiunta dalla revisione delle spesa come se fossero due mondi distinti. Noi diciamo: condividiamo la razionalizzazione, ma andiamo a intervenire dove c’è veramente un eccesso di spesa in rapporto alla quantità e alla qualità dei servizi offerti’. Si tratta di un un processo che però non è stato recepito: ‘Mi sembra che prevalga la fretta di conseguire comunque dei risultati di risparmio sulla spesa pubblica rispetto alla qualità. Questo è il vero pericolo: che si chiami spending review o in un altro modo, il concetto non cambia, è il solito taglio’. E alla luce di ciò, ‘credo che non ci sia altra soluzione per le amministrazioni di tagliare i servizi offerti ai cittadini. I margini di autonomia tributaria sono stati utilizzati per la gran parte per far fronte ai tagli precedenti’. Capitolo società partecipate. ‘Un’altra incognita dell’intervento. Non c’è dubbio che sia necessario sfoltire le migliaia di società partecipate e partecipate, perché c’è stata una proliferazione insensata in questi anni, ma anche qui occorre fare attenzione e operare dei distinguo. Bisognerà valutare anche in sede parlamentare le conseguenze concrete di questo decreto- conclude Misiani- considerando anche le ricadute occupazionali’.

MARATTIN (FERRARA): E’ LO STATO A SPENDERE DI PIU’, NON GLI ENTI LOCALI – ‘Il più grande punto interrogativo al momento riguarda il criterio che verra’ effettivamente usato per ripartire il taglio di 2 miliardi di euro nel 2013 (e 500 milioni nel 2012) tra tutti i Comuni. Sembra che tale criterio si basi sulla distanza dei consumi intermedi di ciascun ente dalla mediana rilevata a livello nazionale: chi si discosta di più (ovviamente verso l’alto) in rapporto alla popolazione residente vedrà ridotti i propri trasferimenti in misura maggiore’. Questo il commento di Luigi Marattin, assessore al Bilancio di Ferrara, interpellato dalla Dire dopo l’approvazione del secondo decreto sulla spending review. Le preoccupazioni principali, secondo lui, sono due. Prima di tutto ‘il ministero ha adottato gli accorgimenti necessari per far si che tale ‘classifica’ da costruire rispecchi effettivamente indicatori di efficacia, economicità ed efficienza e non sia ‘sporcata’ da altri fattori (conformazione del territorio, scelte strategiche dell’ente, dimensione, ecc) che contribuirebbero a creare un indicatore distorto?’ E poi ancora: ‘Tale classifica deve essere pronta entro il 30 settembre. Per determinare i fabbisogni standard relativi al solo servizio di polizia municipale ci sono voluti due anni. Se non si fa in tempo, si fa alla vecchia maniera, cioè tagli lineari?’. Marattin spiega che ‘se queste due preoccupazioni fossero fondate, anche gli enti effettivamente virtuosi si vedrebbero ridotti i trasferimenti di svariati milioni di euro, dopo che già negli ultimi anni la spesa e’stata fortemente ridotta. Questa volta non ci sarebbero alternative: i Comuni italiani dovrebbero chiudere interi pezzi di attività attualmente svolta: a titolo meramente esemplificativo parliamo di biblioteche, asili nido, assistenza sociale’. Molte di queste attività, tra l’altro, sono svolte anche dalle società partecipate e controllate, però Marattin non è ‘eccessivamente preoccupato dalla stretta. O meglio, visto il resto non e’ il primo dei miei pensieri, ecco. Credo anche che non occorra alcun allarmismo sui lavoratori: anche in caso di cessione di aziende, un ente avrebbe tutti gli strumenti per garantire la salvaguardia dei livelli occupazionali. Questo e’ quello che, perlomeno, abbiamo fatto noi quando abbiamo ceduto le nostre partecipazioni’.

