Quote rosa, più donne nelle giunte locali per battere la crisi

21 maggio 2012 | Pubblicato in: News
La deputata e sindaco di Roncade Simonetta Rubinato, ufficio di presidenza di Legautonomie: “Un provvedimento purtroppo necessario”
Il settimanale di approfondimento tematico a cura di Legautonomie e Agenzia Dire si occupa questa settimana di riequilibrio delle rappresentanze di genere nei consigli e nelle giunte degli enti locali e nei consigli regionali.
Gli interventi di: Rossana Mori, sindaco di Montelupo Fiorentino; Simonetta Rubinato, deputata del Pd e sindaco di Roncade, provincia di Treviso; Alessia Morani, assessore alla Pubblica istruzione della Provincia di Pesaro; Daniela Gasparini, sindaco di Cinisello Balsamo.
FOCUS / Quote rosa, più donne nelle giunte locali per battere la crisi

Più donne nelle giunte e nei consigli degli enti locali. E’ questo il risultato della votazione che l’8 maggio scorso ha visto approvare alla Camera dei deputati la proposta di legge per una maggiore rappresentanza femminile anche nei Comuni italiani. Il provvedimento è stato votato a larga maggioranza (372 sì, 21 no e 48 astenuti quasi tutti del partito della Lega Nord) ed è arrivato proprio alla vigilia delle amministrative, che hanno visto i comuni andare al voto con una scarsa rappresentanza femminile, sia nelle liste elettorali che tra le elette. La proposta di legge, presentata l’11 maggio del 2010 recepisce sei testi precedentemente presentati sulla stessa materia che vedono una presenza trasversale tra i primi firmatari, non solo a livello politico. Insomma, donne e uomini uniti per un maggiore equilibrio delle rappresentanze di genere. Ora il testo è all’esame del Senato.

Secondo il testo della proposta di legge, gli statuti degli enti locali dovranno definire entro sei mesi dal varo finale del testo, norme volte alla promozione di pari opportunità tra i sessi nelle giunte e negli organi collegiali nonchè degli enti, aziende ed istituzioni da essi dipendenti. Vengono previste misure promozionali dell’equilibrio dei sessi nell’accesso alle cariche elettive, agli organi esecutivi ed agli uffici pubblici.

Nei comuni più piccoli (fino a 5.000 abitanti) è prevista una misura minima di garanzia in base alla quale nelle liste dei candidati per le elezioni dei consigli deve essere assicurata la rappresentanza di entrambi i sessi. Nei comuni con popolazione compresa tra 5.000 e 15.000 abitanti, si introduce una quota di lista, in virtù della quale nessuno dei due sessi può essere rappresentato in misura superiore ai due terzi. In caso contrario, la commissione elettorale cancellerà i nomi dei candidati appartenenti al genere più rappresentato, procedendo dall’ultimo della lista.

Una misura particolarmente significativa riguarda poi le preferenze di genere: sarà possibile esprimere due preferenze per i candidati a consigliere comunale. In tal caso, però, una deve riguardare un candidato di sesso maschile e l’altra un candidato di sesso femminile della stessa lista, altrimenti è previsto l’annullamento della seconda preferenza. Gli stessi principi valgono anche nei consigli dei comuni con popolazione superiore a 15.000 abitanti. Il testo approvato stabilisce poi che, nel rispetto del principio di parità di genere, l’atto di nomina delle giunte comunali e provinciali garantisca la presenza di entrambi i sessi.

Il problema delle quote rose non riguarda solo l’Italia e non riguarda solo la politica. Nei mesi scorsi il commissario alla Giustizia dell’Unione Europea, Viviane Reding, aveva sollecitato le aziende a nominare più donne nei propri uffici, fino ad arrivare a una quota del 40 per cento. Il nostro Paese, stando agli ultimi dati disponibili, con una presenza pari al 6,7% fa meglio solo di Cipro, Malta, Ungheria, Lussemburgo e Portogallo. In testa alla classifica la Finlandia (27,1%). Per quanto sarà irraggiungibile?

MORI: LE DONNE SONO UN’OPPORTUNITA’ – ‘Avere un riferimento normativo può aiutare le donne ad avere un ruolo in una società che secondo me ha molto bisogno del punto di vista femminile’.
La pensa così Rossana Mori, sindaco di Montelupo Fiorentino, intervistata dalla Dire. ‘Soprattutto in una situazione come quella attuale abbiamo bisogno di idee nuove, di una certa pragmaticità che è una dote estremamente presente in quasi tutte le donne. Non a caso anche il governo Monti ha una significativa presenza femminile in ruoli chiave e non nei soliti dedicati alla famiglia, al welfare’. Qualche perplessità, però, su un provvedimento che arriva dall’alto invece che essere espressione di un vero cambiamento culturale: ‘Il fatto di imporre quote rosa- aggiuge il sindaco- non significa non tenere conto del merito, una ‘discriminante’ che deve essere applicata anche al mondo maschile. Ovviamente sarebbe stato indice di maggiore civiltà, intelligenza e maturità non dover arrivare a questa soluzione normativa. Però credo che il ricambio possa passare per qualche forzatura normativa. Forse è stata anche colpa delle donne e della loro minore competitività: spesso hanno accettato di essere meno rappresentate e rappresentative perché non interessate alla gestione del potere ma piuttosto a mettersi a disposizione di un progetto’.

