Legautonomie, se la Tesoreria centrale ‘strozza’ gli Enti locali

23 febbraio 2012 | Pubblicato in: Finanza territoriale
Il responsabile Finanza territoriale Legautonomie Enrico Campedelli, sindaco di Carpi: “Ormai gli enti locali navigano a vista”.
Il settimanale di approfondimento tematico a cura di Legautonomie e Agenzia Dire si occupa questa settimana del ritorno alla Tesoreria Unica per gli enti locali, prevista dal d.l. 1/2012, il cosiddetto decreto liberalizzazioni.
 
ROMA – L’obiettivo è quello di tenere sotto controllo la spesa pubblica, ma gli enti locali non ci stanno. Regioni, province e comuni non potranno più disporre liberamente delle proprie risorse ma saranno costretti a ricorrere allo Stato per poter gestire finanziariamente i propri interessi. In altre parole, si tratta del ritorno alla Tesoreria unica degli anni Ottanta.

Questa la conseguenza dell’entrata in vigore del dl 1/2012, il cosiddetto decreto liberalizzazioni, che con l’articolo 35 sospende fino al 31 dicembre 2014 l’attuale normativa, obbligando in questo modo gli enti a depositare le proprie somme sulla contabilità aperta presso la Tesoreria dello Stato. Due le scadenze: giù entro il prossimo 29 febbraio ogni amministrazione dovrà versare il 50% delle proprie disponibilità, mentre la restante quota andrà consegnata entro il 16 aprile.

La Tesoreria unica, introdotta dalla legge 720 del 1984, di fatto impediva agli enti locali di disporre di liquidità, lasciando loro soltanto il compito di occuparsi di pagamenti e riscossioni, con inevitabili ritardi e ed eccessiva burocratizzazione dei processi. Un problema a cui il legislatore aveva ovviato con l’approvazione del D.legs 279/1997 che introduceva il sistema di Tesoreria cosiddetta ‘mista’. Con queste modifiche gli amministratori hanno avuto la possibilità di gestire autonomamente le proprie entrate, arrivando a un’ampia capacità di programmazione grazie al maggiore controllo della liquidità disponibile.

Le proteste degli enti locali ovviamente non si sono fatte attendere, soprattutto per il timore che possano essere limitati autonomia e raggio d’azione, considerato il rischio concreto di un allungamento dei tempi di liquidazione delle imprese a cui vengono affidati lavori e servizi. Ma anche perché con la nuova norma si perdono gli interessi sulle somme depositate in banca. Infine, questo terremoto nelle tasche degli enti locali si tramuta in una ulteriore frenata nel processo di attuazione del federalismo fiscale.

CAMPEDELLI: ORMAI GLI ENTI LOCALI NAVIGANO A VISTA – “Meno autonomia per gli enti locali, meno possibilità dal punto di vista finanziario per tutti gli amministratori”. Queste, secondo il sindaco di Carpi e Responsabile Finanza locale per Legautonomie, Enrico Campedelli (nella foto), le principale conseguenze del ritorno alla Tesoreria unica introdotto dal decreto sulle liberalizzazioni. Quasi rassegnato alla situazione in cui si trovano a operare gli amministratori, il primo cittadino confessa che “ormai stiamo navigando a vista. Purtroppo siamo in una tale situazione di indebitamento del governo nazionale che si cerca di controllare i movimenti dei soggetti istituzionali”. Neanche la possibilità di intervenire in Parlamento sembra rappresentare una speranza: “Secondo me ci può essere lo spazio per la modifica di questa norma, purtroppo nell’ultimo periodo siamo un po’ sfiduciati: pensiamo anche al Patto di stabilità, sulla cui richiesta di allentamento non si è ancora visto nulla. Se il buongiorno si vede dal mattino… Dopodiché condividiamo tutti l’idea che bisogna lavorare per abbassare il debito che abbiamo”. Infine Campedelli sembra scettico su una possibile battuta d’arresto al federalismo fiscale: “Di stop ne abbiamo visti parecchi. Potrebbe anche essere ma credo che una proposta seria, per intenderci non quella portata avanti dalla Lega, sia più che mai attuale”.

