Enti locali e gioco d’azzardo, i pericoli delle slot machines

25 giugno 2012 | Pubblicato in: News
Il presidente nazionale di Legautonomie e sindaco di Pisa Marco Filippeschi: “Servono provvedimenti urgenti”
Il settimanale di approfondimento tematico a cura di Legautonomie e Agenzia Dire si occupa questa settimana della diffusione del gioco d’azzardo nei territori urbani, in vista del convegno che si svolgerà a Roma lunedì 25 giugno nella sede della Provincia di Roma.
Gli interventi di: Marco Filippeschi, sindaco di Pisa e presidente nazionale Legautonomie; Achille Variati, sindaco di Vicenza; Maurizio Fiasco, sociologo esperto della Consulta nazionale antiusura e consulente di Legautonomie; Attilio Simeone, avvocato e coordinatore nazione del ‘Cartello Insieme contro l’Azzardo’; Anna Miotto, componente della commissione Affari sociali della Camera.
FOCUS/ Enti locali e gioco d'azzardo, i pericoli delle slot machines

ROMA – Sono tre milioni gli italiani a rischio patologico sui quindici complessivi che abitualmente giocano d’azzardo. Il dato, reso noto recentemente dal ministro della Salute, Renato Balduzzi, prende in esame la larghissima diffusione negli ultimi mesi delle cosiddette ‘ludopatie’ (termine che però fa storcere il naso agli esperti del settore), un fenomeno sul quale si sta alzando l’attenzione non solo delle associazioni del settore ma anche delle parti politiche. Perché il confine tra gioco e dipendenza e’ sempre piu’ sottile.

Anche il Parlamento si è messo al lavoro: alla Camera è stato infatti presentato un disegno di legge che prevede, tra le varie linee guida, l’inserimento della ludopatia tra le malattie per cui è previsto l’intervento della sanita’ pubblica, la facoltà per i sindaci di vietare l’apertura di sale da gioco in luoghi sensibili, il controllo più efficace della liquidita’ mobilitata, mentre sono allo studio anche misure di prevenzione e per regolamentare gli spot sui media oltre che l’accesso dei minori a i giochi con vincite in denaro.

Proprio il ruolo dei sindaci è sotto la lente di ingrandimento del convegno organizzato da Legautonomie, in programma lunedì prossimo a Roma, e in cui si cercherà di impostare in modo appropriato le iniziative dei poteri locali. Risposte a un problema che sta mettendo in difficoltà gli enti locali, con i territori che da dieci anni a questa parte sono stati ‘invasi’ da installazioni e aree destinate al gioco d’azzardo. Sono infatti 400mila gli apparecchi automatici, 14mila le agenzie di raccolta delle scommesse, senza contare l’offerta di ‘alea’ situata presso bar, ristoranti, alberghi e negli uffici postali, mentre si stima che nel 2012 nelle abitazioni, divenute terminali di sistemi informatici di azzardo on line, si consumeranno oltre 20 miliardi di euro. Si tratta di una diffusione capillare che ha generato problemi di pertinenza delle amministrazioni comunali, provinciali e delle Asl, costretti però a fare i conti con le ricadute sociali, economiche e urbanistiche.

Un caso emblematico è rappresentato dalla ‘crociata’ del comune di Verbania, fermato dal Tribunale amministrativo piemontese che non solo gli ha contestato una regolamentazione relativa all’orario di attivazione di slot machines e videopoker, ma gli ha anche notificato una richiesta di risarcimento danni di oltre 1 milione e 300mila euro presentata dall’azienda che gestiva le installazioni. Il sindaco, Marco Zacchera, difese la sua iniziativa spiegando che si trattava di una scelta di ‘carattere socio-sanitaro, a difesa di chi si rovina e non capisce che giocando in modo forsennato è condannato a perdere salute, pensioni e stipendio’. Secondo i giudici amministrativi, dunque, non è compito delle amministrazioni locali legiferare ma devono piuttosto affidarsi agli interventi dello Stato. Ecco perché è sempre più urgente una normativa precisa in materia, per dare strumenti operativi chiari agli enti locali.

FILIPPESCHI (sindaco di Pisa e presidente Legautonomie): SERVONO PROVVEDIMENTI URGENTI – Problemi sociali e di ordine pubblico. Da alcuni anni sono queste le problematiche con cui devono fare i conti i comuni. Lo dice Marco Filippeschi, sindaco di Pisa e presidente di Legautonomie, alla vigilia del convegno che si propone di rispondere al grido d’allarme degli enti locali.

