Legautonomie: “Il ddl anti-corruzione è un passo avanti, ma attenzione…”

23 aprile 2012 | Pubblicato in: News
Il presidente di Legautonomie Filippeschi: “La prevenzione è l’arma migliore per gli enti locali”
Il settimanale di approfondimento tematico a cura di Legautonomie e Agenzia Dire si occupa questa settimana del ddl anti-corruzione all’esame delle Commissioni giustizia e affari costituzionali della Camera.
Gli interventi di: Marco Filippeschi, presidente Legautonomie e sindaco di Pisa; Oriano Giovanelli, membro della commissione Affari costituzionali alla Camera; Claudio Oberlechner, presidente di ‘Diritti e partecipazione onlus’; Alessandro Cattaneo, sindaco di Pavia; Mario Maiolo, presidente Legautonomie Calabria.
 
ROMA – Nuovi reati e inasprimento delle pene. Sono queste le principali novità contenute nell’emendamento al ddl anti-corruzione depositato martedì scorso alle commissioni Affari costituzionali e Giustizia della Camera dal ministro Paola Severino. La modifica principale riguarda la ‘corruzione per l’esercizio della funzione’, che potrebbe essere punita non più con 2-4 anni ma con 1-5 anni, con la conseguenza che il reato entrerà a far parte di quelli sottoposti all’uso di intercettazioni. Inoltre il ‘traffico di influenza’ non andrà più a sostituire il millantato credito ma si aggiungerà ad esso con l’articolo 346 bis, e si prevede che la ‘confisca per equivalente’ possa ricadere su tutti i proventi criminosi, con applicazione anche nelle condanne per peculato e concussione. Per quanto riguarda le altre pene, verrà introdotta la corruzione tra privati, perseguita d’ufficio e punita con detenzione da 1 a 3 anni. Stessa pena per il traffico di influenze, mentre sale a 4 anni il massimo della pena per abuso d’ufficio e a 4 anni il minimo della pena per il peculato. Tutti numeri che consentiranno un allungamento dei termini di prescrizione, a tutt’oggi la principale causa di impunità per chi si è macchiato di questi reati. Ora il cammino del ddl proseguirà il 4 maggio, termine ultimo per la presentazione dei sub-emendamenti, mentre le commissioni sono state riconvocate per l’8 maggio.

Si tratta di un primo giro di vite per arginare un fenomeno che, secondo i recenti dati presentati dalla Corte dei Conti, provoca un danno allo Stato quantificabile in almeno 60 miliardi di euro, con una costante crescita della corruzione che si è ormai ‘insediata e annidata nelle pubbliche amministrazioni’. Dati che collocano l’Italia allo stesso livello del Ghana e delle Isole Samoa per quanto riguarda la percezione della corruzione (analisi Transparency International).

I passi avanti ci sono, soprattutto per l’introduzione di alcuni reati che permettono al nostro sistema giudiziario di adeguarsi alle normative europee, come previsto dalla convenzione di Strasburgo stipulata nel novembre del 1999 ma ratificata dal nostro Senato solo nello scorso marzo. Oltre dodici anni dopo, con la palla che deve ancora passare alla Camera. Dall’altra parte della bilancia, però, restano alcune perplessità avanzate dai partiti. Se il Pdl frena sulla corruzione chiedendo garanzie su intercettazioni e responsabilità civile dei magistrati, l’Italia dei Valori insiste per la reintroduzione del reato di falso in bilancio, e non manca chi vorrebbe nel testo del ddl più strumenti per la prevenzione dei reati. Tra questi vanno ricordati i codici etici come la Carta di Pisa, presentata nel febbraio scorso e che proprio il comune toscano ha adottato per primo in Italia. Il codice fornisce precise indicazioni agli amministratori locali su una serie di questioni specifiche, come la trasparenza, il conflitto d’interessi, il finanziamento dell’attività politica, le nomine in enti e società pubbliche e i rapporti con l’autorità giudiziaria. In poche parole, un primo esperimento di una politica anti-corruzione proveniente dal basso.

FILIPPESCHI: LA PREVENZIONE E’ L’ARMA MIGLIORE PER GLI ENTI LOCALI – ‘Il ddl anti-corruzione presentato dal governo è senz’altro un importante passo avanti. Attenzione però anche a non fare passi indietro, l’idea che negli enti locali si possa battere la corruzione riposizionandoli sotto il ferreo controllo centralista o prefettizio è sbagliata’. E’ questa l’opinione del presidente di Legautonomie e sindaco di Pisa, Marco Filippeschi, convinto che ‘bisogna far leva sulla responsabilizzazione, il controllo sociale e la trasparenza, oltre che su un’efficace repressione dei reati.