Per l’assessore al Bilancio di Ferrara la ‘speranza’ è ‘soprattutto che si riesca a convincere il governo sulla consapevolezza dei comuni sulla necessita di ridurre la spesa pubblica (dopo che le manovre del 2011 sono stata basate per due terzi su nuove tasse), e che in questo momento non ci sia niente di più irresponsabile che dire ‘tagliate agli altri, e non a me’. Vorrei semplicemente che si facesse presente, pero’, che e’ un dato di fatto che negli ultimi tre anni il costo dell’aggiustamento fiscale in termini di riduzione della spesa pubblica e del debito e’ stato quasi interamente sopportato dalle autonomie locali’. E a questo proposito Marattin fa una precisazione: ‘Analizzando i dati, ho scoperto che dal 2009 al 2012 la spesa corrente dell’amministrazione centrale dello Stato (una volta tolti i trasferimenti agli enti locali) e’ cresciuta del 3,16%, mentre il debito pubblico statale e’ cresciuto addirittura dell’8,73%. Nello stesso periodo, la spesa corrente del Comune di Ferrara (al netto dei contributi vincolati) si e’ ridotta di quasi 10 punti percentuali, e il debito e’ calato del 23,40%. Faccio una sola domanda: quale di questi due livelli istituzionali merita, ora, un taglio maggiore delle risorse?’.

BARDUCCI (FIRENZE): LO STATO AVRA’ BILANCI PERFETTI MA AVRA’ CREATO UN DESERTO – “Il decreto del governo produce un impoverimento delle comunità locali, questo ci tengo a sottolinearlo, perché i tagli si tradurranno in primo luogo in diminuzione di servizi: solo nel nostro territorio abbiamo calcolato per il bienno 2012/13 una cifra in meno pari a 26 milioni di euro”. Lo dice il presidente della Provincia di Firenze e membro dell’ufficio di presidenza di Legautonomie, Andrea Barducci, che per la Dire fa il punto sulla situazione della sua comunità e delle problematiche che si verranno a creare con l’attuazione della spending review. “Intanto abbiamo dei rischi sul versante del trasporto pubblico locale, poi vi è un aspetto connesso agli investimenti in opere pubbliche: penso alle infrastrutture sul territorio, alla viabilità ma anche al versante manutentivo, in un momento in cui ci dobbiamo misurare con dei rischi, e penso ad esempio alla tutela della sicurezza dal rischio di terremoti. E ancora all’esigenza di migliorare i nostri edifici dal punto di vista del risparmio energetico.

Tutto questo- spiega Barducci- non potrà essere fatto in Italia perché ci saranno meno soldi, e quei pochi a disposizione non saremo in grado di spenderli a causa del patto di stabilità. La situazione è molto seria e preoccupante, dobbiamo far sapere che non si può fare programmazione per il futuro: alla fine succederà che lo Stato avrà anche dei bilanci perfetti ma avrà creato un deserto, un impoverimento delle comunità locali e di conseguenza una fatica maggiore, senza investimenti, verso la ripresa. E’ una situazione che abbiamo già denunciato e contro cui ci ribelleremo”.

Come si può convincere il governo a fare marcia indietro? “Noi il tentativo lo abbiamo fatto a più riprese senza avere dei riscontri positivi: il problema è che siamo di fronte a un nuovo accentramento da parte dello Stato di risorse e di funzioni: il governo secondo me ha scelto di chiudere, anche in modo violento, una stagione legata alle autonomie locali e al rilancio delle comunità. Credo che sia una scelta assolutamente negativa e contro cui sosterremo una battaglia non solo politico-istituzionale, ma anche culturale. Non dobbiamo dimenticare, infatti, che in questi ultimi anni gli enti locali hanno dato un contributo importante al risparmio e alla razionalizzazione”. Barducci spiega in cosa pecca il governo: “Quello che non capisce il governo è che da noi sono venuti veri e propri piani che hanno diminuito e razionalizzato la spesa pubblica, in termini di personale e costi di gestione, trasparenza ed efficacia dell’azione di governo sul territorio. Sono tagli lineari a tutti gli effetti e al danno si aggiunge la beffa: gli enti che si sono comportati bene e sono stati virtuosi saranno più penalizzati di quelli che non hanno lavorato”.