Ma è davvero così difficile per una donna accedere a dei posti di rappresentanza negli enti locali? ‘Se il partito che le sostiene lo fa con l’obiettivo di eleggerle a classe dirigente- spiega Mori- le donne hanno tantissimi argomenti per presentarsi agli elettori e fare presa. Il fatto di presentare una donna, di lasciarla parlare agli elettori, sicuramente dà un maggior senso di vicinanza alle problematiche dei cittadini, di questo sono convinta. Come sono convinta che in una società come quella attuale, improntata all’immediatezza, le donne possiedono uno strumento eccezionale anche di comunicazione: devono razionalizzare i tempi, non possono girare intorno all’obiettivo senza colpirlo. Tutto questo trasforma le donne in un ulteriore freccia all’arco della politica. Purtroppo però, va anche detto che le poche donne arrivate a essere davvero rappresentative spesso hanno poi assunto i comportamenti degli uomini. E’ sbagliato, perché dobbiamo far valere le nostre caratteristiche e non puntare all’omologazione. C’è ancora un po’ di strada da fare, ma se guardiamo anche all’Europa notiamo che dove c’è stato un vero cambiamento è stata scelta una donna’.

Il vero problema, semma è quello della gestione dei tempi. ‘Quelli della politica sono improntati alle necessità espresse dai maschi. Mentre le donne, continuando a farsi anche carico delle situazioni familiari, non possono avere troppo tempo a disposizione e soprattutto le questioni che riguardano l’organizzazione di riunioni nelle tarde ore della sera. Però credo che questo non possa rappresentare un limite perché dove abbiamo la capacità di decidere possiamo dire che le riunioni si fanno in un orario che ci consenta di tornare a casa e occuparci della famiglia. Ovviamente bisogna anche cambiare la mentalità di chi ci sta intorno: capire che c’è un maggiore bisogno di flessibilità, di divisione dei compiti domestici. Ma alla fine c’è soddisfazione nel capire che con le nostre scelte possiamo incidere in positivo sulla qualità della vita dei cittadini che amministriamo. Ne vale la pena spenderci un po’ di tempo…’.

RUBINATO: UN PROVVEDIMENTO PURTROPPO NECESSARIO – ‘Un incentivo purtroppo necessario’ per le donne. Così Simonetta Rubinato, deputata del Pd e sindaco di Roncade, in provincia di Treviso, intervistata dalla Dire sul provvedimento normativo che assume una grande importanza in Italia, rimasta indietro rispetto agli altri Paesi europei per quel che riguarda la partecipazione femminile. ‘Non si tratta di imposizione dall’alto- spiega il sindaco- ma di un incentivo che si rende purtroppo necessario, soprattutto in certe aree del Paese, visto che la parità di genere fa fatica ad affermarsi anche in campo politico. Poiché la questione femminile è un tema di equità e di giustizia, oltre che un importante tema per lo sviluppo economico, con queste norme la democrazia non arretra, ma avanza’.

Sono molte però le voci, anche femminili, che esprimono perplessità e vedono nelle cosiddette ‘quote rosa’ un modo per scavalcare il principio del merito e ridurre la presenza delle donne in posti strategici a una semplice questione di numeri. ‘Le donne- obietta Rubinato- rappresentano oltre la metà della popolazione italiana e tutta una serie di indicatori ci dicono che studiano e sono brave. Non ci sarebbe neanche motivo di parlare di questo argomento, se non fosse che sulla loro effettiva partecipazione siamo parecchio indietro. In ogni caso le donne che saranno elette negli enti locali non saranno imposte: anche con la possibilità della doppia preferenza saranno scelte con il voto degli elettori e quindi serve che siano persone valide e stimate. Quanto alla loro nomina in Giunta, mi chiedo: gli assessori maschi oggi vengono scelti davvero solo sulla base di merito e competenza?’.

Piuttosto, per le donne il vero problema resta quello di conciliare i vari impegni quotidiani, dalla vita familiare a quella professionale. Insomma, il modello donna multitasking non è facile da portare avanti, soprattutto se mancano collaborazione e politiche dedicate. ‘Al contrario degli uomini, molto spesso le donne ai vertici hanno rinunciato alla famiglia o comunque non ce l’hanno. Non deve essere così e proprio per questo è necessaria anche una maggiore rappresentanza politica femminile, che dovrebbe essere un obiettivo della democrazia sulla base dei criteri della competenza e della neutralità di genere. Se le donne hanno capacità riescono, in ogni campo, e quindi anche in quello politico. Il problema- conclude Rubinato- è semmai che bisognerebbe creare le condizioni sul piano familiare di dare loro le stesse opportunità che oggi hanno gli uomini, soprattutto in termini di servizi sociali’.

