Risorse e vincoli: le linee guida per gli enti locali virtuosi

4 giugno 2012 | Pubblicato in: News
Il direttore generale di Legautonomie, Loreto Del Cimmuto: “Assicurare trasparenza”
Il settimanale di approfondimento tematico a cura di Legautonomie e Agenzia Dire si occupa questa settimana di federalismo e autonomia finanziaria, amministrare e rendicontare la virtuosità finanziaria nelle amministrazioni comunali, in vista del convegno organizzato da Legautonomie, Bureau van Dijk, Farneti & Padovani, e il Comune di Cesena che si svolgerà alla fine di giugno.
Gli interventi di: Giuseppe Farneti, docente di Politiche e strategie delle pubbliche amministrazione all’Università di Bologna; Emanuele Padovani, professore associato di Programmazione e Controllo nelle A.P. Università di Bologna; Loreto Del Cimmuto, direttore generale di Legautonomie; Paolo Lucchi, sindaco del Comune di Cesena.
 

ROMA – Ripensare le risorse e adattarle alle nuove esigenze. Chiudere i rubinetti ma fare i conti con il blocco dei pagamenti alle aziende e lo stop agli investimenti per obbedire alla legge del pareggio di bilancio. Non è una vita facile quella degli enti locali al tempo della crisi. Mai come oggi le amministrazioni comunali e provinciali hanno il dovere di pensare alla salute delle loro casse, sotto la lente di ingrandimento del governo ma anche dell’opinione pubblica. E così i tagli effettuati dallo Stato con le ultime manovre finanziarie e un maggior rigore dei vincoli legati al patto di stabilità obbligano gli enti locali a rivedere il loro raggio d’azione. In altre parole, si tratta di fare necessità virtù e inseguire gli obiettivi con meno risorse disponibili.

Ma come fare tutto questo? Come conciliare le esigenze e i doveri? Senza dubbio un aiuto prezioso potrebbe venire dall’individuazione di strumenti operativi per gestire e monitorare le politiche di bilancio, effettuando un’analisi della situazione economico-finanziaria del comune e delle società partecipate amministrate. Così come sarebbe utile un confronto obiettivo con altre realta territoriali, siano esse limitrofe o nazionali. Tutti punti all’ordine del giorno di un convegno promosso da Legautonomie, Bureau van Dijk, Farneti & Padovani, inizialmente promosso per lunedì prossimo a Cesena ma rinviato alla fine di giugno dopo il terremoto che ha colpito le zone dell’Emilia.

FARNETI: CON IL NOSTRO SISTEMA AVREMO LE ‘TOP LIST’ – “Il sistema che esporremo insieme al professor Padovani, durante la tavola rotonda, servirà per fare una graduatoria finalmente esaustiva dei comuni virtuosi, indicandone le componenti”. Così Giuseppe Farneti, docente di Politiche e strategie delle pubbliche amministrazione all’Università di Bologna, intervistato dalla Dire.

Professore, ci può illustrare il vostro metodo? “Si tratta di un sistema di benchmarking fondato su variabili che vanno dalla considerazione della sana gestione finanziaria dell’Ente, attraverso il suo bilancio opportunamente analizzato, alla considerazione delle partecipazioni, anch’esse analizzate e pesate. Quest’ultimo aspetto, quello delle società partecipate, incide molto sui comuni. Ad esempio, il comune di Parma, si trova in difficoltà anche per i costi delle stesse. Si tratta di una piccola rivoluzione, perchè questi dati prima non venivano presi in esame sistematicamente nella valutazione della performance degli enti locali, mentre il rating era ed è legato a sistemi di valutazione non sempre trasparenti e comunque costosi”.

