Manovra, Filippeschi: “Serve correzione di rotta”

6 dicembre 2011 | Pubblicato in: News

“L’equità va intesa anche in rapporto con i territori. Oggi, di fronte a un baratro, vengono chiesti nuovi sacrifici, pari a un miliardo e mezzo di euro, che si sommano a quelli, già pesantissimi, delle manovre estive. La manovra impone altre limitazioni alle autonomie locali che, in assenza di altre riforme, impediscono ancora la possibilità di erogare servizi essenziali ai cittadini. Gli enti locali non si sono sottratti e non si sottrarranno alle proprie responsabilità e al necessario concorso al risanamento della finanza pubblica. Ma chiedono correzioni di rotta, a favore delle famiglie più bisognose e delle imprese, valorizzando il ruolo delle istituzioni più vicine ai cittadini”. Così Marco Filippeschi, presidente nazionale di Legautonomie e sindaco di Pisa, commenta le misure anticrisi presentate dal premier Mario Monti.
 

“Quello che manca sono misure tangibili che aiutino lo sviluppo. Non si è aperto il capitolo delle politiche per le città come volano di crescita. Si ricorre alla leva fiscale ma non sono ancora sufficienti i tagli alla spesa centrale, che devono essere assai più incisivi e coraggiosi. Il sistema di welfare locale viene ulteriormente intaccato e ai comuni, per salvaguardarlo, toccherà aumentare la pressione fiscale. I margini di autonomia rimangono bassissimi. L’abbattimento del fondo perequativo dovuto alla statalizzazione dell’IMU lega loro le mani per ogni politica di equità sociale sul territorio”.

 

“Le norme sulle province saranno più che altro dannose perché non sono parte di una riforma razionale di tutto il sistema delle autonomie locali che parta dalle competenze e dalle dimensioni territoriali, da una modificazione dall’articolazione prevista dalla Costituzione, dato che di un’istituzione intermedia non si può fare a meno, come si dimostra nel resto d’Europa. Le misure come quelle introdotte nel decreto non fanno distinguere fra ciò che si può contenere con la razionalizzazione e ciò che di utile o indispensabile può essere tagliato per politiche sensibili. Il governo Monti deve accettare l’idea che su questa complessa partita il sistema degli enti locali non è una controparte e che è animato dalla volontà di fare riforme radicali in tempi serrati. Proprio per questo, però, deve associarlo alle decisioni, nell’interesse di ogni prospettiva che guardi oltre la sola logica dei tagli”.