E’ fondamentale mettere mano a questo problema con massima priorità perché costa al nostro Paese non solo un impressionante sommerso e rappresenta uno dei principali motivi per cui le grandi imprese straniere sono frenate oggi dall’investire in Italia, ma è anche una piaga per la politica, ‘inquina’ in un certo senso tutta la classe politica agli occhi dei cittadini, anche gli amministratori onesti e appassionati che si impegnano ogni giorno per il proprio territorio e per lo sviluppo del nostro Paese’.

Secondo Filippeschi, ‘se la politica vuole tornare protagonista deve innanzitutto impegnarsi in questo senso e lo deve fare a cominciare dal Parlamento. Detto questo, credo che così com’è il testo abbia dei limiti. Manca di una visione di insieme, individua nelle sole amministrazioni il terreno fertile per la corruzione, per quanto riguarda le pene manca un allungamento significativo dei termini di prescrizione, che oggi lasciano impuniti moltissimi casi di corruzione. Il testo deve essere senz’altro migliorato e rafforzato’.

Un intervento è stato già fatto con l’emendamento depositato martedì scorso dal ministro della Giustizia, Paola Severino, ma il ddl aspetta i sub-emendamenti dei partiti per ulteriori modifiche. ‘Senza ombra di dubbio l’aspetto che renderà davvero efficace il provvedimento è rappresentato dalla prevenzione dei reati, a tutti i livelli. Come sindaco – spiega Filippeschi – mi sono impegnato con la sottoscrizione e poi con la diffusione del codice etico ‘Carta di Pisa’, che non vuole certo avere la forza della legge – quelle spettano al lavoro del Parlamento – ma va nella giusta direzione: un patto pubblico in cui il primo cittadino si impegna davanti alla propria comunità su temi come la trasparenza, il conflitto di interessi, il finanziamento dell’attività politica, interessando anche le controllate del comune, e quindi le nomine che spettano al primo cittadino, impegnandolo dunque a 360 gradi sul fronte della legalità’.

Sempre restando nel campo di azione degli enti locali, il presidente di Legautonomie precisa che ‘i comuni possono fare molto a prescindere dalla legge che verrà varata dal Parlamento. Devono rafforzare gli strumenti di rendicontazione e controllo da parte dei cittadini attraverso gli istituti della partecipazione democratica (ad esempio i bilanci sociali, i bilanci partecipati).

Occorre inoltre mettere mano alla materia degli appalti, le procedure, i costi… Ecco, ad esempio nel ddl del Governo manca ogni riferimento al rafforzamento del ruolo della Corte dei Conti, a figure importanti come i revisori dei conti. Sono organismi fondamentali per il contrasto degli illeciti economici e finanziari. Bisogna allargare il raggio di azione del provvedimento, anche la corruzione si è evoluta nel corso degli anni. La prevenzione- conclude Filippeschi- è la migliore arma che abbiamo: inasprire le pene va benissimo, rendere il paese una ‘casa di vetro’ è la migliore assicurazione per scoraggiare possibili reati’.

ORIANO GIOVANELLI: TRASPARENZA SU TUTTO – “Il dissenso del Pd” verso il ddl anti-corruzione “è abbastanza forte ma ci sono due novità importanti”. Lo dice Oriano Giovanelli, deputato del Partito Democratico e membro della commissione Affari costituzionali alla Camera. “Prima di tutto la volontà del ministro Patroni Griffi di rimpolpare tutta la parte del provvedimento che riguarda la prevenzione della corruzione, con interventi che recuperano molto l’elaborazione presente nel disegno di legge che porta la mia firma. Poi abbiamo questo corposo pacchetto di emendamenti presentato dal ministro Severino, che ancora dobbiamo analizzare in profondità ma che sembra aprire molti spiragli per ridare all’Italia una dignità europea in questa materia”. Questo perché “attualmente nel testo non c’è repressione né prevenzione, e per quanto riguarda le pene manca l’allungamento dei termini di prescrizione, che oggi determinano la maggior parte dei casi di impunità nei reati di corruzione.

L’introduzione di codici etici “è uno dei punti che viene richiesto dal gruppo di Stati contro la corruzione, il cosiddetto ‘Greco’. Ci chiedono di fare interventi fortemente mirati alla funzione di codici etici sia nelle amministrazioni che all’interno dei partiti, tema che riguarda per esempio anche la questione attuale dei finanziamenti. Devono essere dei codici di responsabilità innanzitutto pubblici, che i cittadini possano esigere dai funzionari che hanno di fronte, e ad essi devono corrispondere dei comportamenti virtuosi o delle sanzioni in caso contrario”.

Per Giovanelli le parole d’ordine sono “trasparenza totale. Su tutto e su tutti. Quindi Anagrafe degli eletti per redditi e patrimoni di chi svolge un ruolo pubblico, e poi trasparenza degli atti in modo da far cadere qualsiasi divieto di accesso e coinvolgimento con una sorta di sistematica rendicontazione annuale sugli esiti dei piani anti-corruzione che la legge deve prevedere”. Inoltre, conclude il deputato del Pd, “penso anche che i cittadini possano far valere il loro controllo attraverso iniziative delle associazioni dei consumatori, piuttosto che dei singoli. Comunque non c’è nulla di più efficace che far sapere a tutti ciò che di solito viene tenuto segreto”.