MORANI: UN PROBLEMA CULTURALE – “Riguardo alla questione delle quote rosa penso personalmente che in un Paese avanzato non dovrebbe servire un provvedimento che prevede legislativamente la rappresentanza dei generi” spiega alla Dire, Alessia Morani, assessore alla Pubblica istruzione della Provincia di Pesaro, e aggiunge: “Purtroppo, però, in Italia, vista la bassa rappresentanza a tutti i livelli delle donne, credo sia necessario che si preveda un meccanismo che consenta una forte iniezione di donne in tutte le istituzioni locali e nazionali”. Il problema italiano, prosegue Morani “è fondamentalmente di natura culturale che può essere facilmente riscontrato in altri ambiti oltre quello politico, un esempio su tutti riguarda le carriere professionali delle donne (a parità di titoli le donne percepiscono una retribuzione più bassa e i ruoli apicali sono occupati per la stragrande maggioranza da uomini)’.

La Camera ha licenziato un provvedimento importante sul ‘bilanciamento’ della presenza femminile… ‘L’approvazione di questo testo è importante perchè segna un piccolo passo avanti per riuscire a colmare il gap di rappresentanza femminile nelle istituzioni, sarebbe stato forse più coraggioso prevedere la parità nei generi. In provincia la giunta è composta da 8 assessori di cui 2 donne (Pd), il consiglio è composto da 30 consiglieri e vede presenti 6 donne (4 Pd e 2 Pdl)’.

La presenza delle donne in politica e nelle istituzioni può essere una grande opportunità in questo momento di grave crisi politica, sociale ed economica del paese? “Le donne possono portare un vento di forte novità attraverso un modo di interpretare il bene comune diverso che ha una prospettiva differente da quello dei nostri rappresentanti uomini. Essere donna nelle istituzioni significa introdurre prassi e metodi nuovi, significa spostare il punto di vista nelle questioni, significa dare un altro ordine di priorità nelle politiche pubbliche, significa mettere a disposizione la concretezza e il talento delle donne per il paese. Forse non saremmo in questa situazione se ci fossero state più donne nei ruoli chiave e nelle stanze dei bottoni’.

L’onorevole Crosetto del Pdl si è detto pronto a pagare di tasca sua una diaria a Nicole Minetti purchè si dimetta dal ruolo di consigliere regionale… “Quella vicenda ferisce tutte coloro che si impegnano in politica sacrificando affetti e lavoro. Francamente la diaria la darei a quelle donne che lavorano nei centri anti-violenza e nelle associazioni che si occupano dei bambini malati. Per il resto lascio decidere al suo partito di appartenenza’.

GASPARINI: LE DONNE HANNO VINTO NUMEROSE BATTAGLIE – “A partire dagli anni Sessanta abbiamo vinto numerose battaglie per i diritti civili, acquisendo diritti e parità fondamentali e guadagnandoci la libertà con continui sacrifici e lotte quotidiane. Oggi questo percorso non si è concluso, va avanti, deve proseguire, senza facili scorciatoie, per tutte noi”. Così Daniela Gasparini, sindaco di Cinisello Balsamo, intervistata dalla Dire sull’integrazione di genere nel lavoro e nelle istituzioni Italiane.
“Il punto di vista femminile è essenziale nel buon governo- spiega Gasparini-, nella mia giunta è stata rispettata l’assoluta parità tra uomini e donne nell’assegnazione degli assessorati, per me era una condizione essenziale a cui non avrei mai potuto rinunciare. Essere donna assicura un approccio particolare alla gestione della cosa pubblica, e credo che possa fare ancora la differenza.”
E se nell’Italia dei ‘nativi digitali’, c’e’ chi pensa sia un po’ anacronistico parlare ancora di quote rosa, il sindaco di Cinisello Balsamo non ci sta e taglia corto: “Purtroppo le donne fanno ancora fatica a ricavarsi uno spazio nella politica, abbiamo conquistato in realtà un ruolo nella società in un tempo molto recente, basta pensare che fino al 1948 le donne non avevano nemmeno il diritto di voto. Le cosiddette ‘quote’ rappresentano una modalità per ‘forzare il sistema’ affinché si abbia realmente la parità di genere nella rappresentanza politica, non averla significherebbe depotenziare il sistema stesso perdendo una grande occasione per un miglioramento e rimanendo dunque con una società ‘monoculturale’. Si tratta a mio parere di misure necessarie con, però, una temporalità precisa”.
Infine una riflessione sulle cronache recenti, sulle ‘olgettine’, sulle intercettazioni, su delle ragazze che sembrano pronte a tutto pur di avere potere e notorieta’: “Ricordo la mia partecipazione alla prima manifestazione nazionale ‘Se non ora quando’, ero tra i relatori che salirono sul palco di Milano in Piazza Castello. Ho firmato anche l’appello lanciato dalla Cgil Lombardia denominato ‘Mobilitiamoci per ridare dignità all’Italia’. Non si può restare in silenzio di fronte al degrado e alla deriva dell’etica pubblica cui una certa classe dirigente sta condannando l’Italia. E’ necessario lanciare un segnale forte, di condanna e soprattutto di presa di coscienza. E lo dico da donna che si è sempre battuta, nel movimento femminista prima, e all’interno dei partiti poi, per l’uguaglianza e il rispetto dei diritti delle donne”.