Saitta: “L’abolizione delle Province non comporterebbe alcun risparmio. Oggi c’è solo demagogia e superficialità.”

26 settembre 2011 | Pubblicato in: News

Saitta: “L’abolizione delle Province non comporterebbe alcun risparmio. Oggi c’è solo demagogia e superficialità”Molti commentatori, anche quelli autorevoli, sono stati ingannati sul tema dell’abolizione delle Province. Non hanno approfondito ed hanno ripetuto per mesi che abolendo le Province ci sarebbe stato un risparmio di 12 miliardi di euro e si sarebbe contribuito in modo consistente al risanamento dei conti pubblici del Paese.

Niente di più falso.

E’ sufficiente leggere i dati del Ministero del Tesoro per sapere che 12 miliardi di euro è la spesa delle Province per esercitare in tutta Italia le proprie competenze: manutenzione di 125.000 km di strade, messa in sicurezza e costruzione di nuove arterie, gestione (manutenzione ordinaria e straordinaria, riscaldamento, luce, acqua) di oltre 5.000 edifici per la scuola media superiore utilizzati da 2 milioni e 500 mila studenti, gestione dei servizi di collocamento attraverso 854 centri per l’impiego, tutela delle risorse idriche, formazione professionale, programmazione gestione dei rifiuti e servizi idrici, trasporto pubblico locale.

E’ evidente che l’abolizione delle Province non comporterà il risparmio di 12 miliardi perché le funzioni che svolgono non possono essere cancellate, qualche altro ente dovrà esercitarle. I Comuni sicuramente no: è inimmaginabile che ogni Comune si occupi delle strade provinciali nel proprio territorio, decida in quale terreno accogliere i rifiuti della zona, realizzi un termovalorizzatore. Le funzioni delle Provincia sarebbero assegnate alle Regioni e si andrebbe a risparmiare soltanto il costo degli amministratori, attualmente pari a 113 milioni e ridotto nelle ultime manovre a 40 milioni (a proposito, la riduzione ha riguardato solo le Province: e gli altri Enti?).

Il trasferimento delle competenze provinciali alle Regioni comporterà un aumento dei costi di gestione. Innanzitutto i 60 mila dipendenti provinciali italiani sarebbero sicuramente inquadrati con il contratto regionale con un aumento dei costi di circa 600 milioni.

La gestione regionale sarà più economica di quella provinciale? Si può affermare che esiste una virtuosità regionale? Non credo.

Un dato: dieci anni fa la Provincia di Torino aveva 2.000 dipendenti ed ha ricevuto la delega di importanti competenze regionali. Oggi la Provincia di Torino esercita le stesse funzioni con 1700 dipendenti e riceve dalla Regione trasferimenti ridotti del 40%. Vuol dire che le esercita in modo più economico, mentre la Regione Piemonte oggi ha mantenuto gli stessi dipendenti di dieci anni fa e minori funzioni.

Per non parlare del centralismo regionale, sovente più forte di quello statale: le Province garantiscono un rapporto immediato con le amministrazioni comunali, anche quelle periferiche, con il mondo associativo economico e sociale che ha permesso di sperimentare forme di nuove relazioni tra settore pubblico e privato con effetti importanti sul sistema economico, ad esempio i patti territoriali.

Nelle scorse settimane ho incontrato molti ministri e tutti i segretari di partito: conti alla mano, tutti sanno che l’abolizione delle Province aumenterà i costi, ma ho avuto la netta sensazione di una classe dirigente nazionale in grande difficoltà sul piano politico e morale che vuole offrire demagogicamente in pasto all’opinione pubblica il tema delle Province sperando così di guadagnare tempo e salvarsi momentaneamente.

Non sostengo che le Province siano un’isola felice, hanno i limiti e i difetti di tutta l’amministrazione pubblica che richiede di essere velocemente riformata con un’operazione che riguardi tutti gli enti e le società create nei decenni per garantire il consenso: un esercito di 27000 nominati, fino a toccare l’organizzazione periferica dello Stato. Per fare questo però occorre razionalità e competenza, oggi vedo solo isteria politica e superficialità.

Antonio Saitta
Presidente della Provincia di Torino