Riformare le istituzioni e rilanciare l’economia, insieme si può

14 maggio 2012 | Pubblicato in: News
Il presidente di Legautonomie Umbria Claudio Fallarino: “Togliere i vincoli del patto di stabilità”
Il settimanale di approfondimento tematico a cura di Legautonomie e Agenzia Dire si occupa questa settimana di “Riforme istituzionali e rilancio dell’economia”, in occasione del Convegno organizzato da Legautonomie, la Provincia di Perugia e dall’Upi che si tiene oggi a Perugia presso il Palazzo della Provincia.
Gli interventi di: Claudio Fallarino, consigliere alla Provincia di Perugia e presidente di Legautonomie Umbria; Franco Asciutti, consigliere alla Provincia di Perugia e senatore del Pdl; Antonio Saitta, presidente della Provincia di Torino e vicepresidente Upi.

ROMA – In bilico tra necessità e utopia, forse è meglio parlare di una sfida. La domanda, in tempi di crisi più che mai attuale, riguarda un obiettivo inseguito da decenni e cammina parallela al debito italiano: si possono riformare le istituzioni e rilanciando contemporaneamente l’economia? Le risposte verranno dal convegno organizzato venerdì a Perugia da Legautonomie, Unione delle Province italiane e la stessa Provincia di Perugia.

Durante il dibattito verrà esaminata il percorso normativo attuale ancora aperto sulla riforma delle province, tenendo sempre in considerazione il quadro impostato con la riforma del Titolo V della Costituzione, che riguarda il decentramento amministrativo e il federalismo fiscale. Un tema che oggi sembra superato o addirittura dimenticato.

Quello che appare evidente, comunque, è un pensiero comune: le province vanno riformate, ma ‘senza demagogia e con serietà’. Eliminando gli sprechi e puntando a una organizzazione migliore delle risorse per avere efficienza istituzionale. Rilanciare l’economia si può.

ASCIUTTI (SENATORE PDL): BASTA, NON SI PUO’ RILANCIARE ECONOMIA SOLO CON I TAGLI – ‘Non si può rilanciare l’economia pensando solo al risparmio. Eliminando però gli sprechi e le spese improduttive è possibile attuare un rilancio delle province’. Ne è convinto il consigliere provinciale e senatore del Pdl Franco Asciutti, intervistato dall’agenzia Dire. ‘E’ possibile, ad esempio, intercettare risorse affinché anche l’istituzione provinciale possa operare sulla linea degli investimenti che riguardano infrastrutture, strade, scuole, le quali indubbiamente producono lavoro e possono, anche se di poco, aiutare il rilancio dell’economia. In tal senso, vanno azzerate le spese deficitarie di tanti immobili delle province, i cui canoni di affitto eccedono in modo davvero anomalo e atipico. Sarebbe invece più corretto vendere immobili improduttivi e con il recupero di queste risorse comprare uffici utili alla comunità’.

Indubbiamente il patto di stabilità rappresenta un ostacolo che lascia ‘certamente ben poco’ margine di libertà agli enti locali. ‘Mi auguro- spiega Asciutti- che il governo Monti forzi la mano all’Europa per utilizzare risorse finalizzate ad investimenti anche superando il Patto di stabilità, posto certo a garanzia del debito pubblico, ma che talvolta blocca risorse finanziarie che servono a far ripartire l’economia del territorio’. Ma non c’è solo il patto di stabilità: “Forse uno tra gli ostacoli principali è il sentimento che si è andato ingenerando nella comunità italiana sulla presunta inutilità della istituzione provincia. Tutto ciò è dovuto esclusivamente anche ad una cattiva informazione mediatica che demagogicamente ha spesso scaricato sui costi dell’istituzione provinciale quello che è il cattivo uso del danaro pubblico speso a tutti i livelli”.

A questo punto resta aperta una questione: è meglio abolire o lasciare le Province? “Né l’uno né l’altro. Resto convinto della importantissima funzione e del ruolo di cerniera che la provincia svolge tra ente locale e regione. Chiaramente dobbiamo razionalizzare il numero per tornare alla individuazione di territori provinciali idonei e adeguati a svolgere un serio servizio ai cittadini. A mio avviso – conclude Asciutti – bene hanno fatto gli elettori sardi ad abrogare con referendum le ultime nuove province in quanto non hanno migliorato i servizi ma hanno solo raddoppiato i costi”.

SAITTA: PROLIFERAZIONE PROVINCE SENZA SENSO – “Sono d’accordissimo con il popolo sardo: negli ultimi decenni sono nate province disabitate che non hanno senso”. Ne è convinto Antonio Saitta, presidente della Provincia di Torino e vicepresidente Upi, che in vista del convegno di venerdi’ a Perugia dal titolo ‘Riforme istituzionali e rilancio dell’economia’, fa il punto in un’intervista all’agenzia Dire. Presidente, quali sono le proposte dell’Unione delle province italiane per rilanciare l’economia?