‘Negli ultimi anni c’è stato un aumento spaventoso dei giochi d’alea, soprattutto nelle medie e grandi città, sia da un punto di vista quantitativo sia qualitativo, con una diversificazione dell’offerta mirata a un allargamento della platea dei giocatori, penso ai videopoker nella maggior parte dei bar, i gratta e vinci pubblicizzati negli uffici postali.

I problemi per i Comuni sono molteplici, sicuramente sociali anche per l’aumento di situazioni patologiche, ma non sono da sottovalutare quelli di ordine pubblico. I Comuni, interpretando il loro mandato costituzionale di rappresentanti della collettività nonché il loro potere di disciplinare le funzioni urbane primarie, penso alla Legge quadro sulla sicurezza sociale, la n.328 del 2000, devono poter disporre dei poteri necessari ad attuare misure di tutela degli interessi generali delle collettività’. Filippeschi lo spiega con un esempio: ‘Nella bozza di legge delega sulla riforma fiscale sono previste misure volte a tutelare i minori dalla pubblicità dei giochi e a disciplinare opportunamente l’ubicazione dei locali adibiti a giochi sul territorio. E’ chiaro che questa norma di principio generale dovrà tradursi in concreti poteri regolamentari a disposizione delle amministrazioni locali. Siamo di fronte ad un paradosso: da un lato gli enti locali devono garantire la sicurezza urbana, e tenere in considerazione la libertà d’impresa, dall’altro non hanno alcun potere né d’indirizzo, né regolativo, né ispettivo. I comuni pagano solo le ricadute, soprattutto quelle sociali’.

I comuni hanno le mani legate: ogni volta che introducono delle regolamentazioni, c’è il rischio di qualche ricorso. Gli enti locali come possono intervenire? Quale può essere la loro linea d’azione? ‘La situazione in cui si trovano gli enti locali è delicata – dice Filippeschi – i comuni devono poter regolare e indirizzare lo sviluppo del territorio senza rischiare di essere multati come è successo al sindaco di Verbania per aver limitato l’orario di attivazione delle slot machine. Abbiamo pensato per questo di organizzare il convegno di lunedì a Roma nelle sede della Provincia: per mettere a disposizione dei Comuni, di Province e Regioni un complesso di proposte e di misure di supporto per impostare in modo appropriato le iniziative dei poteri locali. Parleremo dell’impiego degli strumenti amministrativi esistenti, per regolare le attività e per ridurre l’impatto del gioco d’azzardo sull’ordinato svolgimento delle funzioni urbane, e parleremo anche di progettazione di nuovi atti aventi efficacia normativa. Altro tema è la preparazione allo svolgimento di azioni di tutela delle autonomie locali in forma coordinata o associata verso i poteri centrali (Governo e Parlamento) e regionali. Ne parleremo con amministratori e con esperti del settore’.

Cosa si può chiedere al Governo e al Parlamento? ‘Il Parlamento si sta occupando da pochi mesi di approfondire il tema. Occorrono provvedimenti urgenti, il riconoscimento ad esempio del Gioco d’Azzardo Patologico nel Livelli Essenziali d’Assistenza, la devoluzione di poteri alle Regioni e soprattutto il ripristino di poteri ai Comuni. Si potrebbe discutere- conclude di prevedere una compartecipazione comunale all’ imposizione fiscale del gioco d’azzardo’.

VARIATI (sindaco di Vicenza): E’ UN FAR WEST – Un atto ‘senza precedenti’ per non restare fermo ad ‘aspettare le novita’ legislative pur promesse da parlamento e governo’. Così il sindaco di Vicenza, Achille Variati, presentava poco più di un mese fa la decisione di vietare la pubblicità del gioco d’azzardo nel suo comune. Un atto di forza capace di sfidare eventuali ricorsi pur di ‘proteggere i miei concittadini da una piaga sociale che distrugge individui e sfascia famiglie’.

Come è andata a finire, sindaco Variati? La deliberà è stata poi approvata dal Consiglio comunale? ‘Dopo aver varato un regolamento comunale e una variante urbanistica per limitare la proliferazione delle sale giochi e scommesse, vietando l’apertura di nuove attività a meno di 500 metri da luoghi sensibili come ad esempio le scuole, il Consiglio comunale ha approvato a fine maggio il divieto di pubblicità del gioco d’azzardo sul territorio comunale. Perché?