Si parla tanto di autonomia negata ai comuni. Ma in un periodo di crisi, per razionalizzare i costi, non sarebbe meglio utilizzare delle direttive uniche e certe dallo Stato centrale? “Io all’autonomia ci credo. Alle direttive statali credo molto meno. Per adesso lo Stato ha dimostrato di spendere male,peggio degli enti locali. Certo è che stanno arrivando dei segnali nazionali positivi, mi riferisco al lavoro che sta facendo la Corte dei Conti, all’azione di governo indirizzata a una revisione della spesa (da estendere alle autonomie locali), alla normativa anticorruzione in corso di approvazione (con la prevedibile ridefinizione del sistema dei controlli interni). Sono elementi fondamentali, che mettono in luce la necessità di ridefinire i sistemi di valutazione della performance economico-finanziaria, particolarmente in chiave di controllo strategico, anche per rivalutare il ruolo della politica. Detto questo i dati dimostrano che esistono tante amministrazioni virtuose, al di là dei luoghi comuni, sia al Nord che al Sud…”.

Un luogo comune, questo, che vale anche al contrario: esistono pessime amministrazioni anche al Nord… “Anche questo è vero, in misura superiore a quanto normalmente si pensi e dimostra appunto che non si tratta di un problema relativo al mezzogiorno. Una buona autonomia e una buona amministrazione possono coesistere. Dobbiamo dare una mano a coloro che, per atteggiamento culturale, si propongono di utilizzare al meglio le risorse e di soddisfare i loro cittadini-elettori: il sistema di misurazione dei risultati che presentiamo, grazie alla disponibilità della banca dati Aida Pa, si pone in questa direzione. L’analisi che ne consegue può rappresentare quel ‘cruscotto di monitoraggio’ che sino ad ora è mancato”.

PADOVANI: IL PATTO DI STABILITA’ UN RISCHIO PER GLI ENTI IN BUONA SALUTE– “Il patto di stabilità serve come ‘maquillage’ contabile-statistico e di fatto rischia di avvicinare al baratro anche i comuni che godono di un’ottima salute finanziaria. Per crescere l’autonomia degli enti locali dev’essere vera e non solo sulla carta”. Emanuele Padovani insegna e studia Programmazione e controllo nelle amministrazioni pubbliche all’Università di Bologna e presso altri istituti europei, e dà alla Dire la sua ricetta per incentivare le amministrazioni virtuose.

Professore perchè secondo lei il patto di stabilità è un ‘trucco’? “Perchè si tratta di un espediente contabile-statistico che di fatto serve a colmare deficit di bilancio che non necessariamente appartengono al comune stesso, ma ad altri, piuttosto che alle regioni o allo Stato. Ecco perchè dico che il patto di stabilità è un ‘maquillage’ contabile che di fatto, nel nome della solidarietà fra pubbliche amministrazioni, rischia di avvicinare al baratro anche i comuni che godono di un’ottima salute finanziaria. Ciò mina alla base il principio del pago-vedo-voto, poiché i Sindaci sono di fatto impossibilitati ad ‘autoprogrammarsi’ e quindi non possono mantenere le promesse fatte alla propria comunità. L’autonomia degli enti locali dev’essere vera e non solo sulla carta. Ed è necessario poter misurare lo stato di salute di ciascun Comune per poter scindere fra, ad esempio, i Comuni che pur avendo ben gestito le proprie risorse finanziarie sono impossibilitati a fare investimenti e a pagare i fornitori di infrastrutture per colpa del patto di stabilità, e quegli enti che sono in obiettive difficoltà finanziarie’.

Le tecniche che verranno presentate agli amministratori durante l’incontro organizzato da Legautonomie sono “già utilizzate da gran parte degli istituti bancari per sapere, fra l’altro, se accettate allo sconto le fatture delle aziende che vantano un credito con i fornitori della Pubblica amministrazione”. La proposta è quella di spiegare le opportunità sia gestionali sia di trasparenza nei confronti della comunità amministrata che una tale misurazione offre. “Differentemente dalle agenzie di rating, il sistema presentato è disponibile in modo immediato per tutti gli oltre 8 mila Comuni d’Italia e si fonda solo su dati di bilancio certificati”. Il metodo è unico e i dati sono quelli ufficiali di bilancio, quindi non c’è spazio per ‘manovre’ sui giudizi forniti. Inoltre, la valutazione travalica i confini del Comune, per includere anche le aziende partecipate. “Il nostro sistema analizza nel complesso lo stato del Comune aggiungendo i dati sulle municipalizzate per avere così degli strumenti utili per valutare lo stato di salute finanziaria complessivo”.

