FOCUS/ Imu, il 31 maggio a Venezia sindaci e imprenditori protestano

29 maggio 2012 | Pubblicato in: Appuntamenti, News
Il presidente nazionale di Legautonomie e sindaco di Pisa, Marco FIlipeeschi: “Vogliamo creare sviluppo”
Il settimanale di approfondimento tematico a cura di Legautonomie e Agenzia Dire si occupa questa settimana della manifestazione attesa a Venezia il prossimo 31 maggio, che vedrà scendere in piazza, assieme ai cittadini, sindaci, imprese e associazioni.
FOCUS/ Imu, il 31 maggio a Venezia sindaci e imprenditori protestano

A Venezia per dire basta. I sindaci non vogliono più essere considerati come i ‘gabellieri’ dello Stato e i ‘gendarmi’ di un potere centrale ‘incapace di autoriformarsi’. L’appuntamento è per il 31 maggio a Venezia per la manifestazione di protesta dei primi cittadini, uniti per chiedere al Governo ‘la crescita del Paese’, la ‘modifica dei vincoli del Patto di stabilità’ e la ‘revisione dell’attuale impianto dell’Imu’.

Ma in piazza, per l’evento promosso dall’Anci e a cui ha aderito anche Legautonomie, non ci saranno solo gli amministratori locali. All’appello hanno aderito anche il mondo del lavoro, dell’associazionismo e delle imprese, oltre che i singoli cittadini. Tutti vogliono affermare che esiste la necessità di imprimere una svolta decisiva alla politica economica del Governo: i comuni si sentono sottovalutati, vittime di scelte che li relegano a ruoli lontani da quelli garantiti dalla Costituzione. Anche perché si tratta di scelte che non tengono conto, spiegano i sindaci, delle preziose potenzialità in termini di sviluppo e rilancio dell’economia. In altre parole, non c’è crescita ‘con la mortificazione’. Quello di Venezia sarà l’ultimo atto di una protesta che prosegue da mesi e che unisce trasversalmente le parti politiche, passando dal grido d’allarme e arrivando a sfiorare la disobbedienza fiscale.

A Venezia per dire basta. I sindaci non vogliono più essere considerati come i ‘gabellieri’ dello Stato e i ‘gendarmi’ di un potere centrale ‘incapace di autoriformarsi’. L’appuntamento è per il 31 maggio a Venezia per la manifestazione di protesta dei primi cittadini, uniti per chiedere al Governo ‘la crescita del Paese’, la ‘modifica dei vincoli del Patto di stabilità’ e la ‘revisione dell’attuale impianto dell’Imu’.

Ma in piazza, per l’evento promosso dall’Anci e a cui ha aderito anche Legautonomie, non ci saranno solo gli amministratori locali. All’appello hanno aderito anche il mondo del lavoro, dell’associazionismo e delle imprese, oltre che i singoli cittadini. Tutti vogliono affermare che esiste la necessità di imprimere una svolta decisiva alla politica economica del Governo: i comuni si sentono sottovalutati, vittime di scelte che li relegano a ruoli lontani da quelli garantiti dalla Costituzione. Anche perché si tratta di scelte che non tengono conto, spiegano i sindaci, delle preziose potenzialità in termini di sviluppo e rilancio dell’economia. In altre parole, non c’è crescita ‘con la mortificazione’. Quello di Venezia sarà l’ultimo atto di una protesta che prosegue da mesi e che unisce trasversalmente le parti politiche, passando dal grido d’allarme e arrivando a sfiorare la disobbedienza fiscale.

FILIPPESCHI: VOGLIAMO CREARE SVILUPPO – ‘L’appuntamento del 31 maggio a Venezia indetto dall’Anci rimette al centro il ruolo che le autonomie possono e devono avere per creare sviluppo e garantire la coesione sociale’. Così Marco Filippeschi, sindaco di Pisa e presidente di Legautonomie, intervistato dalla Dire aderisce alla manifestazione della prossima settimana, convinto che ‘sarà un momento molto significativo per ribadire quello che da tempo chiediamo con forza, cioè nuove regole per l’applicazione dell’Imu e del Patto di stabilità interno’. Per Filippeschi ‘questo centralismo senza riforme allontana i cittadini dalle istituzioni, al Paese serve una svolta, l’esito delle amministrative indica chiaramente un malessere che sale dal basso e coinvolge sempre più persone’.