OBERLECHNER: I CITTADINI DOVREBBERO NOMINARE UN RESPONSABILE ANTI-CORRUZIONE – ‘Il ddl, tanto per cominciare, è tutto interno alla Pubblica amministrazione e viene fatto sulla corruzione intesa come tangenti. Ma oggi c’è differenza: è corruzione anche l’assunzione di personale, i costi indiretti trasferiti in maniera subdola, le alterazioni degli importi degli appalti’. Lo dice all’agenzia di stampa Dire il presidente di ‘Diritti e partecipazione onlus’, Claudio Oberlechner. ‘Il problema della corruzione non può essere affrontato all’interno di una riforma della pubblica amministrazione, come la CiVit (la commissione indipendente per la valutazione, la trasparenza e l’integrità delle amministrazioni pubbliche, ndr), che controllava la produttività dei dipendenti, e che oltretutto è sottoposta al controllo della politica’.

Oberlechner spiega che ‘oggi il sistema Italia, rispetto alla corruzione, è come un gigantesco castello di carte con alla base gli oltre 8mila comuni, poi le province e le regioni: il fenomeno nasce dal basso e dal basso deve essere combattuto, e le autorità devono essere indipendenti dalla politica. Poi dobbiamo dire che nel testo del ddl manca un collegamento sui controlli: i revisori contabili non sono stati citati, la Corte dei Conti non è stata citata’.

E ‘ci vorrebbe una partecipazione dei cittadini al controllo della gestione amministrativa, anche perché non possiamo pensare a un intervento concreto ed efficace da parte dello Stato centrale, che spesso per tacitare la corruzione locale si limita a commissariare un comune mettendo una pietra sopra ai problemi’. Per combattere la corruzione ‘occorre una pluralità di interventi. La Carta di Pisa è un discorso positivo, anche se non basta un atto di buona volontà sotto il profilo deontologico per risolvere il problema, mentre un controllo preventivo con modelli anti-corruzione è tutt’altra cosa. Ad esempio il dl 231 del 2001 sulla responsabilità amministrativa delle persone giuridiche è molto severo in questo senso’.

Per Oberlechner va ripensato anche il sistema dei controlli, che oggi ‘non si sa come vengono fatti: si costituisce un’authority ma poi non vengono forniti gli strumenti per operare’. Come rimediare? ‘Con un responsabile anti-corruzione nominato direttamente dai cittadini a livello locale, cosa che oltretutto consentirebbe loro di partecipare in modo più attivo e di arrivare rapidamente al cuore del problema. Siamo comunque in un clima di austerity e quindi dobbiamo semplificare il lavoro dei comuni e non sobbarcarli di pesantezze burocratiche, quindi, un ragionamento positivo sarebbe una estensione dei poteri del difensore civico che dovrebbe assumere anche il ruolo di controllore della macchina amministrativa. Questo anche in considerazione che é ripreso al Senato l’esame della Carta delle Autonomie con emendamenti dei relatori che reintroducono questa figura in precedenza depennata. Quindi niente segretario comunale quale garante o prefetti come sceriffi (che non avrebbero le professionalità necessarie) ma molto più semplicemente un garante dei cittadini, eletto dai cittadini, che li garantisca sulla trasparenza del comune, della Provincia e anche della Regione. Ovviamente il Difensore Civico dovrebbe avere elevate doti professionali.

CATTANEO: SERVE MENO BUROCRAZIA PER COLPIRE LA CORRUZIONE – Un tema di ‘primaria importanza, specie in questi giorni’, ma che deve essere affrontato ‘con equilibrio e non ‘di pancia”. Secondo Alessandro Cattaneo, sindaco di Pavia, ‘la lotta alla corruzione è un impegno trasversale e nel momento in cui si dovesse trasformare in braccio di ferro parlamentare perderebbe di valore. Non dobbiamo, poi, dimenticare il particolare momento politico che vede il Governo cosiddetto ‘tecnico’ che deve essere supportato da una maggioranza comunque politica ed è per questo che su determinati temi la discussione è accesa’. Ecco perché bisogna fare attenzione alle modifiche da apportare in Parlamento, dove comunque è diffusa l’opinione che agli strumenti di repressione vanno aggiunti quelli per la prevenzione. ‘Credo che dovunque e non solo in questo campo- concorda Cattaneo- la semplice repressione, se non accompagnata da un’azione culturale a medio-lungo termine, è inefficace. Sul contenuto del ddl, senza entrare nel merito delle singole modifiche ritengo che debba essere equilibrato se vuole essere efficace: qualsiasi sbilanciamento potrebbe rivelarsi dannoso in futuro’.

