Sindaci in classe: le buone pratiche si insegnano a scuola

26 marzo 2012 | Pubblicato in: News
Fioroni, segretario Legautonomie Lombardia: “Ci sono in circolazione nei comuni tantissime buone pratiche. Nostro obiettivo è far condividere le esperienze e fare in modo che le buone pratiche vengano seguite da altri sindaci. Ma serve anche un cambio di rotta e guardare al futuro, preservare l’ambiente, non sprecare risorse, vivere con più socialità”.
Il settimanale di approfondimento tematico a cura di Legautonomie e Agenzia Dire si occupa questa settimana delle “buone pratiche” dei comuni, in occasione del convegno che si svolgerà il 30 marzo a Milano – organizzato da Legautonomie Lombardia, Terre di mezzo e Fa’ la cosa giusta! – dal titolo “Buone pratiche a confronto: nuovi criteri e nuove sfide per la sostenibilità”.
FOCUS/ Sindaci in classe: le buone pratiche si insegnano a scuola

Governare bene si può. E per chi vuole imparare, esiste una scuola che insegna le ‘buone pratiche’. Ad esempio, come riqualificare le grandi aree dismesse dando spazio ai prodotti agricoli invece che a un centro commerciale, oppure aumentare la raccolta differenziata e l’efficienza energetica degli edifici pubblici. L’appuntamento per gli amministratori-studenti (più di 200 sono le adesioni finora) è il prossimo 30 marzo alla Fiera Milano City con un convegno organizzato da Legautonomie Lombardia, Terre di mezzo e Fa’ la cosa giusta!. In cattedra ci saranno 5 comuni modello che illustreranno la loro esperienza di politica virtuosa, dalla parte dei cittadini e con un occhio alle casse comunali: si tratta di Sorisole (Bg), Cernusco sul Naviglio (Mi), Caselle Lurani (Lo), Gazzada Schianno (Va) e Corsico (Mi). La ‘Scuola delle buone pratiche’ è ormai un meccanismo rodato e, grazie alle risorse della fondazione Cariplo, nel 2011 i cinque comuni lombardi hanno potuto iniziare il loro percorso (e in alcuni casi terminarlo) approfittando della consulenza di esperti di vari settori, e tenendo conto di tre concetti chiave: innovazione, sostenibilità, etica.

La loro ‘lezione’, quindi, consisterà nel dimostrare che le buone idee non sono utopia ma si possono realizzare. Che i progetti non sono sempre semplici da portare avanti ma hanno un ritorno, non solo economico. E danno soddisfazione, specialmente in un periodo di crisi come quello che sta attraversando l’Italia e che ha costretto molti amministratori a un cambio di rotta, a un’inversione nei criteri di scelta e di azione. Tutti a scuola di ‘buone pratiche’, dunque. E almeno questa volta si potrà copiare.

Governare bene si può. E per chi vuole imparare, esiste una scuola che insegna le ‘buone pratiche’. Ad esempio, come riqualificare le grandi aree dismesse dando spazio ai prodotti agricoli invece che a un centro commerciale, oppure aumentare la raccolta differenziata e l’efficienza energetica degli edifici pubblici. L’appuntamento per gli amministratori-studenti (più di 200 sono le adesioni finora) è il prossimo 30 marzo alla Fiera Milano City con un convegno organizzato da Legautonomie Lombardia, Terre di mezzo e Fa’ la cosa giusta!. In cattedra ci saranno 5 comuni modello che illustreranno la loro esperienza di politica virtuosa, dalla parte dei cittadini e con un occhio alle casse comunali: si tratta di Sorisole (Bg), Cernusco sul Naviglio (Mi), Caselle Lurani (Lo), Gazzada Schianno (Va) e Corsico (Mi). La ‘Scuola delle buone pratiche’ è ormai un meccanismo rodato e, grazie alle risorse della fondazione Cariplo, nel 2011 i cinque comuni lombardi hanno potuto iniziare il loro percorso (e in alcuni casi terminarlo) approfittando della consulenza di esperti di vari settori, e tenendo conto di tre concetti chiave: innovazione, sostenibilità, etica.

La loro ‘lezione’, quindi, consisterà nel dimostrare che le buone idee non sono utopia ma si possono realizzare. Che i progetti non sono sempre semplici da portare avanti ma hanno un ritorno, non solo economico. E danno soddisfazione, specialmente in un periodo di crisi come quello che sta attraversando l’Italia e che ha costretto molti amministratori a un cambio di rotta, a un’inversione nei criteri di scelta e di azione. Tutti a scuola di ‘buone pratiche’, dunque. E almeno questa volta si potrà copiare.

