FOCUS/ Città metropolitane. Filippeschi: “Non sprecare occasione riordino Province”

19 marzo 2012 | Pubblicato in: News
Il direttore di Legautonomie Del Cimmuto: “ma bisogna rafforzare l’autonomia fiscale”
Il settimanale di approfondimento tematico a cura di Legautonomie e Agenzia Dire si occupa questa settimana delle Città Metropolitane
FOCUS/ Città metropolitane. Filippeschi: "Non sprecare occasione riordino Province"

Ridurre la spesa senza tagliare le prestazioni: in due parole, città metropolitane. Ovvero l’obiettivo naturale di quel processo di trasformazione iniziato forse utopicamente con il progetto di abolizione delle province e poi scaturito nel recente decreto salva Italia del governo Monti, che cancella le Giunte e trasforma gli enti in organismi di secondo livello. Un’occasione rara e preziosa, questa, per arrivare a un traguardo inseguito fin dal 1990, quando la legge 142 si proponeva di riordinare gli enti locali. A dare un nuovo slancio è intervenuto poi l’articolo 114 della Costituzione, successivo alla riforma dell’ordinamento della Repubblica del 2001 con la modifica del titolo V della Carta. Ultima pronuncia del legislatore, quella della legge 42/2009, rimasta però senza seguito.

Ma cos’è esattamente una città metropolitana? Si tratta di un’area di cui fanno parte un grande comune e i ‘satelliti’ più piccoli che gravitano nell’hinterland e sono legati da ragioni economiche, sociali, culturali e di servizio. A oggi le città metropolitane previste sono quindici, dieci individuate dal Parlamento e cinque indicate dalle Regioni a statuto speciale: Bari, Bologna, Firenze, Genova, Milano, Napoli, Torino, Reggio Calabria, Roma, Venezia, Cagliari, Catania, Messina, Palermo, Trieste. La proposta di istituzione spetta al comune capoluogo e alla provincia, su iniziativa comune o separata, e successivamente si deve svolgere un referendum confermativo, previo parere della regione. A questo punto l’iter prevede l’istituzione di ciascuna città metropolitana a opera dei decreti legislativi, da adottare entro il 21 maggio 2012. Un consiglio provvisorio sarà quindi composto dai sindaci dei comuni interessati. Gli ultimi passi a livello istituzionale sono stati mossi poche settimane fa. L’11 gennaio scorso si è infatti insediata la Commissione speciale mista, paritetica Governo-Regioni-Enti locali, con il compito di elaborare una proposta di riordino istituzionale.

In conclusione, con la nascita delle città metropolitane e di conseguenza il riordino dell’amministrazione periferica dello Stato, si possono eliminare tutte quelle spese derivanti dalla sovrapposizione di enti e organismi che svolgono le stesse funzioni. Il risultato è evidente: semplificazione degli assetti istituzionali locali, riduzione della spesa pubblica e investimento di queste risorse recuperate per rilanciare l’economia. senza tralasciare l’aspetto della semplificazione burocratica.

Ridurre la spesa senza tagliare le prestazioni: in due parole, città metropolitane. Ovvero l’obiettivo naturale di quel processo di trasformazione iniziato forse utopicamente con il progetto di abolizione delle province e poi scaturito nel recente decreto salva Italia del governo Monti, che cancella le Giunte e trasforma gli enti in organismi di secondo livello. Un’occasione rara e preziosa, questa, per arrivare a un traguardo inseguito fin dal 1990, quando la legge 142 si proponeva di riordinare gli enti locali. A dare un nuovo slancio è intervenuto poi l’articolo 114 della Costituzione, successivo alla riforma dell’ordinamento della Repubblica del 2001 con la modifica del titolo V della Carta. Ultima pronuncia del legislatore, quella della legge 42/2009, rimasta però senza seguito.