A maggior ragione per quel che riguarda gli enti locali, il sindaco di Pavia sottolinea l’importanza di agire a monte. ‘Codici etici e una stretta disciplinare sono benvenuti, ma non dimentichiamo quello che dicevamo prima: la prevenzione prima di tutto. Penso, per esempio, alla burocrazia e ai tanti, troppi ‘gradini’ burocratici che oggi un cittadino italiano deve affrontare per qualsiasi iniziativa. Una sburocratizzazione intelligente sarebbe essere un duro colpo al fenomeno della corruzione: ogni ‘gradino’ spesso cela un centro di potere’. Ma i sindaci e gli amministratori locali in generale hanno dalla loro parte una carta che potrebbe trasformarsi in un asso nella manica: il coinvolgimento e l’aiuto dei cittadini. ‘Certamente la responsabilizzazione del singolo, in un’ottica meritocratica e di sussidiarietà amministrativa, è fondamentale. Spesso si parla di ‘sistemi’ dediti alla corruzione, forse dimenticandoci che tali ‘sistemi’ sono composti prima di tutto dai singoli cittadini. Da parte nostra dobbiamo mettere il cittadino nelle condizioni di non avere alcun bisogno di determinate pratiche, dobbiamo riuscire ad essere sempre più vicini, disponibili, accessibili e di semplice interazione. Dopodiché, ovviamente, ogni cittadino deve essere sentinella rispetto al proprio contesto, ma non dimentichiamoci che il cittadino non può e non deve sostituirsi a chi è preposto al controllo e alla prevenzione’.

MAIOLO: INTRODURRE NUOVI CONTROLLI INTERNI NEGLI ENTI LOCALI – Le leggi sulla corruzione sono ‘una materia in costante evoluzione, come il fenomeno. L’iniziativa legislativa è assolutamente meritoria, però va collegata a una sorta di osservatorio in modo tale da offrire strumenti sempre più efficaci per il contrasto dei reati’. Così all’agenzia di stampa Dire Mario Maiolo, presidente Legautonomie Calabria e componente della commissione regionale Antimafia. ‘Penso- aggiunge- che senza una iniziativa sulla repressione di questi reati, e quindi una applicazione di pene più severe che faccia aumentare il ‘rischio’ che corre un corrotto, è difficile anche fare prevenzione, che resta comunque il fronte su cui bisogna agire di più. Questo però significa conciliare lo snellimento della burocrazia della pubblica amministrazione con i controlli per evitare il dilagare della corruzione’.

Per Maiolo il problema va preso di mira su più fronti, ‘affiancando poi un’attività di promozione e rendendo più trasparenti le attività: è bene che ci siano società che facciano promozione di interessi privati verso le pubbliche amministrazioni: sapere cosa si sta svolgendo negli uffici vuol dire ridurre le possibilità di episodi di corruzione’. A proposito dei codici etici adottati dagli enti locali, Maiolo spiega che sono ‘sicuramente utili e servono a richiamare l’attenzione su questi fenomeni e a obbligare l’amministratore all’eticità pubblica, senza dimenticare l’effetto che hanno sulla formazione della cultura e sull’opinione pubblica. Però rimangono strumenti di principio, di enunciazione, e molte volte i comportamenti morali vengono disattesi’.

Particolare importanza viene dal coinvolgimento dei cittadini, e per aumentare la loro partecipazione ‘bisognerebbe far capire loro quanto i reati incidono sulla vita economica del Paese, ovvero dimostrare che i costi hanno una dimensione comparabile a una manovra per correggere il debito pubblico. Questo aiuterebbe a far crescere una critica positiva nei confronti degli amministratori e dei politici che purtroppo, quando diventano protagonisti di una vicenda di corruzione, a volte riescono a recuperare il consenso pur essendosi macchiati di un reato. Dobbiamo far capire alla gente, invece, che si tratta di persone da emarginare e alle quali vanno negati il sostegno sociale e anche gli spazi nella convivenza sociale’.

Maiolo avanza quindi una proposta che riguarda il settore dei controlli anti-corruzione. ‘C’è stato un errore, superiore ai benefici, nel cancellare i controlli interni che esistevano nella pubblica amministrazione. Se da una parte averli eliminati con la legge Bassanini ha portato a un risparmio economico e a uno snellimento della burocrazia, dall’altro c’è stato un abbassamento della garanzia di correttezza. A volte, va detto, alcuni incappano in errori e reati anche perché non c’è più una figura di riferimento interna che aiuti gli amministratori a non sbagliare. Mentre altri che hanno l’intenzione di delinquere sono più facilitati nei loro intenti. Bisognerebbe riflettere sulla possibilità di introdurre nuovi controlli interni che non limitino le azioni di governo ma che riescano a dare un segnale anche ai cittadini, informandoli ed evidenziando le pratiche attraverso, per esempio, i siti internet. Questo- conclude Maiolo, per rendere un servizio alla crescita della consapevolezza della cittadinanza attiva, che a volte non è adeguata’.