Barducci precisa poi alcuni punti: “Noi a Firenze non abbiamo costruito il festival delle società partecipate: ne abbiamo alcune ma abbiamo sempre lavorato con molta sobrietà in questa direzione: quello che abbiamo è quello che ci serve per gestire i servizi. Penso per fare un esempio all’Agenzia Fiorentina per l’Energia, che è utile per alcuni progetti di miglioramento del risparmio energetico. Anche in questo caso ci troveremo a dover riconsiderare tutto il meccanismo organizzativo e non sarà facile, oltretutto perché metteremo a rischio una parte di occupazione. E’ un problema in più. Io- conclude il presidente della Provincia di Firenze- spero che il Parlamento faccia il suo mestiere una volta tanto, entri nel merito e corregga gli aspetti del decreto che sono più penalizzanti per le autonomie locali”.

CATTANEO (PAVIA): E’ UNA BATTAGLIA CULTURALE AL MOMENTO PERSA – “Purtroppo arriveremo al paradosso: chi in questi anni ha fatto già efficienza non ha davvero più margini di manovra e magari dovrà tagliare servizi come il trasporto pubblico, la spesa sociale o la spesa per l’istruzione’. Ecco, secondo il sindaco di Pavia, Alessandro Cattaneo, interpellato dalla Dire, gli scenari che si apriranno con l’approvazione del secondo decreto sulla spending review. ‘In concreto si tratterà di questo- aggiunge- più in generale l’aspetto peggiore sarà l’annullamento di ogni riconoscimento per chi ha saputo amministrare in modo intelligente e virtuoso. E’, insomma, prima di tutto una battaglia culturale al momento persa’.

Per quanto riguarda le società partecipate e la loro ‘esistenza a rischio’, Cattaneo spiega che ‘l’unico faro, in questo caso come in tutti gli altri, dovrebbe essere la qualità e la puntualità del servizio reso. Servirebbero, inoltre, indicatori di merito per poter colpire chi non porta risultati aggredendo le relative sacche di inefficienza, con l’obiettivo di premiare e sostenere chi investe bene secondo una logica industriale vincente’.

Per il sindaco di Pavia ‘si sta spegnendo’ anche ‘la speranza’ per i comuni di riuscire a convincere il governo sulla razionalizzazione della spesa ‘C’è la sensazione di essere oggetto di un pregiudizio negativo, di essere considerati solo centri di spesa en on è sempre così. I Comuni, in un’ottica di razionalizzazione e ottimizzazione delle risorse e delle spese, hanno già fatto tanto e sono quotidianamente sottoposti a misure difficili da sopportare, anche e soprattutto perché il cittadino vede nel Comune in chi lo amministra il riferimento più immediato al quale chiedere conto dell’attività di governo”.

MANZI (LEGAUTONOMIE LAZIO) ‘MANTENERE SPECIFICITÀ DELLA CAPITALE’ – “Pur pensando che l’istituzione delle citta’ metropolitane, e relativa soppressione delle province, sia un passo in avanti, ci sono comunque dei punti di debolezza nella normativa che andrebbero cambiati’. Cosi’ Bruno Manzi, presidente di Legautonomie Lazio, sintetizza il tema della spending review legata agli enti locali, a margine del convegno ‘Roma citta’ metropolitana e il resto?’, che si è svolto a Roma. ‘Ci sono due punti critici, due problemi importanti- ammonisce Manzi-. Il primo e’ che la mancata conservazione delle competenze su edilizia scolastica e mercato del lavoro, che prima erano delle province, rischia di diventare fonte di inefficienza e di grande peggioramento nella qualita’ dei servizi. Il secondo invece e’ legato alla rappresentativita”. Per il presidente di Legautonomie Lazio, infatti, ‘l’elezione indiretta di presidente e consiglio delle citta’ metropolitane, sara’ totalmente inadeguata per un ente che svolge funzioni di governo e che puo’ imporre anche delle tasse. Si tratta di una cosa impensabile, che determinera’ un privilegio per gli elettori del capoluogo che avranno da soli la facolta’ di eleggere il presidente’.

Ma come si declina la specificita’ di una capitale con l’istituzione delle citta’ metropolitane? Anche qui Manzi e’ piuttosto critico e spiega: ‘Questa caratteristica e’ fondamentale. Roma, infatti, non puo’ essere omologata alle altre citta’ metropolitane, ma deve ricevere competenze adeguate al suo status, come del resto sancisce l’articolo 114 della Costituzione’