Ma cos’è esattamente una città metropolitana? Si tratta di un’area di cui fanno parte un grande comune e i ‘satelliti’ più piccoli che gravitano nell’hinterland e sono legati da ragioni economiche, sociali, culturali e di servizio. A oggi le città metropolitane previste sono quindici, dieci individuate dal Parlamento e cinque indicate dalle Regioni a statuto speciale: Bari, Bologna, Firenze, Genova, Milano, Napoli, Torino, Reggio Calabria, Roma, Venezia, Cagliari, Catania, Messina, Palermo, Trieste. La proposta di istituzione spetta al comune capoluogo e alla provincia, su iniziativa comune o separata, e successivamente si deve svolgere un referendum confermativo, previo parere della regione. A questo punto l’iter prevede l’istituzione di ciascuna città metropolitana a opera dei decreti legislativi, da adottare entro il 21 maggio 2012. Un consiglio provvisorio sarà quindi composto dai sindaci dei comuni interessati. Gli ultimi passi a livello istituzionale sono stati mossi poche settimane fa. L’11 gennaio scorso si è infatti insediata la Commissione speciale mista, paritetica Governo-Regioni-Enti locali, con il compito di elaborare una proposta di riordino istituzionale.

In conclusione, con la nascita delle città metropolitane e di conseguenza il riordino dell’amministrazione periferica dello Stato, si possono eliminare tutte quelle spese derivanti dalla sovrapposizione di enti e organismi che svolgono le stesse funzioni. Il risultato è evidente: semplificazione degli assetti istituzionali locali, riduzione della spesa pubblica e investimento di queste risorse recuperate per rilanciare l’economia. senza tralasciare l’aspetto della semplificazione burocratica.

FILIPPESCHI: NON SPRECARE OCCASIONE RIORDINO PROVINCE – “Sono ventidue anni che l’ordinamento prevede l’istituzione delle Città metropolitane, senza produrre alcun risultato. Qualcosa evidentemente non ha funzionato nel modello che, salvo diverse varianti, è sostanzialmente ancora quello della legge 142/90”. Lo dice all’agenzia di stampa Dire Marco Filippeschi, presidente nazionale di Legautonomie.

“‘Nell’attesa della costituzione della città metropolitana – aggiunge – andavano messi a punto nuovi strumenti per una pianificazione e una programmazione delle politiche e dei servizi di area vasta che poggiasse sua ‘larghe intese’ tra l’amministrazione capoluogo e i comuni contermini interessati da specifici problemi di sviluppo e di assetto territoriale’. Anche per Filippeschi non bisogna sprecare l’occasione che si presenta con il riordino delle Province: ‘Bisogna superare i ritardi e rilanciare il progetto, cogliendo l’opportunità di un processo di riforma che non può limitarsi solo a un segmento delle istituzioni locali ma investire tutto il sistema dei poteri locali: dai piccoli comuni, che devono essere agevolati nel processo di associazionismo in ambiti sovra-comunali, fino alla Regione, che deve dismettere funzioni di amministrazione attiva e completare il decentramento a favore degli enti locali’.

Sul piano pratico, il direttore generale di Legautonomie, LORETO DEL CIMMUTO, fissa i termini di attuazione del progetto: “Prevedere che in sede di prima applicazione la città metropolitana coincida con l’attuale territorio provinciale potrebbe essere la soluzione più praticabile e di più immediata fattibilità. Sebbene non rappresenti indubbiamente la soluzione ottimale, rappresenta tuttavia un punto di partenza per dare una prospettiva di governo all’area metropolitana”. Secondo Del Cimmuto, “la soluzione è praticabile: si tratta di ereditare, sotto il profilo amministrativo e dei confini territoriali, le attuali province, assumendo le funzioni del comune capoluogo, quelle di area vasta riservate alla Provincia e quelle che deriveranno dal decentramento regionale”.

C’è però uno scoglio da superare. “Tutto ciò ovviamente non basta e si dovrà intervenire sui meccanismi di governance idonei a garantire efficienza, efficacia e rappresentatività alle istituzioni di governo. Ma si tratta di partire da un punto fermo. Gli assetti dovranno essere completati sotto il profilo finanziario da un rafforzamento dell’autonomia fiscale e impositiva, come previsto per le città metropolitane dalla legge delega per il federalismo fiscale’. Infine, spiega Del Cimmuto, ‘potrà sempre essere consentito, in un secondo momento, ai Comuni ricadenti nell’area metropolitana di distaccarsene, con le procedure previste dalla Costituzione, purché sia salvaguardato il principio della continuità territoriale”.