‘La prima necessità è pagare i fornitori e aiutare così le aziende. Stiamo parlando di ditte che hanno costruito strade e ristrutturato scuole. Le amministrazioni locali devono avere l’obbligo di occuparsi della sicurezza dei cittadini con questi, eppure per via del patto di stabilita’ non possono pagare o avviare altri interventi del genere. Stiamo parlando quindi di un problema che non e’ solo economico ma coinvolge anche la sicurezza. A volte poi succede che queste imprese si rivolgano giustamente alla magistratura, che puntualmente gli da’ ragione e ci costringe a pagare anche le spese legali. Quindi il rigore del patto non porta certo a un risparmio per lo stato’. A proposito di sprechi, in Sardegna e’ appena passato, con un’affluenza record, un referendum che taglia le province. Probabilmente, in questo periodo di crisi, se si riproponesse a livello nazionale verrebbero abolite del tutto…

“Come Upi siamo sempre stati contrari alla province nate negli ultimi decenni. Sono realtà che spesso coincidono con territori piccoli e disabitati. Questi enti senza senso devono sparire e sono d’accordissimo con il popolo sardo e la sua scelta. Certo e’, che se si vuole fare una spending review come si deve, bisogna tagliare anche altri enti inutili…” Qualche esempio? “E’ pieno di uffici periferici dello Stato, a cominciare dalle prefetture, che proliferano in Italia e sono degli inutili sprechi. Negli ultimi decenni poi è nata una serie di enti con compiti che possono benissimo essere delegati a comuni, province e regioni. Con la Bocconi abbiamo stimato che grazie alla razionalizzazione di questi enti e all’accorpamento delle province, lo Stato potrebbe risparmiare fino a cinque miliardi”.

FALLARINO: TOGLIERE I VINCOLI DEL PATTO DI STABILITA – “Non solo si possono riformare le istituzioni rilanciando al tempo stesso l’economia, ma si deve farlo’. La pensa così Claudio Fallarino, consigliere alla Provincia di Perugia e presidente di Legautonomie Umbria, il quale però si sofferma sugli aspetti critici che un percorso del genere prevede. ‘La riforma delle province, che ancora non si sa bene come si svilupperà, rischia di togliere l’aspetto di coordinamento che queste avevano rispetto ai comuni. E dobbiamo anche capire – spiega Fallarino – se gli stessi comuni, che probabilmente dovranno prendere in mano alcune competenze delle province, saranno in grado di svolgere ogni compito e gestire le politiche territoriali in maniera compiuta. Secondo me no. E per politiche territoriali non parlo solo di questioni urbanistiche, per esempio, ma anche di quelle ambientali, relative alla formazione… L’elenco è lunghissimo. Credo che questo sia un punto critico su cui riflettere pensando alle cosiddette unioni dei comuni. Tanto più considerando che neanche le stesse province, se dovesse passare la bozza di riforma che le trasforma in enti di secondo livello, forse sarebbero adatte per svolgere le mansioni precedenti”.

Resta da capire la direzione che si vuole prendere per rilanciare l’economia. La sensazione è che non basti affidarsi a un’operazione di semplici tagli per recuperare fondi, ma che ci sia bisogno di un percorso ragionato e strutturato. “In un Paese normale – dice Fallarino – le riforme non si fanno risparmiando, anche se purtroppo oggi in Italia questa è un’ulteriore strada da percorrere. Resto però dell’idea che le riforme, soprattutto se riguardano ambiti istituzionali, debbano avere una visione a 360 gradi e non focalizzarsi eliminando a cascata prima le comunità montane, poi le province e così via. E’ come sfogliare lentamente una margherita fino a rischiare di non avere più un petalo. Quello che noi teniamo a dire, anche organizzando il convegno di Perugia, è che le istituzioni locali sono un motore per l’economia e una delle cose prioritarie da fare è svincolare il più possibile gli enti dal patto di stabilità affinché si possa mettere in circolo un po’ di denaro liquido sotto forma di lavoro per dare fiato all’economia. Pensiamo solo al fatto che oggi gli enti sono costretti a non pagare i lavori richiesti per non sforare il patto. Poi il governo potrebbe cambiare alcune impostazioni economiche, andando a recuperare risorse da altre parti affinché si possa abbassare il debito”. Se non si agisse in questa direzione, di fronte abbiamo “il pericolo che al Paese possano bastare i tecnici della ragioneria generale dello Stato per governare l’Italia. Che invece – conclude Fallarino – ha bisogno di scelte politiche, fatte da chi rappresenta i cittadini all’interno delle istituzioni”.