DEL CIMMUTO: ASSICURARE TRASPARENZA– “Considerando le scarse disponibilità di risorse e i vincoli del patto di stabilità interno, acquista sempre più importanza la valutazione dello stato di salute finanziaria di un ente locale nell’ambito delle attività di programmazione e di monitoraggio degli equilibri di bilancio”. Loreto Del Cimmuto, direttore generale di Legautonomie, spiega così il difficile contesto in cui vanno a inserirsi gli strumenti operativi utili per gli amministratori locali.

E l’utilità riguarda anche la “tempestività e la capacità di conformarsi alle disposizioni sempre mutevoli che vengono dettate dallo Stato centrale, ai diversi parametri di virtuosità, e la necessità di dotarsi di strumenti in grado assicurare una certa flessibilità di adeguamento”. Per Del Cimmuto “c’è poi la questione della trasparenza, che oggi non è assicurata dai tradizionali strumenti di bilancio e invece è un aspetto molto sensibile che sta a cuore ai cittadini. L’uso che si fa delle risorse pubbliche e il rendiconto della propria attività oggi è la discriminante decisiva per la formazione del consenso politico. Questi strumenti rappresentano anche un formidabile strumento di comunicazione politica nei confronti dei cittadini”.

Il direttore di Legautonomie spiega infine che questi sono “strumenti gestionali che aiutano a governare meglio, dando agli amministratori un quadro più veritiero sull’andamento reale degli equilibri di bilancio, in modo da prevenire per tempo eventuali disallineamenti come la collocazione del comune fuori dai parametri di virtuosità ed evitare di dover soffrire più duramente gli effetti delle sanzioni”.

LUCCHI: UN AIUTO ANCHE PER NOI ‘VIRTUOSI’ – Il suo è un comune “collocabile tra quelli che hanno lavorato con equilibrio negli ultimi anni”. Ma per Paolo Lucchi, sindaco di Cesena, gli strumenti presentati da Farneti e Padovani “sono utili anche a noi, c’è sempre da imparare e da crescere”. Soprattutto perché “i cittadini ci chiedono che nelle nostre città ci sia sempre un grande equilibrio. Quando questo non si verifica bisogna fermarsi e rivedere qualcosa”. Anche un comune virtuoso come quello di Cesena si trova a fare i conti con le difficoltà legate all’introduzione dell’Imu, a una normativa ancora poco chiara, e in modo particolare con il patto di stabilità.

“Abbiamo molti vincoli – spiega il sindaco – dobbiamo spendere meno e meglio le nostre risorse rispetto al passato. Tutti gli strumenti che ci consentono di andare in questa direzione e ottimizzare il lavoro per rispondere a queste esigenze, sono i più utili al mondo. Noi abbiamo un bilancio per fortuna sano, ma quello che ci mette di più in difficoltà è il patto di stabilità con i suoi vincoli”. E le cifre parlano chiaro: “Abbiamo credo la bellezza di 30 milioni di euro – precisa Lucchi – che potremmo spendere ma che in realtà non possiamo utilizzare per pagare le imprese”. Purtroppo le conseguenze non hanno tardato a manifestarsi: “Abbiamo costruito un sistema di verifica online da parte delle imprese dei tempi di pagamento. Per conto nostro ci eravamo attestati su trenta giorni, ma proprio nelle ultime settimane purtroppo abbiamo dovuto spiegare loro che d’ora in poi le pagheremo il prossimo anno”.

Lucchi non critica il patto di stabilità in sè, quanto piuttosto il modo in cui viene applicato. “Io continuo a contestare il fatto che sia applicato con le stesse modalità per i comuni virtuosi, come il nostro, e a comuni che invece hanno un indebitamento altissimo e che non sarebbero in grado di spendere risorse proprie. Io – conclude il sindaco di Cesena – provo a teorizzare che gli enti con risorse proprie dovrebbero avere un patto di stabilità meno rigido rispetto a quello attuale, gli altri dovrebbero avere qualche vincolo in più”.