La ricetta che i sindaci chiederanno scendendo in piazza è chiara: ‘Liberare almeno le risorse che molti comuni hanno già a disposizione nelle proprie casse, e che sono bloccate per il Patto di stabilità interno, significa rimettere in moto lavoro, occupazione, investimenti, welfare, oltre che abbassare le tasse locali. I servizi essenziali per le famiglie – spiega Filippeschi – sono a rischio e gli investimenti sono in caduta libera, siamo di fronte ad un crollo senza precedenti delle spese di investimento pari nel solo 2010 al 16,9% in meno per i comuni e al 15,5% in meno nelle province. La messa a disposizione di fondi per le imprese con la possibilità di certificare i propri crediti verso le amministrazioni attraverso l’intervento del sistema bancario è un passo avanti ma non può bastare. Chiediamo a Monti la modifica strutturale del Patto di stabilità, una ridefinizione degli obiettivi e dei meccanismi che potrebbero consistere nel raggiungimento dell’equilibrio di parte corrente ed in un limite concertato allo stock di debito’.

Per il presidente di Legautonomie ‘le risorse che possono essere liberate dai vincoli del patto potrebbero essere finalizzate ad investimenti strategici in infrastrutture materiali e immateriali indispensabili per la crescita e la competitività – dalla banda larga alla formazione fino alle infrastrutture per la mobilità – con interventi concertati con le regioni e il sistema delle autonomie locali. Si tratta di una prospettiva agganciata anche alla ricerca di un accordo in sede europea sulle misure per rilanciare la crescita’.

Nel caso ci fosse una chiusura da parte del Governo, si potrebbe arrivare uno sciopero fiscale da parte dei sindaci? ‘Non credo che la via maestra sia la disobbedienza civile o fiscale- dice Filippeschi- occorre decidere insieme, sindaci da una parte e governo dall’altra, come vogliamo questo Paese, che sta sprofondando. I dati diffusi dall’Istat pochi giorni fa sono allarmanti, l’Italia è sempre più povera, meno occupazione, meno salari, meno welfare. I cittadini non ce la fanno più. Il Paese è in piena recessione e pensare di risolvere la situazione escludendo il sistema delle autonomie dal tavolo decisionale o procedere in netto contrasto con le richieste avanzate dai sindaci non ha alcun senso. Noi siamo stati scelti dai cittadini e siamo i rappresentanti più vicini al territorio: abbiamo chiaro qual è la situazione reale del paese. Le autonomie locali- conclude- sono parte essenziale dello Stato e motori possibili di crescita’.

DELRIO: ALLENTIAMO IL PATTO DI STABILITA’ – Imu e patto di stabilità. I comuni chiedono di incassare il 100% dell’imposta municipale e un allentamento del patto interno, scorporando dal calcolo almeno parte degli investimenti. Sono questi i temi sui quali si sono confrontati il leader dell’Anci, Graziano Delrio, e il premier Mario Monti nel corso di un tavolo a Palazzo Chigi al quale hanno partecipato anche diversi sindaci e ministri.

L’incontro è stato interlocutorio, l’unica risposta del governo è stata quella di programmare un nuovo tavolo entro i primi giorni di giugno, probabilmente l’11. Nonostante questo il numero uno dell’Anci registra la disponibilita’ ‘nuova e vera del presidente Monti e dei suoi collaboratori’ a iniziare perlomeno un dialogo e una ‘collaborazione’. Delrio comunque non sembra intenzionato ad accettare altri rinvii tanto che si spinge ad annunciare ‘la sospensione dei rapporti’ e ‘la rottura istituzionale’ nel caso in cui ‘non dovessero arrivare risposte concrete da parte dell’esecutivo’. Nel frattempo, il sindaco di Reggio Emilia conferma la manifestazione del 31 maggio a Venezia. Sull’Imu, comunque, prima dell’anno prossimo sarà difficile immaginare interventi. Il 18 giugno scatta la prima rata e per avere una stima sull’andamento del gettito occorrerà attendere almeno una ventina di giorni.

I comuni vogliono incassare il 100% dell’imposta su tutti gli immobili?

Dovranno come minimo aspettare la fine dell’anno per immaginare variazioni del Tesoro. Delrio lo sa, lo ammette, ma continua comunque a chiedere con forza ‘un cambio radicale dell’Imu per concedere una vera autonomia finanziaria agli enti locali’.

Capitolo investimenti. Qui i tempi potrebbero essere più stretti ma non dipende da Roma. E’ infatti l’Europa a dover dare segnali sulla ‘golden rule’ proposta proprio dal premier Monti per conteggiare diversamente gli investimenti in infrastrutture all’interno del patto di stabilità.

ORSONI (SINDACO VENEZIA): COMUNI IN DIFFICOLTÀ – Il 31 a Venezia i sindaci scendono in piazza con associazioni e imprenditori. La Dire ha intervistato il sindaco della città veneta, Guido Orsoni
Un nuovo importante segnale da inviare al governo… “Il nostro obiettivo e’ quello di attirare l’attenzione, non solo del governo, sui problemi che questa crisi ha riversato sulle amministrazioni locali. E’ un segnale: l’osservanza delle regole su patto di stabilita’ e sull’Imu ci ha messo e ci sta mettendo in grandissima difficolta’. A partire dal fatto che si decide di chiamare un’imposta formalmente ‘municipale’, quando in realta’ si tratta di un’imposta statale”.