Perché – spiega Variati all’agenzia Dire – soprattutto in tempi di crisi, messaggi che invitano a tentare la fortuna per risolvere i problemi economici sono da considerare come un pericolo per la salute dei cittadini.

Ci sono infatti disoccupati, giovani, anziani, le fasce più vulnerabili della popolazione che buttano nel gioco i pochi euro che hanno e sprofondano in un baratro di disperazione che si chiama ‘ludopatia’, rovinandosi per inseguire la vincita che cambia la vita. Questa è un’emergenza sociale, un problema di salute pubblica che come autorità sanitaria ho il dovere di affrontare con decisione’.

Ci sono stati dei ricorsi da parte delle aziende che gestiscono il settore? ‘A fine mese saremo al Tar, chiamati in giudizio insieme alla questura per il ricorso di due agenzie cui era stata bloccata l’apertura. Ma quel ricorso – precisa il sindaco di Vicenza – probabilmente non avrà seguito, perché nel frattempo la situazione è cambiata: la questura, infatti, ha modificato la propria linea, autorizzando le aperture. E così il Comune ha inviato diffide a sei sale giochi e scommesse che erano state autorizzate dalla questura, imponendo di non aprire per violazione delle norme urbanistiche, in seguito alla variante approvata dal Consiglio comunale. Una di queste sale ha aperto lo stesso ignorando la diffida, e quindi abbiamo revocato l’agibilità dei locali per la violazione. Prevedo che sarà una battaglia dura, anche a livello legale perché ci aspettiamo altri ricorsi al Tar. Ma per noi è una battaglia di civiltà, una battaglia per la tutela della salute dei cittadini. Una battaglia che vale la pena combattere fino in fondo’.

Quali possono essere le mosse degli enti locali, considerando che hanno le mani legate dalla normativa? ‘Le Amministrazioni comunali – denuncia Variati – sono state lasciate sole dallo Stato: è necessaria una regolamentazione per questo settore, perché la ludopatia causa devastazioni alle persone, alle famiglie, alla comunità. Secondo le statistiche gli italiani sono ai primi posti nelle classifiche mondiali per soldi giocati all’anno pro capite, e a Vicenza il numero di ‘drogati del gioco’ in cura nei centri specializzati è raddoppiato negli ultimi due anni. E i luoghi dove giocare proliferano: a Vicenza – fa sapere Variati – una ventina di sale sono già in attività e ci sono altre sette richieste per nuove aperture. Lo ripeto: qui non si tratta di fare crociate, stiamo parlando della tutela della salute dei cittadini. Dovrebbe essere detto chiaramente a chi gioca che ‘il banco vince’ come sui pacchetti di sigarette c’è scritto ‘il fumo uccide’. Se lo Stato se ne infischia, un sindaco ha l’obbligo di intervenire’.

Quale intervento si può chiedere al Governo e al Parlamento? E i cittadini che ruolo possono assumere? ‘Governo e Parlamento – insiste il sindaco – devono smetterla di stendere tappeti rossi per l’apertura di queste attività e devono regolamentare un settore dove regna il far west. E’ facile capire perché a Roma fanno finta di niente: il gioco d’azzardo nel 2011 ha prodotto un giro d’affari di oltre 70 miliardi di euro, con entrate massicce per le casse dello Stato. Ma quanto costerà in futuro tutto questo? Quanti ludopatici dovranno essere curati a spese del sistema sanitario pubblico? Quanti italiani si saranno trasformati da forza produttiva a un peso per la società? Quante famiglie saranno state rovinate? I cittadini possono fare molto per scongiurare quella che non esito a definire una piaga sociale. A Vicenza la nostra battaglia è iniziata proprio dalla segnalazione di un gruppo di cittadini preoccupati per l’apertura di una sala giochi e scommesse a pochi metri da una scuola. Governo e Parlamento – conclude Variati – farebbero bene ad ascoltare i cittadini, come facciamo noi sindaci’.

