Senato delle Autonomie: tagliare i costi, migliorare l’efficienza

27 ottobre 2011 | Pubblicato in: News

“Il bicameralismo perfetto italiano oggi è una macina al collo del Paese e deve essere superato, per dare spazio al protagonismo dei territori e delle comunità locali. Dobbiamo pretendere che si arrivi finalmente alla svolta voluta da una maggioranza larghissima e trasversale dei cittadini.
Alcune proposte di riforma in discussione non ci piacciono e le avverseremo: la diminuzione del numero dei parlamentari senza differenziazione delle funzioni delle Camere sarebbe una beffa. Va detto chiaro e con l’impegno a non perdere altro tempo. Vediamo un conservatorismo che deve essere denunciato e battuto: i partiti devono saper rispondere al Paese prima che ai parlamentari in carica.

 Per riavvicinare la politica ai cittadini va fatta una riforma semplice e comprensibile. Altrimenti si farà un altro assist alla demagogia e al populismo di turno. La «bozza Violante» che aveva trovato un consenso bipartisan, resta valida proprio su questo punto decisivo, tanto più con la crisi politica e di credibilità, che mortifica il Parlamento. La discussione va sottratta all’esclusiva del dibattito parlamentare o degli esperti. Per questo Legautonomie ha promosso una campagna nazionale, a partire da una petizione popolare, rilanciando i contenuti del «manifesto dei sindaci» varato unitariamente con la manifestazione di Milano promossa dall’Anci. La proporremo alle altre associazioni delle autonomie e poi alle forze politiche e sociali, con nuovi strumenti di sensibilizzazione. Per poi valutare se dalle autonomie locali e dalle Regioni possa venire una vera e propria proposta di riforma costituzionale.

L’esperienza di questi mesi dice che una seria riforma federalista non terrà senza una coerente ristrutturazione del sistema istituzionale. Il passaggio fondamentale, fino ad oggi eluso, per ridisegnare un nuovo patto fra i diversi livelli di governo e dare una maggiore trasparenza ed efficienza dell’azione pubblica è la riforma del Parlamento e l’istituzione della Camera federale, ovvero del Senato delle Autonomie.

Non occorrono due rami del Parlamento che fanno le stesse identiche cose e un numero sproporzionato di parlamentari, se confrontato a quello degli altri Paesi. Il Senato riformato dovrà avere un ruolo di codecisione nelle materie a legislazione concorrente di Stato e Regioni, in alcune materie di legislazione esclusiva statale e nella determinazione dei livelli essenziali delle prestazioni civili e sociali da garantire uniformemente su tutto il territorio nazionale. E parteciperà alle scelte fondamentali di garanzia costituzionale.

La fiducia al governo sarà concessa solo dalla Camera politica, cioè dall’unica assemblea rappresentante della volontà generale. Si avrebbe in primo luogo una maggiore chiarezza nella individuazione delle responsabilità e un rafforzamento della governabilità. Si conquisterebbe, inoltre, almeno un dimezzamento dei tempi di discussione delle proposte di legge e ciò a beneficio del compito che la Costituzione assegna al Parlamento. Un altro indubbio vantaggio sarebbe la riduzione dei costi della politica, con il dimezzamento dei parlamentari eletti: 512 invece che 945, nella «bozza Violante».

La spesa del Senato nel 2000 ammontava a 368 milioni di euro per poi quasi raddoppiare nel 2011 toccando la cifra di 603 milioni: qui è possibile una riduzione drastica a partire dall’importo delle indennità parlamentari, con i nuovi senatori già eletti per le istituzioni che rappresentano e già titolari di un’indennità a carico di queste. A parte una possibile e doverosa riduzione dei costi, dunque, sarebbe benefico, lo capisce chiunque, che le risorse pubbliche venissero finalmente impiegate per apportare un contributo significativo e qualificato al processo di elaborazione e decisione di politiche pubbliche d’interesse primario per le famiglie e per l’economia e non solo al fine di mantenere un’assurda duplicazione e sistemi stantii e opachi, come quello delle Conferenze fra Stato e autonomie.

Imboccare con decisione la strada di una vera riforma avrà l’effetto di una fortissima rilegittimazione della politica, darà speranza nel cambiamento radicale di cui gli italiani sentono la necessità ma che senza coraggio e coerenza sembrerà sempre più irraggiungibile”.

* articolo di Marco Filippeschi, l’Unità del 24 ottobre 2011

Alleghiamo inoltre l’intervista dell’unità a Graziano Delrio

 

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