FOCUS/ Enti locali, le linee guida per le società partecipate

13 febbraio 2012 | Pubblicato in: News
Il direttore generale di Legautonomie: “Ora bisogna chiarire tutti gli aspetti applicativi”
Il settimanale di approfondimento tematico a cura di Legautonomie e Agenzia Dire si occupa questa settimana delle società partecipate degli enti locali, in vista del convegno organizzato da Legautonomie il prossimo 16 febbraio a Roma dal titolo: “Il sistema delle società partecipate degli enti locali. Doveri di governance, adempimenti dei comuni e operazioni straordinarie”.
 
ROMA – L’ultima finanziaria, la 183 del 2011, ha introdotto una serie di nuove disposizioni che riguardano le oltre 6mila società partecipate dagli enti locali in Italia, modificando in parte quanto stabilito la scorsa estate nel decreto legge 138/2011. A ciò si aggiungono le significative disposizioni in materia di liberalizzazione previste dal dl 1/2012. Proprio per cercare di indirizzare gli amministratori e offrire loro delle linee guida operative, Legautonomie ha promosso un convegno nazionale che si terrà a Roma il prossimo 16 febbraio e a cui parteciperanno esperti del settore, tecnici e funzionari degli enti locali.

L’obiettivo è riformare il sistema e raggiungere l’efficienza attraverso norme che incentivano le amministrazioni a dismettere le proprie partecipazioni oppure a chiudere le stesse società per arrivare alla privatizzazione della gestione dei servizi pubblici locali (ad eccezione del servizio idrico, come stabilito dall’ultimo referendum), contrastando in questo modo elusioni e spreco di denaro pubblico. A complicare il quadro, però, è la mancanza dei provvedimenti attuativi che devono essere indicati dal Governo, senza i quali risulta difficile una concreta applicazione della normativa. Già Legautonomie ha fatto notare come la moltiplicazione confusa e contraddittoria di disposizioni normative determina una condizione di incertezza per gli amministratori locali, chiamati ad agire tra vincoli e scadenze. A tutto ciò si aggiunge la questione riguardante i limiti posti alla costituzione e alla partecipazione di società da parte dei comuni con meno di 30mila abitanti, e di quelli con una popolazione compresa tra i 30mila e i 50mila con obblighi di liquidazione e cessazione di partecipazione. Vanno inoltre affrontati i temi relativi ai legami presenti tra le società che esercitano attività strumentale e quelle che gestiscono i servizi pubblici locali di rilevanza economica. In base a quanto stabilisce l’art. 5 del dl 138/2011, una quota del Fondo infrastrutture previsto dalla legge 6 agosto 2008 viene destinata come incentivo agli investimenti infrastrutturali effettuati dagli enti locali purché questi ultimi procedano alla dismissione entro il 31 dicembre 2012 (250 milioni di euro per il 2013) e il 31 dicembre 2013 (sempre 250 milioni per il 2014).

DEL CIMMUTO: ORA BISOGNA CHIARIRE TUTTI GLI ASPETTI APPLICATIVI – ‘E’ una materia complessa e che non trova mai pace’. E’ con queste parole che il direttore generale di Legautonomie, Loreto Del Cimmuto, presenta un tema tornato d’attualità dopo le recenti riforme dei servizi pubblici locali introdotte dal decreto legge sulla concorrenza, le liberalizzazioni e le infrastrutture, il dl 138/2011 e successivamente il dl 1/2012. ‘L’ennesimo intervento’, un insieme di disposizioni e regolamentazioni con un unico comune denominatore: la mancanza di chiarezza e la confusione in cui ha gettato gli amministratori. Proprio per questo Legautonomie ha programmato per il prossimo 16 febbraio un convegno che vuole fare luce su una questione in particolare: le società partecipate degli enti locali. ‘Noi da una parte vogliamo approfondire la materia e dall’altra ribadire alcuni principi che sono scaturiti dai risultati referendari e che sono volti a tutelare la garanzia dell’universalità e l’accessibilità dei servizi pubblici’, spiega Del Cimmuto, per il quale ‘il tema delle liberalizzazioni e della libera concorrenza trova d’accordo le autonomie ma vengono declinate diverse opzioni che condizionano pesantemente le scelte del sistema degli enti locali’. Il problema principale, comunque, è quello di ‘chiarire gli aspetti applicativi che oltre a essere complessi variano anche da settore a settore, che si parli di rifiuti piuttosto che di trasporti.

ROSATI: COSÌ TUTTA L’ITALIA PUO’ CRESCERE, OCCASIONE DA NON PERDERE – Un’occasione che non va sprecata, un procedimento che ha bisogno di indirizzi e regole ma che una volta entrato a regime potrebbe avere ripercussioni molto forti sulla crescita dell’Italia. Antonio Rosati, assessore al Bilancio della Provincia di Roma, spiega all’agenzia di stampa Dire quanto può incidere la riforma dei servizi pubblici locali non solo sulla quotidianità dei cittadini ma anche sullo sviluppo in termini di impresa. ‘E’ un grande processo che può portare a un rafforzamento industriale e che va fatto con grande attenzione: bisogna tenere a mente che non si parla di maggiori offerte a livello di quantità, ma di un miglioramento dei servizi. Come ad esempio nel settore dei trasporti’.