FONTANA: NEOCENTRALISMO VERGOGNOSO, MEGLIO IL COMMISSARIAMENTO – Quello di Attilio Fontana, sindaco di Varese, è un parere “estremamente negativo”. La norma che riporta gli enti locali al passato, quando le risorse erano gestite da un’unica Tesoreria, proprio non la vuole. “Innanzitutto perché si tratta di un ennesimo, ulteriore attacco all’autonomia dei Comuni. Da un lato si parla di volerli rendere autonomi finanziariamente, dall’altro si prelevano i loro soldi che sono stati messi da parte in tanti anni. E questa mi sembra una cosa molto grave. Dall’altro lato è un appesantimento della crisi per i comuni perché vengono loro sottratti quei pochi interessi che adesso non possiamo più incassare. Oltretutto non c’è la disponibilità immediata dei liquidi in caso di necessità. Da ultimo, aumentano le spese per i comuni per utilizzare i fondi depositati nella Tesoreria centrale. Dovremmo poi cercare di capire la ragione di questa scelta: il mio dubbio è che ci possano essere delle situazioni che non vogliono essere chiarite. Io penso che avremmo il diritto di sapere effettivamente che fine faranno i nostri soldi, perché il rischio è che non li vedremo mai più tornare sui nostri territori”. Fontana non nasconde la sua guerra aperta e se tra pochi giorni scadrà il termine per versare nelle casse centrali il primo 50% delle risorse degli enti locali. “Vedremo se saremo in grado di rispettare i tempi, perché lo Stato non rispetta mai i suoi. Pensiamo per esempio alle spese di manutenzione dei tribunali, per i quali è in arretrato di anni e di importi. Visto che lo Stato è sempre così poco efficiente nel rispettare i termini previsti da una legge nazionale, vedremo se ‘casualmente’ il mio comune sarà altrettanto rapido…”. Una guerra da condurre non solo in Parlamento ma anche legalmente. “Io credo che la norma sia palesemente incostituzionale e credo proprio che come comuni chiederemo alla Regione Lombardia di fare ricorso per noi, visto che la legge non ce lo consente. Ho già avuto dei contatti in questo senso: ho parlato con il presidente Formigoni ma non posso dire cosa mi ha risposto. Inoltre noi faremo anche i passaggi attraverso il Cal, il Consiglio delle Autonomie locali”.

Infine l’aspetto della norma che forse brucia di più al sindaco leghista. “Questo è uno stop a tutti quei processi e a quei progetti di federalismo e di maggiore autonomia nei quali noi abbiamo creduto profondamente. E’ un neocentralismo vergognoso. E a questo punto chiedo che ci commissarino: faremmo, faremo meno fatica nel gestire le casse esangui dei nostri Comuni. Il governo abbia il coraggio di metterci la faccia. Ci commissari tutti, mandi dei rappresentanti del potere centrale a gestire la situazione. Almeno- conclude Fontana- le brutte figure le faranno loro”.