Il governo Monti sembra voler tirare comunque dritto sulla questione. Se, nonostante la manifestazione, doveste rimanere inascoltati, cosa farete? “Questo lo decideremo dopo. Intanto voglio sottolineare che noi, come associazione di comuni, siamo delle istituzioni dello Stato che faranno la loro parte fino in fondo. Non siamo degli oppositori al governo siamo degli stimoli, nel fare meglio. Noi pretendiamo il riconoscimento dell’autonomia perche’ siamo i primi terminali della democrazia, i piu’ vicini e sensibili al termometro civico. Per questo crediamo che il governo non possa non tener conto delle nostre proposte”.

Alcuni comuni hanno deciso di scontare l’Imu dalla prima casa dei residenti. A Venezia questo sara’ possibile? “Sono riflessioni che si fanno. Tutti noi vogliamo venire incontro alle esigenze della gente. Si tratta di imposte calate dall’alto che non tengono conto di varie realta’. Certo in relazione alle singole situazioni cercheremo di riequilibrare la tassa nell’interesse del cittadino”.

MEROLA (SINDACO BOLOGNA): I SINDACI NON SONO I SINDACALISTI – Il governo deve convincersi che non siamo i sindacalisti dei comuni, ma rappresentiamo delle citta’. Siamo delle istituzioni che vogliono condividere idee per la crescita”. Cosi’ Virginio Merola, sindaco di Bologna, a pochi giorni dalla grande manifestazione che vedra’ i comuni riuniti a Venezia, parla con la Dire del nuovo braccio di forza tra governo e enti locali: quello sull’Imu.

Virginio MerolaSindaco Merola lei e’ stato uno dei primi, con una lettera, a sollevare la questione ‘Imu’ con il governo: cos’e’ cambiato da quel 20 maggio? “Intanto abbiamo ottenuto l’eliminazione di grandi ingiustizie. Era prevista l’Imu anche sulle case popolari. Erano alloggi pubblici e doverci pagare anche questa tassa sopra, per noi era una beffa nell’ingiustizia. Abbiamo ottenuto un primo risultato, segno che la protesta serve. Il confronto con il governo e’ aperto e con la manifestazione di Venezia ci sara’ l’occasione per fare un passo avanti. Detto questo, sull’Imu noi chiediamo di cominciare a distinguere, perche’ si tratta di una tassazione statale che ci riduce ad esattori. E poi bisognera’ aprire una prospettiva di autonomia degli enti locali, oggi e’ scomparso il termine federalismo ed e’ a rischio questa ‘autonomia’. Infine, anche sul patto di stabilita’ e’ necessario aprire i cancelli: non si puo’ soffocare l’economia in un recinto. Piu’ in generale il governo deve convincersi che non siamo degli interlocutori, non siamo sindacalisti dei comuni, ma rappresentiamo delle citta’. Siamo delle istituzioni che vogliono condividere idee per la crescita”.

L’Anci ha annunciato che vorrebbe occuparsi lei della riscossione della tassa, e bypassare cosi’ Equitalia. Non crede questo potrebbe complicare il tutto invece che semplificare la riscossione? “Questo e’ un dibattito aperto. Da questo punto di vista noi a Bologna non abbiamo gia’ piu’ Equitalia e ci siamo rivolti ai privati. Bisognera’ poi valutare quale sara’ la soluzione piu’ efficace. Ci sono diverse idee in campo, staremo a vedere”.

Alcuni sindaci hanno annunciato che sconteranno L’Imu sulla prima casa per i residenti. Questo puo’ essere possibile anche a Bologna? “Noi sulla prima casa applichiamo l’Imu al 4 per mille quindi quei soldi vanno tutti allo Stato. Ormai siamo al 90% di entrate autonome come comune ci resta un 10% dei trasferimenti statali, se si cogliesse la proposta di ridurre l’Imu noi siamo prontissi a rinunciare a quel 10%. in altre parole bisogna aprire una prospettiva di autonomia vera. L’Imu e’ nata male perche’ in realta’ e’ una tassa statale. Noi ci mettiamo la faccia con i cittadini e siamo prondi ad assumerci le nostre responsabilita’ ma dev’essere chiaro qual e’ lo strumento di tassazione. Noi siamo riusciti a non aumentare l’Imu ma aumentando di parecchio le cifre previste sulle attivita’ produttive e su quelle commerciali ahime’ in un periodo di crisi”.