FIORONI (LEGAUTONOMIE LOMBARDIA): CAMBIARE ROTTA – Questo percorso “è stato una sorpresa anche per noi, perché abbiamo iniziato un lavoro senza sapere dove ci avrebbe portato e se avrebbe avuto degli sviluppi immediati”. A parlare è Angela Fioroni di Legautonomie Lombardia, una delle organizzatrici del convegno che il prossimo 30 marzo vedrà a confronto amministratori da ogni parte del Paese, ciascuno con l’obiettivo di lasciare un’impronta diversa nel territorio che governa. In ‘classe’ “verranno presentate le conclusioni di laboratori che abbiamo tenuto con cinque comuni su altrettante tematiche scelte da loro: ogni sindaco offrirà la propria esperienza a tutti coloro che vorranno cimentarsi sugli stessi temi”. Fioroni spiega che uno dei motivi principali alla base di questa iniziativa è stato la “constatazione del fatto che ci sono in circolazione nei comuni tantissime buone pratiche, ma se queste non diventano un sistema rischiano di avere degli effetti limitati e banali. Invece, mettendo in piedi una rete all’interno di una singola amministrazione e anche tra diversi comuni, abbiamo un miglioramento non solo di un quartiere ma di territori sempre più grandi”. Una volta avviato il percorso, “il primo obiettivo che ci siamo posti è stato proprio quello di condividere le esperienze e fare in modo che le buone pratiche venissero seguite da altri sindaci. Un altro motivo riguarda anche l’etica e la sostenibilità delle politiche amministrative: dobbiamo cambiare rotta e guardare al futuro, preservare l’ambiente, non sprecare risorse, vivere con più socialità. Così si può vivere meglio e risparmiare per investire in nuovi e maggiori servizi”. L’entusiasmo degli amministratori “è molto e ha contagiato ogni parte d’Italia: ci stanno chiamando praticamente da tutte le regioni per spiegare le loro iniziative”. Ma i cittadini cosa ne pensano? “Ovviamente – aggiunge Fioroni – abbiamo chiamato anche loro a confrontarsi con i temi portati avanti dai sindaci. Ci sono aspettative diverse, è vero, ma proprio lo scambio tranquillo di idee e opinioni porta a una maggiore capacità degli amministratori di poter capire i propri cittadini e stare dalla loro parte. Se i comuni agiscono nelle loro stanze chiuse, senza coinvolgere gli abitanti e poi pensano di poter dare delle regole, la strada sarà più complicata. Viceversa- conclude- dove c’è una maggiore partecipazione, le regole saranno più accettate e condivise”.

A CORSICO INIZIATIVE A 360 GRADI CONTRO LA CRIMINALITA’ – ‘La legalità conviene’ è il loro motto. Nel comune di Corsico, in provincia di Milano, la lotta alla criminalità e alle sue molteplici forme non concede sconti, come spiega il sindaco Maria Ferrucci. “Stiamo lavorando a 360 gradi, coinvolgendo più settori e partendo dalla sensibilizzazione culturale ed educativa per arrivare alla creazione di banche dati per stanare chi evade o fa abusi edilizi”. In pratica è stato avviato un tavolo che unisce diversi assessorati e aree del comune per mettere in atto strumenti di autodifesa e favorire il contrasto di qualsiasi tentativo di infiltrazione della criminalità organizzata nella vita sociale, politica e amministrativa di una piccola città. “La nostra – spiega Ferrucci – è una innovazione: abbiamo creato degli indicatori di rischio delle infiltrazioni mafiose con l’attribuzione di pesi specifici per individuare anomalie in modo automatico. L’ultimo progetto che stiamo iniziando, invece, è una campagna contro la dipendenza dal gioco d’azzardo con paletti molto rigidi sulla collocazione delle case da gioco per garantire le persone più sensibili, come adolescenti o anziani”. Il sindaco non nasconde gli ostacoli di un percorso lungo e faticoso. “E’ molto difficile portare avanti questi progetti, ma sono coinvolti molti funzionari e dirigenti del nostro comune che ogni 15 giorni si riuniscono per fare il punto della situazione. Cosa ci ha spinto a iniziare questa lotta? Prima di tutto, il nostro è un territorio a rischio di infiltrazioni mafiose, poi abbiamo voluto accelerare sul recupero dell’evasione fiscale con un conseguente aumento di risorse da destinare a più servizi. Infine, ma non meno importante, c’è una motivazione etica che ha caratterizzato fin dall’inizio e in maniera forte la mia candidatura”.

Ma Ferrucci come ha spiegato tutto questo ai suoi concittadini? “Cerchiamo di coinvolgerli usando moltissimo il nostro periodico comunale, con cui raccontiamo i costi dell’illegalità e quanto invece conviene il comportamento virtuoso. Più in generale, facciamo capire che con i soldi impiegati, ad esempio, per bonificare una discarica abusiva, avremmo potuto fare tante altre cose. Il nostro è anche un tipo di lavoro educativo. La diffidenza c’è, soprattutto da parte della zona grigia che vive di piccoli espedienti o di privilegi. Però, per fortuna – conclude il sindaco di Corsico – esistono tantissime persone contente del fatto che per la prima volta ci sono dei controlli anche dove sembrava nessuno mettesse mai il naso”.