Fonte agenzia dire :

Il presidente di Legautonomie Filippeschi: “La prevenzione è l’arma migliore per gli enti locali”
Il settimanale di approfondimento tematico a cura di Legautonomie e Agenzia Dire si occupa questa settimana del ddl anti-corruzione all’esame delle Commissioni giustizia e affari costituzionali della Camera.
Gli interventi di: Marco Filippeschi, presidente Legautonomie e sindaco di Pisa; Oriano Giovanelli, membro della commissione Affari costituzionali alla Camera; Claudio Oberlechner, presidente di ‘Diritti e partecipazione onlus’; Alessandro Cattaneo, sindaco di Pavia; Mario Maiolo, presidente Legautonomie Calabria.
FOCUS/ Legautonomie: "Il ddl anti-corruzione è un passo avanti, ma attenzione..."

ROMA – Nuovi reati e inasprimento delle pene. Sono queste le principali novità contenute nell’emendamento al ddl anti-corruzione depositato martedì scorso alle commissioni Affari costituzionali e Giustizia della Camera dal ministro Paola Severino. La modifica principale riguarda la ‘corruzione per l’esercizio della funzione’, che potrebbe essere punita non più con 2-4 anni ma con 1-5 anni, con la conseguenza che il reato entrerà a far parte di quelli sottoposti all’uso di intercettazioni. Inoltre il ‘traffico di influenza’ non andrà più a sostituire il millantato credito ma si aggiungerà ad esso con l’articolo 346 bis, e si prevede che la ‘confisca per equivalente’ possa ricadere su tutti i proventi criminosi, con applicazione anche nelle condanne per peculato e concussione. Per quanto riguarda le altre pene, verrà introdotta la corruzione tra privati, perseguita d’ufficio e punita con detenzione da 1 a 3 anni. Stessa pena per il traffico di influenze, mentre sale a 4 anni il massimo della pena per abuso d’ufficio e a 4 anni il minimo della pena per il peculato. Tutti numeri che consentiranno un allungamento dei termini di prescrizione, a tutt’oggi la principale causa di impunità per chi si è macchiato di questi reati. Ora il cammino del ddl proseguirà il 4 maggio, termine ultimo per la presentazione dei sub-emendamenti, mentre le commissioni sono state riconvocate per l’8 maggio.

Si tratta di un primo giro di vite per arginare un fenomeno che, secondo i recenti dati presentati dalla Corte dei Conti, provoca un danno allo Stato quantificabile in almeno 60 miliardi di euro, con una costante crescita della corruzione che si è ormai ‘insediata e annidata nelle pubbliche amministrazioni’. Dati che collocano l’Italia allo stesso livello del Ghana e delle Isole Samoa per quanto riguarda la percezione della corruzione (analisi Transparency International).

I passi avanti ci sono, soprattutto per l’introduzione di alcuni reati che permettono al nostro sistema giudiziario di adeguarsi alle normative europee, come previsto dalla convenzione di Strasburgo stipulata nel novembre del 1999 ma ratificata dal nostro Senato solo nello scorso marzo. Oltre dodici anni dopo, con la palla che deve ancora passare alla Camera. Dall’altra parte della bilancia, però, restano alcune perplessità avanzate dai partiti. Se il Pdl frena sulla corruzione chiedendo garanzie su intercettazioni e responsabilità civile dei magistrati, l’Italia dei Valori insiste per la reintroduzione del reato di falso in bilancio, e non manca chi vorrebbe nel testo del ddl più strumenti per la prevenzione dei reati. Tra questi vanno ricordati i codici etici come la Carta di Pisa, presentata nel febbraio scorso e che proprio il comune toscano ha adottato per primo in Italia. Il codice fornisce precise indicazioni agli amministratori locali su una serie di questioni specifiche, come la trasparenza, il conflitto d’interessi, il finanziamento dell’attività politica, le nomine in enti e società pubbliche e i rapporti con l’autorità giudiziaria. In poche parole, un primo esperimento di una politica anti-corruzione proveniente dal basso.

FILIPPESCHI: LA PREVENZIONE E’ L’ARMA MIGLIORE PER GLI ENTI LOCALI – ‘Il ddl anti-corruzione presentato dal governo è senz’altro un importante passo avanti. Attenzione però anche a non fare passi indietro, l’idea che negli enti locali si possa battere la corruzione riposizionandoli sotto il ferreo controllo centralista o prefettizio è sbagliata’. E’ questa l’opinione del presidente di Legautonomie e sindaco di Pisa, Marco Filippeschi, convinto che ‘bisogna far leva sulla responsabilizzazione, il controllo sociale e la trasparenza, oltre che su un’efficace repressione dei reati.