FIASCO: ECCO I PROBLEMI PER I COMUNI – La diffusione del gioco d’azzardo ha un impatto “diretto e in varie forme” sulla sicurezza delle città. “Ha creato un tessuto di insediamento per la criminalità strutturata che controlla una parte delle installazioni e delle sale da gioco, oltre a interferire nei movimenti economici in generale legati alle scommesse”. Lo sottolinea all’agenzia Dire il sociologo esperto della Consulta nazionale antiusura e consulente di Legautonomie, Maurizio Fiasco. “Sono in funzione in Italia oltre 400mila apparecchi automatici. In pratica, è impossibile un adeguato controllo amministrativo: troppo capillare la loro diffusione sul territorio. Una semplice addizione di quelli censiti, nel corso di indagini sulla criminalità infiltrata nel settore, mostra che almeno il 10% è risultato alterato. Proprio l’aleatorietà dei controlli permette alla malavita di espandere il raggio d’’azione: attraverso l’’installazione, la manutenzione e la manomissione delle macchinette. Non dimentichiamo poi l’aumento della vulnerabilità all’estorsione, dovuta al moltiplicarsi dei soggetti che muovono denaro a cui imporre la protezione”. Vi si aggiungano l’usura e il riciclaggio collegati. D’altronde più si moltiplicano i luoghi dove si concentra denaro contante, più aumenta la presenza della criminalità, sia comune che organizzata. Più bersagli facili per rapine e furti, ovvero una galassia di reati molto diffusi e frequenti”. Di fronte a un fenomeno con conseguenze “così impattanti i comuni per la prima volta si ritrovano senza alcun peso regolativo, ispettivo, autorizzativo”. E non si tratta di un errore, spiega Fiasco, ma “è una ‘colpa’: così è stato previsto, ogni anno, nelle leggi finanziarie che hanno via via introdotto dei nuovi giochi. Il dominus assoluto delle procedure è l’Amministrazione autonoma dei Monopoli di Stato (Aams). In breve, i comuni sono stati proprio esclusi. Chi voglia aprire una sala per il bingo a Belluno, basta che si faccia autorizzare dall’’Aams, a Roma, senza dover passare per una verifica d’impatto ambientale da parte del comune’.

E le proposte per arginare questo problema? “Senza aspettare una legge che da qualcuno è richiesta, ma che non si farà, almeno a breve, mi limiterei a poche cose. Prima di tutto, nella prossima legge di stabilità o nella delega fiscale si potrebbe introdurre una norma affinché i comuni e le regioni siano interpellati e il loro parere sia vincolante per l’organizzazione, la quantità e la compatibilità di queste attività di gioco con il normale svolgimento della vita urbana. Poi- spiega Fiasco- va affrontata la questione dei ricorsi presentati al Tar contro i comuni che hanno tentato di regolare gli orari delle attività: il caso più eclatante è quello di Verbania, dove regolamento municipale è stato cancellato da una sentenza dei giudici amministrativi (anche perché il sindaco non si è costituito in giudizio). Inoltre finora non si sono motivati i regolamenti facendo riferimento alla norma del decreto ‘sicurezza’ del 2008 che attribuisce una competenza diretta al comune in materia di sicurezza del territorio locale. Se un ente locale dimostra che le attività di azzardo costituiscono un pericolo non già per l’ordine pubblico, che è di competenza dello Stato, ma per la sicurezza urbana, ha tutti i titoli per poter emettere delle ordinanze. I ricorsi ci possono stare, ma bisogna contrastarli. A Bolzano, per esempio, il ricorso è stato presentato alla Corte Costituzionale (è una provincia autonoma) e la sentenza lo ha respinto. Se ci sono problemi di tutela delle fasce sociali deboli e di sicurezza urbana o di gestione del traffico, la competenza delle amministrazioni locali prevale sul diritto di fare business”.

Su questo punto e su altre implicazioni anche a carattere nazionale del boom del gioco d’’azzardo, denuncia Fiasco, manca una diffusa consapevolezza. “Un problema grave e trascurato, ad eccezione della commissione antimafia nella sua relazione approvata dal Senato lo scorso 4 ottobre. Occorre focalizzare l’’attenzione senza finire in alto mare chiedendo mega-leggi organiche che poi non verranno approvate. Bisogna puntare su pochi punti elementari e di più facile attuazione. Altrimenti proseguirà un inspiegabile e sospetto diniego del problema’.

SIMEONE: CONTRO L’AZZARDO UNICO ATTACCO DALLE AUTONOMIE LOCALI – ‘Prima di tutto voglio ribadire che la sentenza di Verbania non esiste per l’argomento che stiamo trattando, perché ci sono dei profili di responsabilità che non è possibile tralasciare. Ovvero, il comune che decide di non costituirsi in giudizio: scelta legittima ma che contraddice il motivo stesso che aveva portato all’emanazione di un regolamento verso alcuni punti critici, come la tutela dei minori nelle fasce orarie più a rischio della giornata’. Così Attilio Simeone, avvocato e coordinatore nazione del ‘Cartello Insieme contro l’Azzardo’, fa chiarezza sul caso di Verbania che, nel bene e nel male, ha fatto da spartiacque nel rapporto tra gli enti locali e la questione del gioco d’azzardo.