GERARDI: CI SONO MARGINI PER INCOSTITUZIONALITA’ NORMA – Si tratta di una “forte violazione dell’autonomia e ci sono sicuramente dei margini di incostituzionalità e prosegue sempre di più ormai l’invasione delle autonomie, sostenendo che si fa tutto per gli equilibri della finanza pubblica”. E’ questo il parere di Roberto Gerardi, direttore generale del Comune di Bergamo, interpellato dall’agenzia di stampa Dire sulla questione del ritorno alla Tesoreria unica, introdotto lo scorso mese dal decreto legge sulle liberalizzazioni. “E’ una norma molto penalizzante per gli enti locali- spiega- perché in primo luogo se questi perdono la loro disponibilità di gestione delle proprie entrate non possono più fare operazioni speculative su queste risorse. Su noi, a Bergamo, non ha molto impatto perché la maggior parte delle nostre somme era già nella Tesoreria dello Stato. Però ci sono sicuramente delle realtà opposte in cui la sottrazione di queste somme impedisce il maturarsi di interessi sulle risorse dell’ente stesso. Ma questo “ritorno al passato”, come fa notare lo stesso Gerardi, potrebbe avere ripercussioni anche su imprese e ditte che prestano la loro opera agli enti locali. “Potrebbero sorgere dei problemi anche per saldare le imprese che lavorano per noi: bisognerà capire i tempi in cui i nostri pagamenti troveranno riscontro nella Tesoreria unica, perché non avendo più materialmente liquidità il rischio è quello di accumulare dei ritardi nei pagamenti. Certo che a rimetterci saranno soprattutto gli enti più virtuosi che hanno grandi entrate proprie, a differenza dell’84 quando il grosso delle somme veniva trasferito dalle casse dello Stato”. Per Gerardi la speranza, a questo punto, è che “la norma possa essere rivista in sede di conversione del decreto in Parlamento, anche perché so di molte regioni pronte a fare ricorso. C’è da dire che la norma viene introdotta per ‘tutela dell’unità economica della Repubblica’: ormai questo è un escamotage che il legislatore usa per ricavare una propria competenza e intromettersi nelle autonomie. Bisogna poi capire se la Corte Costituzionale ritiene sufficiente questo assunto ai fini della difesa della costituzionalità”. Ma con questa norma che fine farà il federalismo fiscale? “Bisognerà aspettare le elezioni del 2013 per capire quale sarà il suo destino, e poi non è detto che questa norma possa rimanere in vita fino al 31 dicembre 2014 (data in cui terminerà la sospensione della normativa precedente all’introduzione del decreto ‘liberalizzazioni’, ndr). Inoltre, probabilmente prima o poi andrà ripresa in mano anche la Carta delle Autonomie per capire l’articolazione tra i vari enti e l’esistenza o meno delle province. Insomma- conclude- mi sembra che i fronti aperti siano ancora molti”.

BUONAIUTO: PREOCCUPATI, SI RISCHIA BLOCCO DEI SERVIZI – “Come amministratori locali siamo tutti molto preoccupati, sia dal punto di vista dell’autonomia, sia dal punto di vista operativo e di interazione con i fornitori ma anche per la gestione dei flussi di pagamento”. Lo dice all’agenzia Dire l’assessore al Bilancio del Comune di Salerno, Alfonso Buonaiuto, che spiega le ripercussioni per gli enti locali in seguito all’introduzione della norma sulla Tesoreria unica contenuta nel decreto ‘liberalizzazioni’. “Noi con la Tesoreria abbiamo la possibilità di programmare degli investimenti e delle attività ma questa novità rischia di assumere un aspetto rilevante nel momento in cui dobbiamo pagare i privati che portano avanti le opere pubbliche. Se tutto questo non viene gestito in prima persona dal Comune, si rischia di avere una seria inefficienza”. Ma Buonaiuto fa notare che “c’è ancora un’incognita per quel che riguarda la conversione in Parlamento del decreto: penso che tutti i sindaci useranno la loro influenza per arrivare a una modifica della norma e neutralizzare gli eventuali risvolti negativi che esistono per i Comuni. Mi affiderei più a questo che ai ricorsi alla Corte Costituzionale, per i quali ho qualche dubbio. La mia sensazione è che si arriverà a una mediazione”. Per quanto riguarda il federalismo fiscale, “questa norma per il momento blocca tutto. Per anni ci hanno fatto il lavaggio del cervello, ora nel nome dell’efficienza si torna al centralismo statale. La logica del controllo della spesa pubblica deve essere attuata, ma sulla scorta di parametri diversi e non soltanto sull’accentramento dei fondi, come con la Tesoreria unica o il controllo dell’Imu. Altrimenti rischiamo di far fermare la macchina amministrativa e di tagliare i servizi”. Secondo Buonaiuto “non si tratta però di una pietra tombale: ci sarà probabilmente una rivisitazione generale del concetto così come lo conosciamo da alcuni anni fa, anche alla luce della crisi che stiamo vivendo. Sarà modificato, con una centralità dello Stato su alcune materie, ma non eliminato”. Infine, secondo l’assessore, non va dimenticato che “con la Tesoreria si scarica in maniera indifferente sui comuni, compresi i più virtuosi, mentre sarebbe più logico pensare a una riforma più in generale sulle regioni, cancellando le province”.