PISAPIA: ‘MILANO LA PRIMA D’ITALIA’Sindaco Pisapia, sembra più vicino il traguardo di Milano Città metropolitana…

Milano sarà la prima Città metropolitana d’Italia. Proprio domani (venerdì 16 marzo) presenteremo a Palazzo Marino il Comitato promotore della Città metropolitana milanese. Il traguardo, quindi, comincia a essere ben visibile. Su questo tema, infatti, c’è una grande sinergia anche con la Provincia di Milano. Entrambi, insieme anche ad altri soggetti, abbiamo lo stesso obiettivo nell’interesse dei cittadini. Milano è la città in Italia che più ha la vocazione a essere governata a livello metropolitano. Per Milano il cambiamento è già stato avviato con la delibera sul decentramento che prevede maggiori poteri e maggiore autonomia economica alle zone. Questo percorso, in parallelo con quello per la Città metropolitana porterà ad avere delle proprie e vere municipalità. Per lo stato cambierà l’interlocutore. Non ci sarà più il Sindaco di Milano, né il Presidente della Provincia, ma un solo Sindaco metropolitano.

Con questa novità ci saranno risparmi, non solo in termini economici?

Sarà data maggiore concretezza alle esigenze dei cittadini, a cui saranno offerti servizi sempre migliori. Meno frammentazioni e una visione di area vasta che potrà finalmente dare soluzioni a tematiche prioritarie per il governo del territorio. Lo smog, i trasporti, il lavoro, la cultura devono essere governati da un’istituzione più vasta, non il singolo – piccolo o grande – comune.

Quali sarebbero invece i principali cambiamenti per i cittadini dei piccoli comuni inglobati? C’è il rischio che si trovino a fare i conti con le problematiche delle grandi città?

I cittadini dei piccoli comuni già si trovano a fare i conti con le problematiche delle grandi città. E’ proprio questo che recriminano: ovvero avere gli stessi problemi, ma non la stessa attenzione. Con la Città metropolitana non sarà più così, perché le tematiche e le problematiche saranno governate su vasta scala. Tra Milano e l’hinterland esistono, infatti, rapporti strettissimi, basti pensare al flusso di gente in entrambe le direzioni che si sviluppa ogni giorno per ragioni di lavoro. I problemi sono comuni e vanno affrontati con politiche comuni.

DE MAGISTRIS: ‘UNA GRANDE OPPORTUNITA” – Per il sindaco di Napoli, Luigi de Magistris, la Città metropolitana “è una grande opportunità che va colta. E fuori di dubbio che le grandi città hanno una estensione ampia che va oltre il loro confine e si allarga all’area provinciale. Percio’ non ha senso l’esistenza di comune e provincia, poiché crea appesantimenti e rallentamenti burocratici, oltre ad aggravare i costi. Città metropolitana permette che si realizzi una positiva concentrazione di competenze, senza ricadute in termini di rappresentatività: oltre al sindaco della grande città, infatti, sono coinvolti anche gli esponenti delle città minori e si crea una sinergia fra grande e piccole città su argomenti collegati”.

Insomma, ai cittadini conviene….

Una unica centrale istituzionale favorisce il governo soprattutto su temi come la mobilita’, la tutela del territorio o l’edilizia scolastica, solo per fare qualche esempio. Anche sul piano della fiscalità si pone una opportunità in termini di quell’ autonomia costituzionalmente prevista.