E’ fondamentale mettere mano a questo problema con massima priorità perché costa al nostro Paese non solo un impressionante sommerso e rappresenta uno dei principali motivi per cui le grandi imprese straniere sono frenate oggi dall’investire in Italia, ma è anche una piaga per la politica, ‘inquina’ in un certo senso tutta la classe politica agli occhi dei cittadini, anche gli amministratori onesti e appassionati che si impegnano ogni giorno per il proprio territorio e per lo sviluppo del nostro Paese’.

Secondo Filippeschi, ‘se la politica vuole tornare protagonista deve innanzitutto impegnarsi in questo senso e lo deve fare a cominciare dal Parlamento. Detto questo, credo che così com’è il testo abbia dei limiti. Manca di una visione di insieme, individua nelle sole amministrazioni il terreno fertile per la corruzione, per quanto riguarda le pene manca un allungamento significativo dei termini di prescrizione, che oggi lasciano impuniti moltissimi casi di corruzione. Il testo deve essere senz’altro migliorato e rafforzato’.

Un intervento è stato già fatto con l’emendamento depositato martedì scorso dal ministro della Giustizia, Paola Severino, ma il ddl aspetta i sub-emendamenti dei partiti per ulteriori modifiche. ‘Senza ombra di dubbio l’aspetto che renderà davvero efficace il provvedimento è rappresentato dalla prevenzione dei reati, a tutti i livelli. Come sindaco – spiega Filippeschi – mi sono impegnato con la sottoscrizione e poi con la diffusione del codice etico ‘Carta di Pisa’, che non vuole certo avere la forza della legge – quelle spettano al lavoro del Parlamento – ma va nella giusta direzione: un patto pubblico in cui il primo cittadino si impegna davanti alla propria comunità su temi come la trasparenza, il conflitto di interessi, il finanziamento dell’attività politica, interessando anche le controllate del comune, e quindi le nomine che spettano al primo cittadino, impegnandolo dunque a 360 gradi sul fronte della legalità’.

Sempre restando nel campo di azione degli enti locali, il presidente di Legautonomie precisa che ‘i comuni possono fare molto a prescindere dalla legge che verrà varata dal Parlamento. Devono rafforzare gli strumenti di rendicontazione e controllo da parte dei cittadini attraverso gli istituti della partecipazione democratica (ad esempio i bilanci sociali, i bilanci partecipati).

Occorre inoltre mettere mano alla materia degli appalti, le procedure, i costi… Ecco, ad esempio nel ddl del Governo manca ogni riferimento al rafforzamento del ruolo della Corte dei Conti, a figure importanti come i revisori dei conti. Sono organismi fondamentali per il contrasto degli illeciti economici e finanziari. Bisogna allargare il raggio di azione del provvedimento, anche la corruzione si è evoluta nel corso degli anni. La prevenzione- conclude Filippeschi- è la migliore arma che abbiamo: inasprire le pene va benissimo, rendere il paese una ‘casa di vetro’ è la migliore assicurazione per scoraggiare possibili reati’.

ORIANO GIOVANELLI: TRASPARENZA SU TUTTO – “Il dissenso del Pd” verso il ddl anti-corruzione “è abbastanza forte ma ci sono due novità importanti”. Lo dice Oriano Giovanelli, deputato del Partito Democratico e membro della commissione Affari costituzionali alla Camera. “Prima di tutto la volontà del ministro Patroni Griffi di rimpolpare tutta la parte del provvedimento che riguarda la prevenzione della corruzione, con interventi che recuperano molto l’elaborazione presente nel disegno di legge che porta la mia firma. Poi abbiamo questo corposo pacchetto di emendamenti presentato dal ministro Severino, che ancora dobbiamo analizzare in profondità ma che sembra aprire molti spiragli per ridare all’Italia una dignità europea in questa materia”. Questo perché “attualmente nel testo non c’è repressione né prevenzione, e per quanto riguarda le pene manca l’allungamento dei termini di prescrizione, che oggi determinano la maggior parte dei casi di impunità nei reati di corruzione.

L’introduzione di codici etici “è uno dei punti che viene richiesto dal gruppo di Stati contro la corruzione, il cosiddetto ‘Greco’. Ci chiedono di fare interventi fortemente mirati alla funzione di codici etici sia nelle amministrazioni che all’interno dei partiti, tema che riguarda per esempio anche la questione attuale dei finanziamenti. Devono essere dei codici di responsabilità innanzitutto pubblici, che i cittadini possano esigere dai funzionari che hanno di fronte, e ad essi devono corrispondere dei comportamenti virtuosi o delle sanzioni in caso contrario”.

Per Giovanelli le parole d’ordine sono “trasparenza totale. Su tutto e su tutti. Quindi Anagrafe degli eletti per redditi e patrimoni di chi svolge un ruolo pubblico, e poi trasparenza degli atti in modo da far cadere qualsiasi divieto di accesso e coinvolgimento con una sorta di sistematica rendicontazione annuale sugli esiti dei piani anti-corruzione che la legge deve prevedere”. Inoltre, conclude il deputato del Pd, “penso anche che i cittadini possano far valere il loro controllo attraverso iniziative delle associazioni dei consumatori, piuttosto che dei singoli. Comunque non c’è nulla di più efficace che far sapere a tutti ciò che di solito viene tenuto segreto”.