Prima del risultato, però, va indicato il percorso che amministratori e tecnici dovranno affrontare, alla luce di una carenza di regole certe dopo il decreto legge 1/2012 sulla ‘concorrenza, le liberalizzazioni e le infrastrutture’. ‘Innanzitutto- fa notare Rosati- sarà necessario capire come uscirà il decreto liberalizzazioni dal Parlamento, poi bisogna stare attenti a cosa si intende con questo termine: un conto è il trasferimento da un monopolio pubblico a un monopolio privato, un altro è prevedere invece una gestione multipla del servizio, sperando in una maggiore forza industriale’. Regole certe, dunque, perché ‘questa potrebbe essere l’occasione per fare una grande politica industriale costruendo aziende forti e robuste: sembra che il ministro dello Sviluppo economico, Passera, vada in questa direzione. Non va dimenticato che ‘un processo di efficientamento di questo tipo non può tralasciare il rischio della perdita di posti di lavoro’. ‘A questo proposito un ruolo chiave nel settore dei trasporti lo avranno le Autority: le aziende spesso cadono nel tranello della classica asimmetria informativa relativa a informazioni che spesso non possono essere confermate dagli Enti locali. Per questo è necessario che questi organismi abbiano la massima indipendenza’.

Fuori da questo livello si colloca il problema del servizio idrico, soprattutto in seguito al referendum del giugno scorso. ‘C’è il problema di dare un assetto futuro industriale e io al convegno di Legautonomie del 16 febbraio farò una proposta molto precisa, un’ipotesi di gestione’, anticipa Rosati, che poi si sofferma sulla questione che riguarda i bilanci degli enti locali in previsione della dismissione delle società partecipate. La domanda principale è quella relativa agli introiti: andranno a risanare il debito o serviranno per fare investimenti per migliorare i servizi ai cittadini? Personalmente penso che si potrebbe ipotizzare la doppia destinazione divisa al 50%’.

Sui tempi di realizzazione bisogna comunque essere prudenti: la norma prevede degli incentivi dal Fondo Infrastrutture per gli amministratori in caso di dismissione delle società entro due scadenze, quella del 31 dicembre 2012 e quella del 31 dicembre 2013. ‘Per queste date il processo deve essere quantomeno avviato: ora siamo in grande ritardo ma se da qui a due mesi (il 31 marzo, ndr) il Governo chiarisce indirizzi e regole, entro dicembre si possono esplicitare almeno le gare, tenendo conto dei bacini di ambito’.

POZZOLI: MA AL SUD I COMUNI NON TROVERANNO PARTNER – ‘Il problema principale e più urgente è quello di interpretare’ le disposizioni scaturite dal decreto 1/2012, che all’art. 4 prevede ‘norme a tutela e promozione della concorrenza nelle Regioni e negli enti locali’. Così all’agenzia di stampa Dire il professore ordinario di economia aziendale all’università Parthenope di Napoli, Stefano Pozzoli. ‘C’è una sorta di road map di scadenze che vanno affrontate dopo l’accavallarsi degli interventi normativi dettati dalle manovre del governo Berlusconi e gli interventi sulle liberalizzazioni con Monti. Si deve notare che le scadenze che riguardano più o meno tutti i livelli di governo’.

Il primo passo, spiega Pozzoli, ‘lo deve fare il governo, in particolare il ministero degli Affari regionali, che entro il prossimo 31 marzo dovrà emanare un decreto in cui dirà agli enti locali come creare una loro delibera quadro per capire quali sono i servizi pubblici locali da mettere in regime di esclusiva e quelli da affidare al libero mercato’. L’iter prevede, successivamente, ‘un compito per le Regioni, che entro il 30 giugno dovranno indicare i servizi che andranno gestiti non dai singoli comuni ma almeno su base provinciale. Successivamente intervengono i comuni, che dovranno pronunciarsi sui restanti servizi, tenendo conto delle modalità di affidamento. Questa delibera, per avere efficacia, deve essere sottoposta al parere dell’Autorità garante della concorrenza (per i comuni sopra i 10 mila abitanti)’.

L’obiettivo, fa capire Pozzoli, ‘è arrivare ad affidare i servizi entro il 31 dicembre di quest’anno, data in cui i servizi in affidamento diretto andranno a scadere, e quindi aprire il mercato alla concorrenza. Ovviamente occorrerà vedere se questo avrà delle conseguenze sul risparmio di denaro pubblico o sui consumatori’. In generale si tratta di una riforma che secondo Pozzoli ‘avrà un impatto molto pesante per gli enti locali del Mezzogiorno, dove ci saranno difficoltà a trovare partner privati realmente intenzionati a prendere servizi in affidamento, mentre i comuni si troveranno a contrattare con operatori esterni e dovranno quindi accettare tempi di pagamento più stringenti’.

Ma le difficoltà si riflettono anche su altri ambiti. ‘Personalmente sono molto perplesso per quel che riguarda la tempistica proposta e anche su una scelta un po’ ideologica per cui si dà per scontato che il privato funzioni meglio. Poi c’è un problema che riguarda i tempi: dal 2001 cerchiamo di liberalizzare il mercato e i passi avanti sono stati pochi. Dire che è fare tutto in un anno mi sembra francamente non credibile. Io avrei privilegiato delle politiche di accompagnamento alla crescita dimensionale, che in parte già ci sono ma che andrebbero rafforzate. Oltretutto ci scontriamo con la mancanza di partner privati di qualità industriale. Ho dei dubbi sul fatto che ci sia stata una sufficiente riflessione di strategia industriale. Abbiamo chiaro di sapere cosa vogliamo in questi setori tra dieci anni? È indifferente, ad esempio, che le aziende siano in mano italiana o francese o inglese? Non sarebbe stata meglio una strategia che favorisse la quotazione in Borsa? In fondo- conclude Pozzoli – le uniche grandi imprese delle public utilities italiane sono tutte presenti a Piazza Affari’.