Certo ci sono anche degli oneri e dei rischi: penso al fatto che, comunque, il sindaco della città capoluogo si troverà a dover gestire un numero maggiore di abitanti rispetto a quello attuale, per esempio il governo di Napoli non riguarderà più un milione di abitanti bensì tre milioni di cittadini. Ma si tratta di una riforma giusta anche se con aspetti di criticità su cui si dovrà lavorare. Resta da vedere comunque che tipo di riforma, alla fine, verrà attuata: sono vent’anni, infatti, che si parla di introdurre la città metropolitana.

E ci saranno anche risparmi?

Si determinano sicuramente dei risparmi perché l’attuale divisione delle competenze produce un aggravio anche dei costi. Certamente si può ottenere, infatti, una maggiore efficacia, efficienza, razionalizzazione dell’attività amministrativa. Rispetto allo Stato, poi, si rafforzano le autonomie locali in una ottica di vero federalismo, inteso non in termini secessionisti come vuole la Lega, ma come un positivo ritorno ai municipi che rappresentano il radicamento delle comunità e rispondono ad una preziosa democrazia di prossimità. Si deve evitare -ed è questo il principale rischio da contrastare- di rendere la città metropolitana un ‘elefante burocratico’, perché al contrario essa rappresenta un’occasione soprattutto in termini di maggiore rapidità ed efficacia dell’azione amministrativa, concentrata ma allo stesso tempo rispettosa della rappresentatività territoriale incarnata dalle città più piccole.

Ma anche i piccoli comuni sono realtà importanti, non spariranno?

Si devono valorizzare i vantaggi dei piccoli comuni che non devono perdere le loro caratteristiche positive. Dunque va salvaguardata la loro rappresentatività e la loro autonomia su temi di carattere strettamente locale. Da una maggiore centralizzazione dell’attività amministrativa, fatto salvo ovviamente il rispetto delle autonomie locali delle realtà più piccole, si produce comunque un miglioramento dell’attività amministrativa stessa di cui beneficiano tutti i cittadini.

ZEDDA: PIU’ OBIETTIVI COMUNI, PIU’ ACCESSI AI SERVIZI – ‘Non so se le città metropolitane saranno istituite con norma nei termini previsti. Di certo c’è che con i 16 Comuni dell’Area Vasta e con la Provincia di Cagliari abbiamo riavviato l’iter per il Piano Strategico Intercomunale’. Lo dice all’agenzia di stampa Dire il sindaco di Cagliari, una delle città destinate a diventare città metropolitana, con la particolarità di essere stata indicata da una regione a statuto speciale. ‘Le procedure- spiega il primo cittadino sardo- erano iniziate nel 2006 ma in cinque anni non erano state approvate neanche le linee guida. Subito dopo il mio insediamento ho riunito i primi cittadini dei comuni limitrofi e in ottobre abbiamo presentato il documento strategico. Ora lavoriamo ai progetti concreti per tutta l’area, gli unici che d’ora in poi potranno usufruire dei finanziamenti comunitari. La città metropolitana non sarà altro che la forma istituzionale di questo processo che abbiamo già avviato’. Per Zedda sono chiari i risparmi, non solo in termini economici, per il territorio. ‘Come assi portanti di quel documento abbiamo scelto quattro direttrici: mobilità e trasporto pubblico integrato, servizi e cultura, residenzialità e ambiente. Rappresentano le quattro linee strategiche per il rilancio delle nostre città. Ad esempio il trasporto pubblico: con la benzina che sfiora i 2 euro, un servizio efficiente da e per il capoluogo verso tutta l’Area Vasta consente alle migliaia di persone che ogni giorno arrivano a Cagliari di lasciare a casa l’auto privata. Oltre a essere un aiuto concreto per le famiglie è anche un modo per salvaguardare l’ambiente e, allo stesso tempo, vederlo come motore di sviluppo. Una via imprescindibile per la ripartenza delle nostre economie’.
Nessun rischio, invece, che le problematiche delle grandi città si possano ripercuotere sui piccoli comuni inglobati. ‘Se pensiamo che Cagliari ha poco meno di 157mila abitanti ma offre servizi per 500mila persone, mettere in comune gli obiettivi di tutta l’Area Vasta può solo facilitare l’accesso ai servizi stessi’, conclude Zedda.