OBERLECHNER: I CITTADINI DOVREBBERO NOMINARE UN RESPONSABILE ANTI-CORRUZIONE – ‘Il ddl, tanto per cominciare, è tutto interno alla Pubblica amministrazione e viene fatto sulla corruzione intesa come tangenti. Ma oggi c’è differenza: è corruzione anche l’assunzione di personale, i costi indiretti trasferiti in maniera subdola, le alterazioni degli importi degli appalti’. Lo dice all’agenzia di stampa Dire il presidente di ‘Diritti e partecipazione onlus’, Claudio Oberlechner. ‘Il problema della corruzione non può essere affrontato all’interno di una riforma della pubblica amministrazione, come la CiVit (la commissione indipendente per la valutazione, la trasparenza e l’integrità delle amministrazioni pubbliche, ndr), che controllava la produttività dei dipendenti, e che oltretutto è sottoposta al controllo della politica’.

Oberlechner spiega che ‘oggi il sistema Italia, rispetto alla corruzione, è come un gigantesco castello di carte con alla base gli oltre 8mila comuni, poi le province e le regioni: il fenomeno nasce dal basso e dal basso deve essere combattuto, e le autorità devono essere indipendenti dalla politica. Poi dobbiamo dire che nel testo del ddl manca un collegamento sui controlli: i revisori contabili non sono stati citati, la Corte dei Conti non è stata citata’.

E ‘ci vorrebbe una partecipazione dei cittadini al controllo della gestione amministrativa, anche perché non possiamo pensare a un intervento concreto ed efficace da parte dello Stato centrale, che spesso per tacitare la corruzione locale si limita a commissariare un comune mettendo una pietra sopra ai problemi’. Per combattere la corruzione ‘occorre una pluralità di interventi. La Carta di Pisa è un discorso positivo, anche se non basta un atto di buona volontà sotto il profilo deontologico per risolvere il problema, mentre un controllo preventivo con modelli anti-corruzione è tutt’altra cosa. Ad esempio il dl 231 del 2001 sulla responsabilità amministrativa delle persone giuridiche è molto severo in questo senso’.

Per Oberlechner va ripensato anche il sistema dei controlli, che oggi ‘non si sa come vengono fatti: si costituisce un’authority ma poi non vengono forniti gli strumenti per operare’. Come rimediare? ‘Con un responsabile anti-corruzione nominato direttamente dai cittadini a livello locale, cosa che oltretutto consentirebbe loro di partecipare in modo più attivo e di arrivare rapidamente al cuore del problema. Siamo comunque in un clima di austerity e quindi dobbiamo semplificare il lavoro dei comuni e non sobbarcarli di pesantezze burocratiche, quindi, un ragionamento positivo sarebbe una estensione dei poteri del difensore civico che dovrebbe assumere anche il ruolo di controllore della macchina amministrativa. Questo anche in considerazione che é ripreso al Senato l’esame della Carta delle Autonomie con emendamenti dei relatori che reintroducono questa figura in precedenza depennata. Quindi niente segretario comunale quale garante o prefetti come sceriffi (che non avrebbero le professionalità necessarie) ma molto più semplicemente un garante dei cittadini, eletto dai cittadini, che li garantisca sulla trasparenza del comune, della Provincia e anche della Regione. Ovviamente il Difensore Civico dovrebbe avere elevate doti professionali.

CATTANEO: SERVE MENO BUROCRAZIA PER COLPIRE LA CORRUZIONE – Un tema di ‘primaria importanza, specie in questi giorni’, ma che deve essere affrontato ‘con equilibrio e non ‘di pancia”. Secondo Alessandro Cattaneo, sindaco di Pavia, ‘la lotta alla corruzione è un impegno trasversale e nel momento in cui si dovesse trasformare in braccio di ferro parlamentare perderebbe di valore. Non dobbiamo, poi, dimenticare il particolare momento politico che vede il Governo cosiddetto ‘tecnico’ che deve essere supportato da una maggioranza comunque politica ed è per questo che su determinati temi la discussione è accesa’. Ecco perché bisogna fare attenzione alle modifiche da apportare in Parlamento, dove comunque è diffusa l’opinione che agli strumenti di repressione vanno aggiunti quelli per la prevenzione. ‘Credo che dovunque e non solo in questo campo- concorda Cattaneo- la semplice repressione, se non accompagnata da un’azione culturale a medio-lungo termine, è inefficace. Sul contenuto del ddl, senza entrare nel merito delle singole modifiche ritengo che debba essere equilibrato se vuole essere efficace: qualsiasi sbilanciamento potrebbe rivelarsi dannoso in futuro’.