‘Questo caso– aggiunge- ha creato un forte allarme soprattutto tra i piccoli comuni, che in molti casi hanno ricevuto diffide dalle concessionarie di giochi d’azzardo a rimuovere questi regolamenti sulla base proprio della sentenza di Verbania che invece, e basta leggerla, non dice assolutamente nulla. E possiamo dire che da un punto di vista etico c’è sicuramente un concorso di colpa, oltretutto consideriamo il principio che impone alle parti di non sottoporre a un giudice la stessa questione per due volte. Ora, se mai questo fenomeno dovesse trovare continuità in quella realtà sociale, a quali strumenti si affiderà il Comune di Verbania, non potendo più adire il giudice?’.

Ma quali poteri hanno i comuni? ‘I sindaci hanno un potere derivato dal decreto legislativo 267 del 2000, che disciplina la loro attività e la loro facoltà di emettere ordinanze per far fronte a situazioni di emergenza. Effettivamente hanno delle difficoltà legislative perché non c’è una disciplina ad hoc creata per queste problematiche che consenta agli amministratori di intervenire direttamente, e oltretutto i controlli sono affidati all’Aams, che per sua stessa ammissione non ha personale sufficiente per fare verifiche. Purtroppo- dice l’avvocato- a livello centrale c’è molta confusione, il Parlamento non si sta occupando di queste cose che hanno un’importanza prioritaria. Per questo abbiamo capito che l’unico punto d’attacco al problema può partire dal basso, dalle autonomie locali. Dalla potestà dei sindaci in tema di sicurezza urbana e tutela dei minori e delle fasce più deboli della cittadinanza. Purtroppo si cita sempre il caso di Verbania ma va ricordata una sentenza poco conosciuta della Corte Costituzionale, la 300 del 2011, che conferma la competenza dello Stato nella disciplina dei giochi, ma in tema di tutela di minori sancisce la possibilità di intervento diretto dei comuni. Tantissimi amministratori – spiega Simeone – lo stanno già facendo, e questa strategia si può portare avanti dotando le ordinanze di elementi inattaccabili come l’aspetto sociologico, legale, quello collegato alla medicina con il riconoscimento della patologia del gioco d’azzardo. Proprio su questo punto stiamo spingendo con il ministro della Salute, Balduzzi, e con quello della Cooperazione sociale, Riccardi, con i quali ci incontriamo spesso e probabilmente presto arriveremo all’approvazione di una legge sul tema’. Infine, un appello e una precisazione. ‘Dovremmo tutti prendere consapevolezza che l’azzardo non è un gioco: noi contestiamo l’uso del termine ‘ludopatia’, ovvero della ‘malattia del gioco’, a favore dell’espressione gioco d’azzardo patologico perché i concessionari cominciano ad avere paura di questi termini, controproducenti per loro, e non è un caso se sempre più spesso, da un mese a questa parte, vengono chiamati ‘giochi di abilità’. Ma dove sono l’abilità e il controllo dietro a una slot machine?’.

MIOTTO (commissione Affari sociali Camera deputati): DARE AI SINDACI I POTERI DEI QUESTORI – ‘Abbiamo presentato un programma per un’indagine conoscitiva che si è chiusa circa due settimane fa dopo due mesi di audizioni e ora mi appresto a predisporre la relazione finale entro il mese di luglio in cui individueremo strumenti appropriati e progetti di legge, proposte per affrontare la tematica in maniera conveniente’. Così Anna Miotto, componente della commissione Affari sociali della Camera, fa il punto sulle iniziative in Parlamento per regolamentare il gioco d’azzardo e il rapporto tra i concessionari e gli enti locali.

‘Per i comuni- spiega la deputata- si tratta di una situazione paradossale: possono decidere dove un parrucchiere può aprire la propria attività ma non possono intervenire su una sala giochi’. La soluzione, per concludere, ‘è cambiare la legge, bisogna conferire agli amministratori locali i poteri che oggi sono dei questori. Forse sono mancate finora delle proposte efficaci ma la consapevolezza della gravità del problema c’è e per capirlo basta vedere quante volte abbiamo affrontato il tema in questi ultimi mesi’.