A SORISOLE DAVIDE CONTRO GOLIA – Un altro centro commerciale? No grazie. Stefano Gamba, sindaco di Sorisole, doveva scegliere cosa fare di una grande area dismessa: costruire decine di negozi o cercare soluzioni alternative per lo sviluppo del territorio? La strada che ha intrapreso non è la più semplice ma grazie al contributo di professionisti e portatori d’interesse, ha dimostrato come si può dare una mano, per esempio, alle terre della Val Brembana e ai suoi prodotti agricoli. “Abbiamo iniziato la nostra esperienza- spiega Gamba- per cercare di smontare molti luoghi comuni, compresa la gestione del territorio. Si tratta di un nuovo tipo di approccio alla problematica, in considerazione anche della crisi economica che ha segnato la nostra azione. Abbiamo dovuto fare di necessità virtù, cercando di arrivare a qualcosa di buono partendo da un danno. Parlando con gli agricoltori e gli allevatori è venuto fuori il discorso del km 0 e della necessità di commerciare direttamente i prodotti. La nostra posizione geografica è strategica per un discorso di questo tipo, e allora abbiamo preso consapevolezza di quanto potesse essere preziosa la nostra risorsa per gli abitanti e per tutto il comparto agricolo”. La differenza è notevole, anche per quel che riguarda il concetto di etica. “Prima era normale consumare territorio per espandersi in termini di edilizia, mentre ora sto vedendo una sensibilità maggiore. E questa sensibilità vogliamo portarla nel confronto con i cittadini e gli operatori”. Ma non mancano i paradossi. “E’ vero, a volte troviamo degli ostacoli ma per la maggior parte sono dati dal fatto che gli abitanti non sono abituati a sentire certi discorsi legati all’etica e alle buone pratiche. Alla fine però – conclude Gamba – i cittadini l’hanno presa bene e siamo andati contro una logica di puro sfruttamento del territorio. Hanno capito la nostra scelta e ci stanno seguendo”.

A CASELLE LURANI NUOVI QUARTIERI PER SENTIRSI MENO SOLI – Caselle Lurani, come molti altri comuni della pianura tra Lodi e Pavia, è un piccolo centro in cui sempre più spesso si trasferiscono persone dalle grandi città, alla ricerca di soluzioni vivibili e più a misura d’uomo. Ma il suo sindaco, Sergio Rancati, a un certo punto si è accorto che costruire nuovi quartieri residenziali non bastava più. In quelle villette a schiera non c’era un’anima, non c’era socialità. Servivano spazi di incontro, soluzioni abitative in grado di facilitare le relazioni tra ‘vecchi’ e ‘nuovi’ residenti. “Ci siamo accorti- spiega il primo cittadino- che a fronte di un continuo incremento di abitanti si creava deprivazione sociale, non c’era una crescita delle relazioni sociali: insomma, in molti sceglievano il comune solo per il verde e per la campagna, senza però che il territorio rappresentasse per loro un vero interesse residenziale”, una vera occasione per non sentirsi sradicati. “Da questa considerazione abbiamo avviato un discorso proprio sulla qualità dell’abitare, partendo dal presupposto che migliorandola si potesse incidere sull’integrazione sociale”. E il primo passo, naturalmente, è stato proprio quello di coinvolgere i cittadini. “C’è stato molto interesse da parte della nostra gente, abbiamo anche svolto una giornata di lavoro e abbiamo avuto, con grande sorpresa, molti riscontri positivi. Non c’è stata diffidenza ma, anzi, parecchi di loro hanno notato che questo percorso potrebbe essere un mezzo utile per il rilancio dell’edilizia, danneggiata dalla situazione di crisi. Tutti hanno capito che forse è arrivato il momento di abbandonare vecchi modelli abitativi e residenziali per esplorarne di nuovi e più attenti alle relazioni sociali, alla qualità della vita comunitaria”. Lavorare sugli stili di vita e sulle abitudini dei cittadini è stato impegnativo. Si è trattato, per restare in tema, di posare un mattone sopra l’altro. “Ma è anche un percorso motivante – aggiunge Rancati – L’unica complicazione oggi è data dal fatto che amministrare un piccolo paese come il nostro vuol dire fare i conti ogni giorno con emergenze e difficoltà. E’ difficile staccarsi da questi e crearsi uno spazio per discutere di investimenti sul futuro”. Già, la crisi. “Ha sempre rappresentato lo sfondo delle nostre riflessioni, riflettendosi nel crollo totale delle iniziative edilizie. Ma poi noi ci siamo anche chiesti se ci fossero altre motivazioni al fatto che molte case nuove restassero vuote. E ci siamo risposti- conclude il sindaco- che forse il tempo delle villette a schiera, tipico delle nostre zone, è finito e che le esigenze dei cittadini sono cambiate: sta venendo meno la voglia di solitudine, di guardare al proprio orticello”.