A maggior ragione per quel che riguarda gli enti locali, il sindaco di Pavia sottolinea l’importanza di agire a monte. ‘Codici etici e una stretta disciplinare sono benvenuti, ma non dimentichiamo quello che dicevamo prima: la prevenzione prima di tutto. Penso, per esempio, alla burocrazia e ai tanti, troppi ‘gradini’ burocratici che oggi un cittadino italiano deve affrontare per qualsiasi iniziativa. Una sburocratizzazione intelligente sarebbe essere un duro colpo al fenomeno della corruzione: ogni ‘gradino’ spesso cela un centro di potere’. Ma i sindaci e gli amministratori locali in generale hanno dalla loro parte una carta che potrebbe trasformarsi in un asso nella manica: il coinvolgimento e l’aiuto dei cittadini. ‘Certamente la responsabilizzazione del singolo, in un’ottica meritocratica e di sussidiarietà amministrativa, è fondamentale. Spesso si parla di ‘sistemi’ dediti alla corruzione, forse dimenticandoci che tali ‘sistemi’ sono composti prima di tutto dai singoli cittadini. Da parte nostra dobbiamo mettere il cittadino nelle condizioni di non avere alcun bisogno di determinate pratiche, dobbiamo riuscire ad essere sempre più vicini, disponibili, accessibili e di semplice interazione. Dopodiché, ovviamente, ogni cittadino deve essere sentinella rispetto al proprio contesto, ma non dimentichiamoci che il cittadino non può e non deve sostituirsi a chi è preposto al controllo e alla prevenzione’.

MAIOLO: INTRODURRE NUOVI CONTROLLI INTERNI NEGLI ENTI LOCALI – Le leggi sulla corruzione sono ‘una materia in costante evoluzione, come il fenomeno. L’iniziativa legislativa è assolutamente meritoria, però va collegata a una sorta di osservatorio in modo tale da offrire strumenti sempre più efficaci per il contrasto dei reati’. Così all’agenzia di stampa Dire Mario Maiolo, presidente Legautonomie Calabria e componente della commissione regionale Antimafia. ‘Penso- aggiunge- che senza una iniziativa sulla repressione di questi reati, e quindi una applicazione di pene più severe che faccia aumentare il ‘rischio’ che corre un corrotto, è difficile anche fare prevenzione, che resta comunque il fronte su cui bisogna agire di più. Questo però significa conciliare lo snellimento della burocrazia della pubblica amministrazione con i controlli per evitare il dilagare della corruzione’.

Per Maiolo il problema va preso di mira su più fronti, ‘affiancando poi un’attività di promozione e rendendo più trasparenti le attività: è bene che ci siano società che facciano promozione di interessi privati verso le pubbliche amministrazioni: sapere cosa si sta svolgendo negli uffici vuol dire ridurre le possibilità di episodi di corruzione’. A proposito dei codici etici adottati dagli enti locali, Maiolo spiega che sono ‘sicuramente utili e servono a richiamare l’attenzione su questi fenomeni e a obbligare l’amministratore all’eticità pubblica, senza dimenticare l’effetto che hanno sulla formazione della cultura e sull’opinione pubblica. Però rimangono strumenti di principio, di enunciazione, e molte volte i comportamenti morali vengono disattesi’.

Particolare importanza viene dal coinvolgimento dei cittadini, e per aumentare la loro partecipazione ‘bisognerebbe far capire loro quanto i reati incidono sulla vita economica del Paese, ovvero dimostrare che i costi hanno una dimensione comparabile a una manovra per correggere il debito pubblico. Questo aiuterebbe a far crescere una critica positiva nei confronti degli amministratori e dei politici che purtroppo, quando diventano protagonisti di una vicenda di corruzione, a volte riescono a recuperare il consenso pur essendosi macchiati di un reato. Dobbiamo far capire alla gente, invece, che si tratta di persone da emarginare e alle quali vanno negati il sostegno sociale e anche gli spazi nella convivenza sociale’.

Maiolo avanza quindi una proposta che riguarda il settore dei controlli anti-corruzione. ‘C’è stato un errore, superiore ai benefici, nel cancellare i controlli interni che esistevano nella pubblica amministrazione. Se da una parte averli eliminati con la legge Bassanini ha portato a un risparmio economico e a uno snellimento della burocrazia, dall’altro c’è stato un abbassamento della garanzia di correttezza. A volte, va detto, alcuni incappano in errori e reati anche perché non c’è più una figura di riferimento interna che aiuti gli amministratori a non sbagliare. Mentre altri che hanno l’intenzione di delinquere sono più facilitati nei loro intenti. Bisognerebbe riflettere sulla possibilità di introdurre nuovi controlli interni che non limitino le azioni di governo ma che riescano a dare un segnale anche ai cittadini, informandoli ed evidenziando le pratiche attraverso, per esempio, i siti internet. Questo- conclude Maiolo, per rendere un servizio alla crescita della consapevolezza della cittadinanza attiva, che a volte non è adeguata’.